Poco dopo che in nome dei repubblicani e socialisti di Sicilia venne diramato il telegramma-circolare, che raccomandava la calma, un manifesto che riusciva alla identica conclusione venne pubblicato nel continente a firma del gruppo parlamentare del Partito italiano dei lavoratori. Non ci fu intesa tra l’uno e l’altro ed è notevole perciò la concordanza degli intendimenti manifestati, come indizio sicuro che essi rispondevano alle esigenze del momento.
INSINUAZIONE VOLGARE
Quale sia stata l’influenza delle parole e dei consigli del partito repubblicano e socialista non è il momento di esaminare; nè potrei essere adatto a farlo. Mi sarà consentito, però, di notare che in Italia fece una eccellente impressione e che l’opera di tale partito venne giudicata come una vittoria morale sul Regio Commissario straordinario ed una condanna della inerzia di altri uomini politici, specialmente siciliani, che avrebbero dovuto farsi vivi in momenti di pericolo. Tale impressione fu tanto viva, che a smorzarla qualche pietoso giornale governativo annunziò seccamente ed ingenuamente che il telegramma era stato formulato di accordo tra me... e il generale Morra di Lavriano. La insinuazione volgare da nessuno potrà meglio essere stigmatizzata quanto dallo stesso Regio Commissario straordinario.
Se il partito repubblicano-socialista fece il dover suo consigliando la calma nella speranza d’infrenare la reazione togliendole ogni pretesto ad infierire, non fu, però, fortunato perchè la reazione non si arrestò; sopratutto—stando ad alcune voci accreditate,—per opera di alcuni noti uomini politici, che circuivano a Palermo il generale Morra di Lavriano ed a Roma l’on. Crispi[55].
A me che avvertii il Presidente del Consiglio, che i suoi funzionari lo disonoravano facendosi strumento di iniqua reazione rispose, assoluto ed altezzoso come sempre, che sotto il suo governo non sarebbe possibile la reazione.
I fatti si dettero la briga di smentirlo brutalmente, come si potrà rilevare dalla loro rapida rassegna.
Il primo sintomo delle tendenze reazionarie si ebbe colla proclamazione dello Stato d’assedio nelle città tutte che avevano mantenuto un ordine esemplare e in quattro provincie che si erano tenute perfettamente calme. Si volle loro arrecare un grave turbamento economico e si vollero sottrarre alle garanzie costituzionali soltanto per avere mano libera negli arresti e nelle violenze. Proclamando lo stato d’assedio in provincie tranquille, osserva un illustre giurista, si falsa il concetto fondamentale dei poteri eccezionali, i quali traggono la loro legittimità soltanto dalla necessità di reprimere la rivolta, non di prevenirla, perocchè alla prevenzione bastano da soli gli ordini normali. (Brusa: Della giustizia penale eccezionale. Torino 1894. p. 13).
LA REAZIONE IN SICILIA E IL TERRORE BIANCO
A chi rassomigliò la reazione inauguratasi in Sicilia col 1894, al terrore bianco che infierì nel mezzogiorno della Francia all’indomani della restaurazione borbonica, si credette poter rispondere trionfalmente, che di terrore non poteva parlarsi dove mancarono le fucilazioni.
La risposta costituisce la migliore dimostrazione della perdita del senso politico e morale in certe sfere che non sanno valutare la differenza delle cause che avevano generato le due reazioni del 1815 e del 1894. Si ebbero già abbastanza massacri ingiustificabili di contadini inermi e le fucilazioni dove e quando manca ogni accenno di resistenza, ogni e qualsiasi pretesto non avrebbero potuto rappresentare che il capriccio di una tirannide assolutamente inconcepibile in questa fine di secolo nel centro dell’Europa civile. Se mancarono, però, le fucilazioni, abbondarono tutti gli altri atti e violazioni di leggi e dello Statuto fondamentale, che possono contraddistinguere la peggiore delle reazioni.