6.—La manìa impulsiva merita più seria considerazione. «Un modo di estrinsecarsi degli stati di degenerazione psichica estremamente importante dal punto di vista medico legale è rappresentato dal verificarsi di certi atti, i quali non hanno il loro movente in idee chiaramente definite nella coscienza,—il cui meccanismo non si svolge secondo lo schema dalla riflessione sulle svariate possibilità del volere, con una savia valutazione dei motivi e con la decisione in favore di ciò che appare il giusto,—ma nei quali l’idea, che muove all’azione, prima ancora di essersi affacciata ben netta e chiara alla soglia della coscienza, si trasforma in azione; o, per parlar in termini anche più generali, mai arriva a tale da esser ben apprezzata e valutata dalla coscienza. Ond’è che l’atto apparisce, tanto a chi lo compie come a chi lo osserva, addirittura senza motivo e perciò inconcepibile,—il modo nel quale esso vien compiuto ha in sè l’impronta dell’azione coatta, impulsiva, istintiva e sorprende anche l’individuo stesso che la compie. Essa apparisce come una necessità organica, la quale sorga su dal fondo incosciente dalla vii» psichica, paragonabile ad una convulsione nel campo psicomotorio»[94].
Accetto la teoria del Bianchi, che la ossessioni siano elementi psichici non eliminati: nelle menti male organizzate (ereditarietà morbosa o altre influenze degenerative) può accadere che il processo di ricambio psichico sia turbato, e che un componente psichico, destinato a passare transitoriamente per il campo della coscienza ed a cadere nell’incosciente, invece vi resti, e non possa venir eliminato: così come talvolta alcuni veleni fabbricati nell’organismo e sostanze introdotte dal di fuori non possono venire espulsi, rimangono e si accumulano nell’organismo[95].—Questa invasione eterogenea di prodotti psichici, con forma statica o di ossessione propriamente detta, e con forma dinamica o impulsiva (Féré) è accompagnata da emotività morbosa (Morel, Ballet, Seglas, Dallemagne, Pitras, Régis); nè dipende da fiacchezza di volontà (Magnan); nè va confusa con malattia della attenzione (Ribot).
Il fenomeno è essenzialmente di insorgenza e di predominio dinamico.
La mancata eliminazione di prodotti psichici avviene perchè le correnti ideative ed emotive sono ostacolate da qualche intoppo che loro impedisce il libero corso; e, come nella confluenza di correnti di acqua, se ad un punto esse incontransi senza sfogo e declivio, si verifica il gorgoglio, così nel flusso delle idee e dei sentimenti qualunque specie di arresto produce disturbo di funzionamento generale psichico. Da principio la invasione è limitata ad un punto solo del campo della coscienza, la quale, accorgendosene, mette in atto tutti gli sforzi, di cui dispone, per liberarsene: subito dopo, se resta impotente ad ottenere lo scopo, la visione mentale è ottenebrata e poscia circonfusa di colori abbaglianti; la volontà resiste tuttavia, ricorrendo al sussidio dei controstimoli ideativi ed emotivi; forse vi riuscirebbe, ma, per l’avvenuto disturbo funzionale, sopravvengono delle illusioni ed allucinazioni, le quali travolgono e trasformano completamente la natura dell’io cosciente.
7.—Una classica intuizione artistica della manìa omicida, accompagnata da allucinazione impulsiva, la troviamo nell’Ercole furente di Euripide. Ercole, dopo lunga assenza, ritorna in Tebe, ove era suo padre Anfitrione, sua moglie Megara ed i suoi figli. Tostochè giunge presso la sua casa, sa da Megara che Lico, il re di Tebe, avea deciso di sacrificare l’intera famiglia di lui, e già i figli intorno al capo aveano avvolte funeree corone ed attendevano il momento fatale. Egli entra in casa per venerare i domestici dei, deciso a far aspra vendetta su Lico. Costui giunge accompagnato dai suoi sergenti, e, nulla sapendo dell’inatteso ritorno di Ercole, penetra in casa per trarre a morte Megara ed i figli. Ma, abbattutosi in Ercole, è tosto ucciso. Però, per volere degli dei ed accompagnata da Iride, sopravviene l’Insania (ἡ Λύττα), detta vergine figlia della fosca notte, nata del nobile sangue di Urano, ed inviata per castigare il misero Ercole. Un nunzio, sbigottito, racconta che Ercole, dopo la uccisione di Lico, apprestava un sacrificio innanzi all’ara di Giove: erano accolti i suoi figli con l’avo e con la madre, e già portato era in giro all’altare il canestro ed elevavansi sacre preci:
Ma ecco, allor che con la destra il tizzo
Tôrre, e nella lustrale acqua tuffarlo
Dovea d’Alcmena il figlio, immoto stette,
E tacito. In quell’atto lungamente
Si rimase e teneano i figli in lui
Fisso il guardo. Più desso egli non era.
La idea o l’ossessione omicida invade repentinamente l’animo con la scintilla di una sensazione o di un pensiero improvviso; indi—in un terreno predisposto per degenerazione personale o ereditaria—va poi divampando e preoccupando l’attività mentale dell’ammalato e può assumere e presentare tutti i diversi gradi di intensità dell’ossessione morbosa, vincibile od invincibile (Ferri).—Dapprima è un arresto improvviso dei movimenti intercerebrali; un rapido restringersi, con senso di angoscia, del campo della coscienza; l’oscillamento della percezione della realtà; lo sforzo di rendersi conto di ciò che si ha consapevolezza che avvenga: poscia, perdutosi l’equilibrio o il centro dei moti ideativi ed affettivi, gli occhi, la fisonomia, la mimica presentano i segni evidenti del delirio invadente.
Gli occhi stravolti roteggiava intorno,
Le sanguigne radici in fuor spingendone;
E una schiuma stillava dalla bocca
Giù sul mento barbuto.
Completatosi l’accesso, comincia l’allucinazione: l’ammalato dimentica il luogo ov’è, le persone ond’è circondato. Tra le idee ricorrenti, con turbinìo di sangue e di vendetta, una gli si fissa nella mente, con insistenza, l’idea di dar morte ad Euristeo, altro suo nemico. E l’uomo che, pochi istanti prima, avea con calma e freddo discernimento disegnato il come ed il perchè di sue future imprese; inebbriato, pel sopravvenuto delirio, dall’insania di odio irresistibile, è spinto, anzi trascinato a quell’azione che gli si riproduce in modo fantastico, con fondo tenebroso, con contorni foschi, ed alla quale egli già crede di prender parte con la veemenza di chi è di fronte all’aborrito nemico.