Parlando delle passioni in genere, notammo il tipo del delinquente impulsivo o d’impeto: per completare l’assunto, dobbiamo occuparci di talune forme anomale di sensibilità ricorrenti sì spesso in delitti che diconsi occasionati da precedente provocazione.

Parleremo, in primo luogo, delle illusioni e delle allucinazioni.—Non è raro il caso di assistere all’interrogatorio d’un imputato, il quale chieda al giudice la scusa di provocazione per fatti che la vittima nega e che nessun testimone ebbe agio di poter constatare. Se il chiesto beneficio non sia vano pretesto suggerito dall’astuzia o dall’interesse di ottenere una diminuzione di pena, potrebbe esser coonestato, in congrui casi, dalla ipotesi di illusione o di allucinazione. L’illusione è apparenza ingannatrice, errore dei sensi: essa potrebbe definirsi l’alterata percezione d’un obbietto al quale si attribuiscono, per disturbo associativo o disordine funzionale dei sensi, qualità apparenti non rispondenti al vero e che siano il prodotto di ricordi mal tra loro organizzati, vivificati dalla immaginazione.

È legge generale della percezione, che, mentre una parte di ciò che noi percepiamo viene dagli oggetti che ci stanno dinanzi, attraverso i nostri organi di senso, un’altra parte, ed è possibile sia la parte maggiore, proviene sempre (secondo la frase di Lazarus) dal nostro proprio cervello (James).

Il materiale della esperienza e della coltura permane nei centri cerebrali con nesso logico di ricordi e di immagini organizzati insieme dall’unità funzionale dell’equilibrio psichico. Mettendosi gli organi di sensi in relazione col mondo esterno, noi apprendiamo gli oggetti con la esattezza rispondente, non che alla realtà obbiettiva, benanche alla verità soggettiva: rispecchiarne in noi il mondo esterno con visione non ingannatrice, e possiamo, con certezza di convincimento, dar giudizio sulla esistenza ed importanza di nozioni acquistate. Ma talora i ricordi, le immagini sono frammentarî; i nessi logici tra le idee sono deboli ed instabili, e sulla estensione della coscienza i pensieri fluttuano con correnti indeterminate, senza che tra esse l’attenzione abbia sufficiente forza per arrestarne il corso tumultuoso. È possibile, allora, che qualche ricordo sensorio-ideale prenda, di botto, il sopravento, stimolato da sensazione di oggetto esterno, ravvivato da interna impulsione, e che la coscienza, come sorpresa, si arresti nel suo oscillare: ne seguirà che all’occhio della mente si prospetti una visione che non è conforme a realtà, ma che pure s’impossessa di noi con tal forza da farcene risentire gli effetti fin nel fondo dell’animo. Crediamo di vedere quel che non è; e, ciò che maggiormente preme, l’inganno proietta, nella trama cerebrale, la sua influenza deleteria fino a travolgere il precedente ritmo psichico ed imprimere ai nostri atti inattesa direzione.

Il fenomeno è molto più facile che avvenga tra idee emotive, appunto perchè le illusioni, fisiologiche o patologiche, si germinano in ambiente psichico preparato da antecedenti impulsioni rimaste abortite, da sentimenti repressi o soffocati, da sensazioni piacevoli o dolorose non completamente dileguate, da vivaci tendenze mal represse.

Io so di un marito geloso, che giurava di aver scorto sulla guancia della moglie la impronta di un bacio a lei dato dal suo amante; di un altro marito che, osservando gli occhi di un figlio neonato, giurava che fossero celesti e somiglianti a quelli del sospettato drudo della moglie; mentre, senza dubbio, eran neri. So di un imputato che vide l’avversario in atto di slanciarsi contro di lui armata mano, mentre questi non si mosse dal posto ed aveva solo il pugno stretto pel risentimento di ingiurie contro lui pronunziate; di un altro imputato il quale diceva di aver visto nelle mani della moglie il ritratto dell’amante, di averlo proprio riconosciuto, mentre trattavasi, e fu dimostrato ad evidenza, di immagine di un santo!

Riguardo ai motivi provocatori, vi sono illusioni meno considerevoli dal lato patologico di serî disturbi sensoriali, ma, peraltro, vieppiù importanti dal lato psicologico. Intendo parlare delle percezioni alterate per interne disposizioni di animo, massime provenienti da tonalità sentimentale o depressa o troppo eccitata; da qualche idea dominante nel processo associativo; da transitoria intermittenza di poteri riflessivi.

L’oggetto, o l’atto percepito, atteggia e riverbera il modo di sentire e di pensare: senza accorgerci dell’errore, ne restiamo impressionati. Un avversario avrà sorriso con aria indifferente? Noi vi scorgiamo il sogghigno dello scherno e ce ne adontiamo. Altri avrà pronunziato parole di consigli? Noi vi leggiamo, dal tono della voce e dal gesto, la intenzione di disistima e di offesa.

Usualmente diciamo esser questi ingannevoli errori: ma, chi ben guardi, si avvedrà che il difetto non è nell’intelletto, sibbene nei sensi; e che l’erroneo giudizio è dipendente da una illusione.