Il testimone, posto di fronte all’avvenimento, ed obbligato, per dovere morale, a riprovarne le conseguenze, comincia, con lavorio mentale inconsapevole, a plasmare le circostanze, di cui è spettatore, a seconda il suo fondo individuale sensitivo, intellettivo ed etico, obbedendo alla legge di necessità selettiva di coscienza, la quale consiste nella disposizione, di ciascun di noi, a scegliere e registrare tra’ ricordi, tra le rappresentazioni, tra le idee tutto ciò che si uniformi al nostro modo di sentire e di pensare, trascurando il rimanente. Di parecchi testimoni d’un fatto, troverete che taluno siasi fissato su di una circostanza specifica o generica e ne conservi, con evidenza, la entità storica, mentre egli abbia trascurato le altre che pur si svolsero sotto i suoi occhi con pari impressione sensibile.
Credesi, da alcuni, che ciò avvenga per casualità di cose; invece è l’effetto dell’opera dell’attenzione, la quale ha fondamento organico, da cui non si può mai prescindere in tutti gli atti della nostra vita di relazione. La reticenza, tante volte, non è l’effetto di mala fede, ma d’impossibilità a scorgere, a concepire ed a ricordare il vero altrimenti.
Il fondo sensitivo individuale è la causa delle attitudini accomodative al mondo esterno. La influenza delle meteore sul senso cenestetico; il sentimento di simpatia, di avversione per dati atti e persone; l’inclinazione a fissarci su taluni oggetti a preferenza che su altri; la prerogativa di percepire, di distinguere certi colori, certi suoni; la diversità di rappresentarci un oggetto con dati contorni, colorito, tono sentimentale, accidentalità piacevoli o dolorose, dipendono dalla nostra costituzione organica, soggetta a tante cause, delle quali l’individuo poco si avvede. Nella pratica della vita, generalmente, noi, parlando, operando, partiamo dal falso supposto, che tutti sentano come noi sentiamo e che tutti apprendano il mondo esterno con l’istesso grado di vivacità e di perpiscuità; ma in ciò evvi grande inganno.
La differenza di età, di sesso, di coltura, di stato sano o infermo, sono le principali e più comuni cagioni di vario sentire ed apprendere i fenomeni esterni. Nè basta; poichè il medesimo stato sensitivo è l’effetto del cumulo di energie precedenti stratificatesi in noi (fondamento dell’io), le quali, predisponendoci a plasmare diversamente la coscienza, nel flusso di atti di questa, permettono, o non, che si aggiunga la novella impressione proveniente dal tramite del senso.
Come per i motivi dell’azione, in genere, altresì per la maniera, onde il testimone percepisce gli avvenimenti esteriori, molto influisce: a) la sinergia di azione attiva dell’oggetto sensibile e dell’organo sensitivo; b) la predisposizione individuale accomodativa a data specie di sensazione; c) la più completa risonanza di coscienza perchè le sensazioni ricevute esternamente si ripresentino e prendano un posto nella serie successiva o simultanea di stati interni.
5.—Passando, dall’esame del fondo sensitivo del testimone, al suo lato intellettivo, il problema si rende molto più complesso; nondimeno, siamo in grado di disporre di maggiori e più esatti mezzi di studio; la qual cosa è conforme ad una legge filosofica formulata da Augusto Comte nell’infrascritto modo: «a misura che i fenomeni da studiare divengono più complicati, sono nel medesimo tempo suscettibili, per loro natura, di mezzi di esplorazione più estesi e più varî, senza che, tuttavia, vi si possa avere una esatta compensazione tra l’accrescimento delle difficoltà e l’aumento delle risorse; di guisa che, malgrado questa armonia, le scienze relative ai fenomeni i più complessi non restano meno necessariamente le più imperfette»[171].
Il progresso fatto, massime in questi ultimi tempi pel sussidio delle scienze sperimentali, dalla logica induttiva e deduttiva ci ha di molto agevolato il dovere di esattamente raccogliere e rettamente esaminare la prova testimoniale: però, seguendo la legge di relatività dell’umano intendimento, si è costretti a non esagerare l’importanza di siffatte leggi logiche, le quali soffrono continue eccezioni in ragione di condizioni individuali di coloro sulla cui fede intendiamo adagiare il nostro giudizio.
Il testimone vive anch’esso di bisogni, di necessità, di passioni: la sua trama intellettuale è limitata alle esigenze della sua vita personale «Esiste—scrive il Comte—in tutte le classi delle nostre ricerche e sotto tutti i grandi rapporti, un’armonia costante e necessaria tra l’estensione dei nostri veri bisogni intellettuali e la portata effettiva, attuale o futura, delle nostre conoscenze reali. Quest’armonia non è punto, come i filosofi volgari son tentati di credere, il risultato nè l’indice d’una causa finale. Essa deriva semplicemente da questa necessità evidente: noi abbiamo solamente bisogno di conoscere ciò che può agire su noi, d’una maniera più o meno diretta; e, d’altro canto, per ciò stesso che una tale influenza esiste, ella diviene per noi, tosto o tardi; un mezzo certo di conoscenza»[172].
6.—Fu detto, che qualunque prova possa ridursi a sillogismi, partendo da premesse di teoremi o di principî, è terminando nella constatazione della tesi a dimostrare. Questo può esser vero nel campo delle scienze pure o affatto teoretiche; non così nello studio dei fatti per i quali vige la nota regola Aristotelica, che la induzione va segnatamente applicata ai casi particolari (ἡ γὰρ ἠπαγωγὴ διἀ πἀντων).
La specialità della prova testimoniale, segnatamente in ordine all’applicazione delle leggi logiche alla medesima, dipende dalla maniera con cui ciascuno riproduce in sè e riconnette alle precedenti sue cognizioni tutto ciò che forma obbietto della esperienza della vita. La necessità tra i bisogni intellettuali e la portata delle conoscenze reali, di che Comte faceva motto, è uno dei lati della composizione della trama cerebrale; essa si riferisce piuttosto all’azione stimolatrice dei moventi del pensiero: ma un altro lato, ed è quello che forma la soggettività dell’io, consiste nella preformazione mentale di metodi e di maniere di pensare, nella risonanza dinamica delle novelle onde cerebrali con le preesistenti, nel ritmo personale di coscienza, con il quale le nuove correnti di idee son necessitate a mettersi d’accordo.