Che i Fasci non avessero torto nelle loro domande e che i metodi adoperati non fossero biasimevoli, almeno in un primo tempo, risulta da testimonianze irrefragabili.
In quanto ai metodi vi sono le sentenze dei tribunali di Caltanissetta, di Girgenti, di Trapani, di Palermo per varî processi istruiti sui fatti di Acquaviva, di Casteltermini, di Milocca, di Siculiana, di Gibellina, di Piana dei Greci ecc. ecc., le quali assolvendo quasi tutti gli accusati o ritenendoli colpevoli di lievi contravvenzioni danno la prova della leggerezza e del malanimo delle autorità politiche, che denunziavano i pretesi reati. E quanto non contribuirono queste persecuzioni a fare uscire i lavoratori dalle vie della legalità?
In quanto alla sostanza delle loro domande, che provocarono le agitazioni e i tumulti si hanno testimonianze non meno autorevoli, che le dimostrano giuste e ragionevoli.
Per la parte economica il Cavalieri giudica che anche senza appartenere alla scuola comunista o Marxista, come questo o quello dei Fasci, si può pensare che il lavoro, nella distribuzione dei prodotti, non abbia la parte che gli spetta.
L’on. Sonnino aveva giustificato tali domande preventivamente colla pubblicazione del libro del 1876 e più tardi, alla vigilia di divenire ministro, colla presentazione del suo disegno di legge sulla mezzadria, dà ragione del Congresso di Corleone, che tanto illegale gli parve da volerne tenere conto e da mettersi in relazione diretta col suo autore principale, Bernardino Verro. E divenuto ministro le sue viscere continuarono a commuoversi e nella esposizione finanziaria, trovò modo di stigmatizzare la iniquità dei dazî di consumo in Sicilia e la necessità e il dovere di provvedere.
DISAGIO E ANGHERIE
I RECLAMI
Le amministrazioni comunali, infine, vennero condannate—e perciò giustificati i Fasci e le agitazioni—dalle circolari dell’on. Crispi e del generale Morra di Lavriano ai Prefetti della Sicilia nelle quali s’inculcava d’invitare i sindaci a mettere ogni cura nella compilazione dei ruoli delle tasse municipali, nel ripartirle più equamente e senza violare le leggi, nell’evitare il fiscalismo e le angherie nella esazione, nel sorvegliare la compilazione dei bilanci, ecc., ecc. E i prefetti e le Giunte amministrative, ch’erano stati sordi e ciechi per tanti anni provvidero spesso—per rimangiarsi i provvedimenti dopo—esagerarono anche chiedendo l’abolizione totale dei dazî di consumo, imponendola contro legge, con lesione dei diritti dei terzi e mettendo le amministrazioni nella impossibilità di provvedere alle spese obbligatorie più indispensabili. E moltissimi municipî sordi e ciechi anche essi, non meno e per non minor tempo dei prefetti e delle Giunte amministrative, si destarono e accolsero i reclami delle popolazioni stremate ed angariate ed abolirono tasse inique e accennarono di volere rientrare nell’orbita della legalità, se non della giustizia.[49]
Questi, esclusivamente questi e non altri furono i fattori d’indole economica, politica e sociale, che determinarono i moti di Sicilia e che furono favoriti da altre particolari circostanze, alle quali si accennò vagamente altrove, ma che giova esporre ordinatamente in questo punto.
LA TRADIZIONE RIVOLUZIONARIA