Con più naturalezza di concezione, Euripide in altra tragedia, l’Oreste, rappresenta gli effetti del delitto. Oreste, agitato da insano furore, cade in istato di estremo esaurimento, ha il volto squallido, irto il crine, e giace di continuo disteso in letto. Egli è di tratto in tratto assalito da accessi di allucinazioni: Elettra, che, pel rimorso, vede la parte migliore di sua vita trascorrere in gemiti e lamenti, consumata in insonni e lacrimose notti, lo assiste, lo conforta; ma ben si avvede trattarsi di impeti insani; ed il Coro parla di manìa furente, e Menelao vuol sapere il momento in cui questa la prima volta ebbe a prorompere.
Tostochè sopraggiunge il pericolo di essere sopraffatto dagli Argivi, ei riacquista le forze, riprende l’usato furore ed affronta imperterrito l’ira dei nemici, addossando morte a morte, come Menelao si esprime; nè, com’egli medesimo dice, mostrandosi giammai stanco di uccidere ree donne. Aumentandosi il pericolo, la passione infierisce e si converte in impulso di distruzione: egli è pronto ad incendiare la reggia ed a svenare tra le fiamme altra vittima (Ermione) alla presenza del padre: costui, Menelao, implora pietà, ma l’altro è fermo e impone ad Elettra di accender le fiamme in basso, e a Pilade di metter fuoco agli alti palchi. Il reo proposito sarebbe stato messo in atto se opportunamente non fosse comparso Apollo a calmare l’animo tempestoso di Oreste ed a porre fine alla triste istoria di violenze e di delitti.
Ed è così che la Grecia, coll’armonico accordo di facoltà e di atti, di arte e di vita pratica, di entusiasmo pel bello e di sacrificio eroico pel trionfo del bene (il che Socrate, a riguardo della didattica, esprimeva con la parola musica), personificò il tipo del delinquente per passione contornato da soggetti a lui affini e materiato in forma d’arte a cui la scienza invidia tuttavia la perfetta interpetrazione della verità e dei particolari.
15.—Completeremo l’assunto di trattare la psicologia dell’azione criminosa, scrivendo del delinquente di occasione.
Il Lombroso, ammettendo l’esistenza del reo d’occasione, ritiene che esso non offre un tipo omogeneo come potrebbe offrirlo il reo-nato od il reo per passione; ma esso è costituito da molti gruppi disparati, e sopratutto dai pseudo-criminali, indi dai criminaloidi propriamente detti[107]. Il Ferri, poi, osserva che delle due condizioni, onde si determina psicologicamente il delitto, insensibilità morale ed imprevidenza, a questa risale in prevalenza il delitto d’occasione, a quella invece la delinquenza congenita ed abituale; perchè, mentre nel delinquente nato è sopratutto la mancanza di senso morale che non rattiene dal delitto, nel delinquente d’occasione, invece, questo senso morale esiste ed è assai meno ottuso, e soltanto, non aiutato da una vivace previsione delle conseguenze del delitto, cede all’impulso esterno, senza del quale era e sarebbe stato sufficiente a mantenere la via diritta[108]. Io credo che le osservazioni qui riferite, pur mostrando di contenere, in apparenza, qualche importanza, non spiegano punto la genesi psicologica del delitto di occasione. La previsione più o meno degli effetti del proprio operato, o dell’azione di incentivi a cui ci troviamo esposti, non ci induce a discernere il perchè, in pratica, di tanti uomini imprevidenti, che tuttodì dànno fondo alle loro fortune economiche ed incorrono in errori deplorevoli; ma che pure, messi a contatto con moventi criminosi, sanno opporre più energica resistenza.
Il delitto di occasione ha per genesi psicologica una energia criminosa rimasta, per manco di organizzazione, in istato latente, nè con grado di sviluppo tale da suscitare singole tendenze distinte. Vi è, dunque, il germe del delitto; manca la disposizione del terreno in cui si fecondi e cresca. Ecco perchè nei delinquenti di occasione non vi sono tipi spiccati, ed il Lombroso ha dovuto ricercarli tra gruppi disparati e sopratutto tra’ pseudo-criminali.—La vita di relazione, col mondo esterno e con i simili, è tutta un complesso di incentivi che, in date favorevoli contingenze, ci spingono ad infrangere i dettami dell’etica e le sanzioni della legge: quando l’equilibrio psichico è ben rafforzato ed è reso stabile, il potere dell’incentivo o passa inavvertito o è facilmente vinto; se l’equilibrio è instabile ed incerto, a causa di contrastanti energie opposte, le propizie occasioni possono produrre delitti di cui noi medesimi non avremmo mai creduto di esser capaci.
CAPO XI.
Psicologia degli aggregati criminosi.