Ritenuto, che il grado di probabilità degli avvenimenti percepibili sia in ragione degli argomenti concorrenti ad aumentare in noi la possibilità dello stato di certezza, si conclude che quanto più cotesti argomenti poggino su nozioni inconcusse di principî e di leggi affatto naturali, altrettanto debbono influire a fermare in noi il convincimento logico di certezza degli avvenimenti.

Nei dati statistici criminosi il calcolo di probabilità deve, innanzitutto, fondarsi sulla conoscenza delle leggi psicologiche, individuali e collettive, del processo evolutivo e dissolutivo dell’evento del delitto; la quale conoscenza ci agevolerà il lavoro di rilevazione dei dati e ci faculterà alla migliore scelta comparativa degli stessi. Nè basta: la probabilità deve estendersi tra due limiti estremi di conoscenza; il primo, soggettivo, consistente nella nozione sintetica delle leggi proprie della energia criminosa; il secondo, obbiettivo, consistente nelle prescrizioni della legge penale, racchiudenti la semplificazione delle differenti specie di delitti. Ma, perchè si ottemperi a tutto ciò, la statistica criminale, invece che attenersi alla legge o, meglio, ai mezzi dei grandi numeri, deve aver cura di compiere le sue osservazioni sul cumulo dei casi studiati con i lumi o con i criterî desunti dalle leggi della psicologia criminale. L’aumento o la diminuzione per questo o quel motivo sociale è scevro di valore scientifico, se non si conosca l’azione dinamica del motivo sulla genesi e la organizzazione vitale e permanente del delitto nell’ambiente sociale o storico. È desiderabile, quindi, tra i mezzi pratici usati dalla statistica, di aggiungere un giudizio definitivo o sintetico del perchè del delitto e del come siasi venuto producendo nel prevenuto: acciò, raccogliendo dopo un periodo di tempo tutti cotesti giudizî, si abbia la cognizione della equivalenza psichica e sociale dei fattori dinamici del delitto, e si scovrano le leggi onde la energia criminosa permane organicamente vitale attraverso le forme sociali e storiche.

9.—È da aggiungere, oltre a ciò, che, nella pratica, le norme della psicologia criminale generale riuscirebbero insufficienti ad illuminare il lavoro statistico: la relatività abbastanza nota del modo onde, in luoghi assegnati, il delitto funziona, ci apprende che, per ottenere risultati statistici probabilmente esatti, occorra conoscere, in precedenza e bene, la psicologia criminale etnografica della regione sulla quale cadono le nostre ricerche.

È qui opportuno ricordare due osservazioni del Quetelet: la prima, che le piante e gli animali sembrano, come i mondi, obbedire alle leggi immutabili della natura, e queste leggi si verificherebbero senza dubbio colla stessa regolarità per gli uni e per gli altri, senza l’intervenzione dell’uomo, il quale esercita sopra sè stesso e sopra tutto ciò che lo circonda una vera azione perturbatrice, la cui intensità pare svolgersi in ragione della sua intelligenza, ed i cui effetti sono tali, che la società potrebbe non rassomigliarsi più in due epoche diverse[125];—la seconda osservazione è, che l’uomo, in società, sia l’analogo dei centri di gravità dei corpi; esso è la media intorno a cui oscillano gli elementi sociali; sarà, se vuolsi, un essere fittizio pel quale le cose tutte accadranno in conformità dei risultati medî ottenuti per la società[126].

L’uomo è forza perturbatrice dell’imprescindibile funzionamento delle leggi di natura, ed è altresì il centro di gravità dei fenomeni sociali. Dunque il primo e principale còmpito della psicologia criminale etnografica è di esaminare la genesi e lo svolgimento del processo di perturbazione della energia criminosa considerata centro di gravità di elementi sociali omogenei in data località. Il detto còmpito è complesso e si risolve negli infrascritti doveri: a) esatta descrizione della regione scelta ad esaminare; rilievo di tutti i dati fisici che hanno relazione col fenomeno del delitto; b) rassegna dei costumi, delle credenze, dei pregiudizî, che influir possono a generare e ad aggravare i moventi criminosi; c) rilevazione delle principali note antropometriche in massa secondo la età, il sesso, le condizioni sociali ed economiche; d) apprezzamento delle qualità anomale ed atipiche, ereditarie o transitorie.

Dopo coteste notizie di fatto, si ha l’obbligo, servendosi di nozioni psicologiche, di attendere a considerazioni, affatto soggettive, sulle persone, con l’assodare il grado medio di sensibilità generale, di coltura, di proclività a credenze etiche, a principî di progresso, ad abiti di civiltà. L’ultima specie di considerazione mette capo al dettame spenceriano, che la morale non sia che adattamento alle buone abitudini, e deve reputarsi il concetto sintetico delle qualità psichiche individuali e collettive, poichè quanto appartiene alle nostre facoltà affettive e volitive presuppone il fondamento della sensibilità e della intelligenza.

Compiuto il lavoro di analisi, si passerà a fissare, con ordine regolato da vedute scientifiche, le specie di tendenze criminose locali, compartendo la serie dei delitti in categorie generali; ad esempio: a) delitti contro la persona (fisica e morale); b) delitti contro la proprietà (semplici o aggravati); c) delitti appartenenti alla vita morale e fisica di relazione (violazioni della fede pubblica e privata, della libertà, del buon costume, ecc.).

Estimandosi le tendenze criminose, si avrà cura di rammentare quel che si debba alla costituzione organica e psichica, alla tradizione di credenze, usi e pregiudizî, alle peculiari anomalie e, segnatamente, alle più abituali passioni pel giuoco, per l’alcool, e via dicendo.

Lo statista—volendo, in ultimo, tirare delle leggi di stato, della criminalità, o di sviluppo—si avvedrà, che gli elementi numerici sono, in concreto, l’indice, oscillante ma indicativo, della genesi ed evoluzione della vita del delitto nelle tre fasi, individuale, sociale e storica. Adempiendo a questo intento, egli appresterà alla nostra disciplina il sussidio numerico del calcolo, ossia avvalorerà le sue leggi con dati probabili sì, ma che rendono meno astratte e più reali le nostre conoscenze.