Contingenze favorevoli predispongono l’ambiente ad accogliere e far germogliare il microbo del delitto associato. Capita in una città, in una regione, per motivo di occupazioni familiari, un individuo rotto al vizio, proclive al mal fare. Fungendo da nucleolo germinativo del male, egli comincia col circondarsi di persone che posseggano qualità simili alle sue; più spesso di giovani, dall’indole più espansiva, dalla mente meglio accensibile ed inclinevole ad esser vinta dal miraggio della imitazione. La fantasia dei neofiti è colpita dall’attrattiva del mistero; gli animi sono sollecitati dalla speranza di conquistare, senza grandi sacrificî e duri sforzi, un posto di rispetto, di prestigio tra’ compagni; le virtù dei capi, esaltate da cointeressati, esercitano il fascino delle leggende: poco a poco, per la confluenza di elementi estranei, si forma uno speciale consorzio, che, dapprima ristretto a pochi, poscia in più larga sfera, stringe gli affiliati in piccolo mondo e lusinga ed attira gli altri a farvi parte, blandendone le volontà con la promessa di dolci premi, rafforzando il desiderio e le innate tendenze con l’agevolare il loro potere di espansività e renderne più facile lo sperato intento. L’obbligo del secreto, la obbedienza passiva, la ignoranza del perchè di ordini o di comandate azioni; eppoi, il racconto, susurrato appreso di straforo, di imprese, di avventure strane passionali di compagni, che cominciano a mettersi in evidenza; il piacere di sorprendere la buona fede altrui, di violentarne il dominio, di credersi fuori l’imperio della legge, anzi di ridersi del prestigio dei suoi funzionanti, sono tanti incentivi a che l’associazione del delitto prenda consistenza, metta salde radici, si espanda, si imponga.
Le energie latenti e malefiche dei consociati si sviluppano: col vincere la resistenza opposta dai controstimoli etici, sociali e giuridici, si raffermano, e, da principio incerte di sè, finiscono con l’assicurare il loro potere; finchè, cogliendo le occasioni, producono i primi frutti in azioni o disordinate o viziose o delittuose. I vincoli interposti tra individui tratti al male, meglio che da chiari propositi, per opera suggestiva di comunione ed uniformità di tendenze, trascorso alcun tempo, si rendono più stretti e più saldi; n’è motivo principale la coscienza del comune interesse, la reciproca fiducia negli intenti formanti lo scopo o gli scopi di un’unione animata e sorretta da qualche bene o dal cumulo di beni posti a base del novello aggregato.
11.—Due coefficienti principali vanno ricordati nelle associazioni ad organismi composti di persone strette, con lento processo, da fini criminosi effettuabili per ordini ed obbedienza gerarchica; la forma e l’esplicamento delle emozioni, ed il complesso dei principî etici qualificanti le azioni.
Chi ha studiato qualcuna delle vaste associazioni criminose, le quali, com’è quella della Mala vita e della Camorra, fioriscono in grandi centri industriosi e commerciali, di leggieri avrà potuto osservare come tra gli associati si stabiliscano correnti morbose passionali, che accecano e trascinano al delitto per motivo di jattanza, meglio che per intenti di serio interesse ed utilità: la vendetta, lo spirito di rivincita, di sopraffazione simulata sotto le parvenze di giusta reazione, sono ragioni poco attendibili per spiegarci il perchè logico di atti dei quali la vera causa è nel travolgimento del senso di civiltà, nell’abitudine contratta ad esser dominati da basse passioni, che estinguono l’idea di dovere, di previdenza, di rispetto dei simili. Nella scala della decadenza morale dell’uomo, l’ultimo gradino è contrassegnato dall’assenza completa di sentimenti di ordine o di premura del proprio benessere d’accordo con le leggi protettrici del benessere altrui: il vincolo di sociabilità, di solidarietà è spezzato, e l’individuo, raccogliendo gli sforzi nel conato supremo dell’egoismo, si inabissa nella perdizione!
L’abitudine a miscredere alla forza della morale e della legge, l’abbiettezza contratta in consorzio privo di risorse della personale dignità, l’abbandono cieco passivo alla volontà altrui, imposta con la idea di superiorità gerarchica, finiscono col disseccare nell’animo di delinquenti associati la fonte o di rimorso o di resipiscenza, ingenerando lo stato di supina incoscienza, indice di completa dissoluzione morale. Salvo i capi, la massa dei seguaci è poco differenziata, materia amorfa, irreducibile: il delitto si desidera, si compie più istintivamente o per jattanza, che suggerito da necessità o sufficiente motivo; ed è così che l’aggregato di coteste associazioni, formate con processo lento e per effetto di energie latenti sistemate, non presenta al sociologo od al magistrato verun piano certo di prove o di argomenti onde concludere alla imputabilità di tutti o di parte dei prevenuti, ed abilitarci a misurare il grado della responsabilità di ciascuno.
12.—Nella folla, agglomerata e trascinata da subitaneo motivo passionale, evvi un’anima collettiva che vibra e s’impone: non così nelle associazioni criminose, di che discorriamo. Mancando l’unità assoluta d’intenti, e frazionandosi le volontà individuali in atti criminosi isolati e sol tra loro congiunti da uniformità di tendenze, le energie si armonizzano in serie poco compatte, tenute strette dalla forza suggestiva del potere intransigente ed assoluto nell’ordine della gerarchia. La lealtà, la onorabilità, ostentate ad ogni momento, opportunamente o inopportunamente, sono tra gli associati i facili pretesti per coonestare atti turpi, disonorevoli anche per chi della parola onore si serve come scudo di difesa contro i giusti richiami dell’intima coscienza, dei mòniti della morale, delle minacce della legge. Lo spirito abituale di simili disgraziati, diffuso su tutte le operazioni buone o riprovevoli della loro esistenza, è quello di un pessimismo reso leggiero e mutabile per indifferentismo di carattere causato da assenza di sensibilità, di solito fisica, ordinariamente morale. Simulatori e dissimulatori, non è raro il caso che difensori e magistrati sien presi per essi da sentimento di sincera pietà, attenuando le loro colpe con argomenti i quali o nascono dal dubbio sulla prova di responsabilità, o dal convincimento trattarsi di disgraziati, invece che di delinquenti.
Per disilludersi, basterà—a processo finito—informarsi della impressione prodotta sui loro animi dalla mitezza di condanna o dall’assoluzione: il ghigno ributtante, lo scherno cinico accompagna la sentenza del magistrato!—Ricordo d’un famoso capo d’associazione della mala vita, condannato a lieve pena per scatto di arma in rissa, assoluto da altri reati: in un’ora circa di colloquio, il giorno seguente al dibattimento, rideva, rideva sgangheratamente, asserendo che la magistratura dovesse riformarsi per mandare a casa (sue parole) uomini inetti come quel signor presidente, il quale si era fatto gabbare dal suo contegno e dalle sue profferte di innocenza!..... E dire che, in udienza, il furbo avea sì ben simulato tutto ciò che anch’io, e con me il pubblico, mi convinsi della schiettezza e verità di quanto asseriva!...