Psicologia dell’azione criminosa.
1. Che cosa debba intendersi per azione criminosa.—2. Anomalie ed esquilibrio del carattere del delinquente.—3. Stato di esquilibrio psichico del delinquente nato: caratteri distintivi che accompagnano la sua azione criminosa.—4. La organizzazione psicofisica anomala del delinquente nato: le note culminanti psico-patologiche proprie della sua attività.—5. L’azione del delinquente folle; la pazzia a forma melanconica.—6. La manìa impulsiva; le ossessioni psichiche criminose.—7. Esame dell’Ercole furente di Euripide, esempio di manìa omicida accompagnata da allucinazione impulsiva; le emozioni ossessive con impulsioni di fobia.—8. L’azione criminosa dell’epilettico.—9. La epilessia larvata o equivalente epilettico.—10. Il delinquente per passione.—11. Psicologia dell’odio.—12. Psicologia della gelosia: Fedra e Medea.—13. L’azione criminosa del delinquente per passione: psicologia dell’ira.—14. Esame di Oreste, secondo Eschilo, Sofocle ed Euripide, quale esempio di delinquente per passione.—15. Il delinquente di occasione.
1.—Intendiamo per azione criminosa la sintesi degli atti che preparano, accompagnano e susseguono il delitto. L’opera esteriore, non che essere il compimento di ciò che entro siasi divisato, ne è la prova più appariscente; quella prova onde, con metodo induttivo, noi procediamo dalla constatazione del noto per arrivare a comprendere l’ignoto. È così che il rito giudiziario completa le prescrizioni della legge repressiva; poichè la imputabilità, avendo bisogno di individualizzarsi per partorire la responsabilità, non può far a meno di date prove di fatto raccolte e coordinate secondo norme logiche prestabilite e consecrate da apposite prescrizioni rituali.
Chi opera, esteriorizza il suo essere intrinseco; ondechè l’azione non è che la manifestazione di ciò che rimane occulto; di ciò che è la somma della vita psichica individuale, dagli elementi sensitivi, emotivi ed intellettivi, alla più completa formazione della coscienza, della intelligenza, della volontà. Il delitto, dunque, considerato obbiettivamente nella azione, non è mai un fatto fortuito, dipendente del tutto da accidentalità di tempo e di luogo; è l’indice della costituzione organica dell’agente, fisica e psichica: il suo fattore è sempre a ricercarsi, come bene si esprime il Garofalo, nella specialità dell’individuo, plasmato dalla natura in modo da essere delinquente[86].
Gli atti esecutivi si differenziano secondo il fine cui tendono; il fine rispecchia gl’interni propositi e completa la fisonomia morale del carattere individuale. La composizione di questo carattere, pel delinquente, perchè sia bene compresa, ci obbliga a rifarci alquanto indietro ed a ricordare parecchie anomalie psichiche le quali informano le modalità dell’azione, imprimendovi delle note interessantissime nello apprezzamento degli elementi di prova processuale.
2.—Il Marro scrive, che il carattere saliente della mente dei delinquenti è dato per lo più da una mancanza di riflessione, che, congiunta ad egual difetto di affettività, li dispone a forme più o meno gravi del delirio di persecuzione[87].—Questa anomalia di esquilibrio dipendente dal prevalere di morbosa sentimentalità sul contenuto ideale di associazione riflessa è causa di frequenti ossessioni congiunte ad instabilità di propositi e di atti; il che, a prima vista, sembra contraddittorio, ma è pur corrispondente al vero. I delinquenti, per chi ne abbia pratica, sono i vinti, più che della lotta per la vita, dell’invincibile potere di idee fisse o ricorrenti di persecuzioni immaginarie, che, prendendo corpo e rilievo per l’influsso deleterio di scompigliata fantasia, partecipano alla psiche il fondo di grande vulnerabilità, predisponendola ad atteggiarsi, senza difficoltà, secondo gli instabili eventi quotidiani. Dai facili trascorsi in famiglia, nella tenera età, al continuo cambiamento di occupazione e, in fine, al vagabondaggio, la esistenza di codesti disgraziati è alla mercè di perenne flusso e riflusso di forze antagoniste: la personalità si disgregherebbe più facilmente del consueto, se non fosse tenuta salda da idee fisse, da sentimenti giganteggianti, il cui esito è di ossessionare la mente, alterando il carattere di volta in volta che le impulsioni rendonsi più intense.
La incoerenza psichica è causa di imprevidenza sulla possibilità probatoria, di responsabilità, di atti che potevansi evitare o effettuare altrimenti. Chi guarda l’azione criminosa, partendo dall’atto compiuto, è soggetto ad ingannarsi se crede di dover seguire i dettami della comune logica, cioè se crede di scorgere il necessario legame causale tra i precedenti ed i concomitanti del delitto. Questo legame esiste, ma è l’effetto di processo mentale anomalo, perchè predisposto ed originato da fattori rappresentativi ed ideali di cui difficilmente ci è concesso, a posteriori, di riprodurre in noi la trama mentale.
L’eccessiva vanità dei delinquenti spiega come essi, con un’imprevidenza inconcepibile, escano a parlare dei proprî delitti prima e dopo d’averli compiuti, fornendo, così, l’arma più potente che abbia la giustizia per coglierli e condannarli (Lombroso). Il che, aggiungerei, è da manco di riflessione, perchè non si ha il potere di controllare quel che si dice o si opera: il campo visivo della mente è alterato da correnti di sentimentalità invadenti; l’io, staccandosi dalla normale vita di relazione con l’ambiente, si isola e troneggia in una sfera di fantasioso egoismo.
3.—Per procedere con più esattezza in quest’ultima parte del processo psicologico del delitto, esamineremo separatamente:
a) la psicologia dell’azione criminosa dei delinquenti nati, o con fondo di pazzia morale o di epilessia;