Oreste:

Oh sire Apollo!

Cresce la turba; affollansi; e dagli occhi
Stillano sangue che mette ribrezzo.
Fa’ cor; d’Apollo ti avvicina all’ara:
Ei ti sciorrà da questi mali.

Oreste:

Voi

Non le vedete: io si le veggo; e sento,
Sento incalzarmi, e più restar non posso!

Sofocle[105] rappresenta Oreste alquanto più calmo: in lui l’odio, essendosi sistemato, ha minori parvenze di impeto: Elettra è più feroce. Mentre Oreste pugnala la madre, e questa chiede da lui pietà, la figlia la schernisce; e quando la misera grida: ahi! son ferita!—ella incita l’uccisore dicendo: ancor, se puoi, ferisci!

Per Euripide[106] la strage si consuma con preordinazione di tempo e di luogo e con scelta di mezzi. Clitennestra è tratta, con inganno, in casa di Elettra data in isposa ad un contadino; Egisto accoglie Oreste e Pilade con l’affabilità dovuta a due ospiti, li invita a prender parte ad un sacrificio. È ucciso prima lui e poscia sua moglie. Anche qui Oreste tituba all’idea di mettere a morte la madre; ma Elettra ve lo incita. Commesso il delitto, essi son presi da turbamento e da rimorsi: veggono il precipizio sotto i loro piedi, e si sforzano di destare pietà: Oreste, però, osserva:

Or la tua mente, or l’animo
Tuo si rivolge, come l’aura spira.
Pia di sensi or tu sei, pia di pensieri:
E tal dianzi non eri,
Quando, o sorella, a dira
Opra il fratel, che non volea, spingesti.
Visto hai come le vesti
Via strappando la misera,
Nudo mostrommi agonizzando il seno...
Ahi ahi, me lasso!... e le ginocchia al suolo
Mettea, misera! ed io mi venia meno
Di pietade e di duolo!