Non disputiamo, chè non sarebbe il luogo, se il principio di causalità derivi dall’osservazione puramente sensibile della costante vicissitudine delle cose (Locke): ovvero se non sia che semplice rapporto di successione da noi riguardato costante in virtù del ricordo e dell’associazione delle idee (Hume); o se appartenga alla interna potenza degli atti di coscienza, ossia alla volontà (Maine de Biran); o se, lungi dall’essere un prodotto empirico, sia uno degli elementi constitutivi, uno dei principî della nostra facoltà di conoscere, una delle categorie (Kant): per noi, com’è detto, nel principio di causalità deve entrare un elemento sensibile, la successione, ed un elemento soggettivo sorto dalla certezza sperimentale intorno alla conservazione della energia attraverso le trasformazioni dei fenomeni; il che importa che questa conservazione, a condizioni date, produce costantemente dati effetti, e che l’elemento soggettivo o rapporto causale tra le cose sia necessario.

3.—Nella parola imputabilità, generalmente, non si suol vedere che il significato giuridico, quantunque questo significato abbia per presupposto il senso logico di relazione di causa e di effetto. L’agente, si dice, fu causa del maleficio; dunque egli deve esserne imputato. Chi, peraltro, spinga innanzi l’esame, vedrà che il nesso causale suppone, alla sua volta, il concetto di necessità, il quale racchiude due termini, l’uno logico e soggettivo, e l’altro obbiettivo. Il termine logico si converte nel noto principio di contraddizione, che ciò che è non può non essere; il termine obbiettivo si identifica nella legge universale della conservazione della forza e della materia, ossia nella legge della sostanza, secondo la teoria di Haeckel. Laonde nella imputabilità conviene distinguere: a) un concetto fondamentale dinamico, che si converte nell’equivalente reale dell’energia criminosa; b) un concetto logico, di necessità di causa e di effetto; c) un concetto giuridico, di sanzione legale, che attribuisce all’autore del fatto punibile la responsabilità delle conseguenze.

La psicologia criminale, occupandosi della genesi dell’imputabilità, ha l’obbligo di far principio dall’elemento fondamentale dinamico, dal quale, pel processo evolutivo, i coefficienti psicofisici mano mano si determinano, a cominciare dalla efficacia del motivo infino agli atti della volizione e dell’azione.

I seguaci della scuola antropologica o, in genere, dell’indirizzo positivo del diritto penale, ritengono che la repressione del reato sia coonestata dal dovere di difesa sociale; ma donde il dovere di difesa se non dalla necessità naturale di ristabilire quell’equilibrio di energie collettive turbato dall’azione anomala del delinquente? Il delitto disintegra o tende a disintegrare l’aggregato; la legge repressiva si sforza di reintegrarlo. Ciò—nel ritmo della vita sociale—non è che contrasto od antagonismo di forze con tendenza all’effettuazione di equilibrio definitivo. La energia criminosa, ritraendo della genesi di stato psicofisico di esquilibrio, rompe l’armonia funzionale dell’organismo collettivo: la legge, prevedendo i tristi effetti, è sollecita di apprestare il rimedio; il che si converte in minaccia di pena contro l’autore del fatto, ossia in sanzione legale di quella imputabilità che ha la origine naturale e logica nella esplicazione della energia criminosa.

4.—Le esposte idee ci richiamano a meditare su due problemi, che sono base della imputabilità; il problema etico dei principî direttivi dell’umana condotta, ed il problema del determinismo giuridico.

Bandito dalla scienza positiva l’indirizzo dualistico, ed accettata la concezione monistica unitaria, anche la scienza della morale, informata al principio di relatività, si è liberata dalle astrazioni trascendentali metafisiche, restringendosi alla constatazione dei rapporti esigibili tra i componenti l’umano consorzio. «Spetta al secolo xix—scrive il Morselli—il vanto di avere concepita e formata una morale empirica o scientifica, indipendente, utilitaria, trasformistica, sociologica, ossia naturale ed umana nel vero significato dei termini. Empirica, perchè trae i suoi principî unicamente dalla esperienza, al pari d’ogni altra disciplina scientifica; indipendente, perchè si è liberata dal giogo che le avevano imposto le religioni ed ha acquistata piena autonomia; utilitaria, perchè prende di mira unicamente il bene che è poi l’utile collettivo, e a questo dirige e prescrive la condotta dell’individuo, non senza dimenticare il vantaggio dello svolgimento delle attività individuali; trasformistica, perchè si risolve in uno sviluppo di sentimenti che non mancano nell’animalità inferiore e portano nell’uomo soltanto la impronta di essere resi coscienti a causa del loro rappresentarsi all’intelletto; infine, psico-sociologica, perchè desume l’esistenza del senso etico dall’analisi degli elementi costitutivi della natura umana, così nell’individuo come nella specie e razza»[130].

5.—Non più, quindi, l’idea del bene, del dovere, della responsabilità morale, alla dipendenza da concezioni trascendentali di ordine o religioso o metafisico; ma insita alla natura umana, alla immanenza dei fattori naturali di cui questa è il risultato; non difforme dalla produzione di fenomeni causati dalle leggi della dinamica universale. La necessità effettuale non è la fatalità delle umane azioni, chè queste non sono preordinate da entità estranea al corso spontaneo delle cose, ma obbediscono al processo evolutivo di permanenza delle energie attraverso le successive forme esteriori. Niuno dubitò che i fenomeni fisici e chimici fossero il risultato di leggi che, a condizioni uguali, dessero luogo ad identici effetti: Claudio Bernard dimostrò, che ciò dovesse eziandio ritenersi pel determinismo organico o determinismo vitale, proclamando, che conoscere il numero e l’ufficio di tutte le funzioni organiche, tale è il punto di partenza del determinismo, ed il suo punto di arrivo è che l’armonia la più rigorosa sia anche la legge delle cose della vita: perchè non dovrebbe il medesimo principio spiegarci i fenomeni psichici, che degli organici hanno la identica origine dinamica?—Quest’ultima verità sperimentale contiene e riassume la dottrina da noi fin qui svolta intorno all’evento psichico del delitto; ed abbiamo voluto esplicitamente enunciarla, perchè essa modifica di molto quanto già ritenemmo e propugnammo altrove circa il fondamento etico della imputabilità[131].

6.—Alla dottrina della imputabilità appartiene la teorica del dolo e della colpa. Ne parleremo nei limiti richiesti dal nostro assunto esclusivamente psicologico; ciò che faremo riferendo quello che scrivemmo parecchi anni or sono, e che, meno per alcuni concetti ed opinioni meglio svolti e corretti, resta tuttavia, in chiara sintesi, a delineare la teorica dinamica ampiamente esplicata in questo libro.