Il descritto esempio è tra i tanti di dolori intensi per motivi intimi; ma altri vi sono, che si convertono in cause di delitti e si scusano, oltre che dalla legge, per comune sentimento di pietà, di compatimento dei tristi destini inseparabili dalla misera vita umana.

La emozione comune agli stati, alternanti o continui dell’intenso dolore, è la tristezza, il cui tratto caratteristico fisiologico e della fisonomia è l’azione paralizzante ch’ella esercita sui muscoli volontarî (Lange).

Ella o è negativa o positiva: nella prima forma invade e riempie di sè l’animo, abbattendolo e privandolo fin della speranza di rimedio; l’energia personale si abbassa al disotto del livello di reazione istintiva; è disseccata la fonte del desiderio, del volere; è ottenebrato l’orizzonte del pensiero; annichilito lo spirito, chiusa la via alla speranza; prostrata benanco la forza di protestare o di chieder l’altrui compianto. L’uomo è distrutto, poichè a lui venne meno ogni puntello all’esistenza, ed è noto a tutti, che la vita è sorretta da illusioni, da fede, da ideali; guai a chi se ne spogli e crea a sè d’intorno il vuoto; misero chi, per disavventura, siasi ridotto in condizione cotanto abbietta!

Ma la tristezza può essere attiva (seconda forma); quel che, di solito, incontra nel secondo stadio di forte dolore morale. L’uomo comincia, poco a poco, col riattivare i motivi d’interesse alla vita; con sforzi di autosuggestione ricupera la fede in sè, e negli altri; l’orizzonte del pensiero si spiana, il volere è pronto, impaziente d’indugi. Molti—osservatori poco accorti—facilmente scambiano questo stadio, dirò così, accomodativo dell’intimo dolore d’un’offesa, con la calma generata dal convincimento e dall’assuefazione, nella vittima, di deporre il risentimento e sopportare, anche in avvenire, con rassegnazione l’onta patita o direttamente o indirettamente. La calma apparente può nascondere, al disotto, il furore tempestoso dell’anima di Otello, ovvero la riflessione cupa, inflessibile, aspettante l’opportunità della vendetta, siccome in Amleto; ma il dolore continua a dominare, e, quando altri meno sel creda, irrompe furente alla vendetta, con meraviglia di chi credette, per l’apparente calma, quetata la tempesta, la quale, all’incontro, tenendosi nascosta nel fondo dell’animo, avea bisogno di nuovo soffio di vento per scoppiare e travolgere ogni cosa!

II.

Legittima difesa e stato di necessità.

1. Carattere di legittimità o di giustizia, di necessità e di attualità nella discriminante della legittima difesa.—2. Stadio fisio-psicologico del meccanismo della difesa dell’uomo: coefficienti fisici, intellettivi e morali.—3. Valutazione del timore qual fondamento naturale della legalità dell’offesa.—4. Psicologia del timore; esquilibrio psichico; coefficienti secondarî della necessità di difesa.—5. Sistema seguito dal nostro Codice.—6. Delimitazione della legittima difesa.—7. Legittima difesa in persona degli altri.—8. Dello stato di necessità; suo contenuto giuridico e logico.—9. Teoria dei giureconsulti romani.—10. Differenza tra lo stato di necessità e la legittima difesa.—11. Estremi dello stato di necessità.—12. La gravezza e la imminenza del pericolo.—13. L’accidentalità e la inevitabilità del pericolo.—14. Lo stato di necessità per la salvezza degli altri.

1.—A completamento di alcune forme giuridiche di psicologia criminale, tratteremo della legittima difesa e dello stato di necessità. Ciò facendo, prescinderemo dalle nozioni puramente di diritto, estranee alla materia di questo libro.

Parlando della legittima difesa, altrove[155] scrivevamo le seguenti osservazioni, le quali, ricordate dopo circa dieci anni, servono quale nuovo argomento onde convincere il lettore del come fosse costante in noi la persuasione, che l’unico ed efficace indirizzo positivo in materia criminale fosse quello non difforme dai principî scientifici della scuola dinamica, e che a torto i cultori di antropologia e di sociologia criminale han voluto allontanarsene, allora quando ponevano a sostegno delle loro teorie o l’esclusivo elemento somatico dell’individuo, ovvero la influenza assoluta delle necessità sociali.

Quasi tutti gli scrittori avvisano nella difesa il carattere di legittimità o di giustizia; di necessità e di attualità. È legittimo tutto quello che non è fatto contro la legge, anzi per respingere un attacco antigiuridico: ciò che più non avviene quando si è cagione prima del male che poscia si respinge col danno altrui. La necessità è inerente al pericolo imminente del male minacciato; è imposta dalla eccezionale condizione di non essere alcuno più in grado di far ricorso alla tutela delle leggi, ma di doversi avvalere della forza privata, dell’opera individuale. L’attualità, poi, contiene l’obbligo di far cessare il diritto di reazione tostochè sia cessata l’azione. Il carattere di legittimità è valutabile obbiettivamente, alla base di qualche prescrizione legale, che, determinando l’indole permessa o vietata dei nostri atti, ci apprende altresì il modo di estimarla. Ma il carattere di necessità e di attualità sono da considerarsi soggettivamente ed in relazione, non solo alle circostanze speciali che accompagnarono la violenza, o l’attacco, e la offesa o reazione, ma altresì in relazione all’indole dell’offeso e dell’offensore ed allo stato peculiare di animo che determinò l’offeso a reagire.