IL SISTEMA DEGLI ARRESTI IN MASSA
La rubrica degli arresti, delle deportazioni arbitrarie è tra le più eloquenti a confermare tale asserto.
Iniziata con l’arresto dell’on. De Felice Giuffrida, che implica violazione dello articolo 45 dello Statuto, e commentata coll’impedito sbarco in Palermo agli on. Prampolini e Agnini si è poscia continuata in proporzioni inaudite.
Se l’arresto dell’on. De Felice, di Bosco, di Montalto, ecc., ha richiamato l’attenzione pubblica perchè riguardava individui conosciuti in Sicilia e fuori, vi sono stati gli arresti in massa di contadini e di lavoratori ignoti, le cui conseguenze economiche e morali non sono calcolabili e che rappresentano perciò un atto di scelleratezza raffinata. Talvolta si circondò da un reggimento o da un battaglione un povero paese e si procedette ad arresti di più centinaia d’individui! Con quali criterî, dietro quali indicazioni? È questo un mistero per lo più; e quando i moventi sono noti, sono talmente laidi che destano ribrezzo. In tale forma poco prima e poco dopo che si proclamasse lo stato di assedio si procedette agli arresti in massa a Valguarnera, a Gibellina, a Lercara, a Mazzara, a Castelvetrano, a Pietraperzia, a Santa Caterina e spesso si arrestarono i disgraziati feriti e per la rabbia di non poter arrestare i morti, tal’altra si condussero in prigione i loro congiunti; e si può altamente disapprovare come inumano e sopratutto impolitico questo sistema degli arresti in massa, nei paesi nei quali avvennero gravi disordini, ma almeno lo si spiega, quando della libertà dei cittadini dispongono i militari che delle libertà non hanno un adeguato concetto.
UNA VERA MANIA
Non può trovare parola di scusa il sistema quando si applica in paesi che si mantennero sempre calmi e che ebbero dimostrazioni ultrapacifiche. Di questi arresti ne avvennero prima dello Stato di assedio; ma dopo assunsero proporzioni da fare supporre che coloro che li ordinavano erano invasi da una vera mania. Io non ho una statistica delle persone che furono private della libertà dal 1º di Gennaio in poi; ma spigolando nella collezione del Giornale di Sicilia solamente dal 15 al 31 Gennaio, si arrestarono i cittadini a decine e a centinaia per ogni luogo: a Racalmuto, Favara, Menfi, Raffadali, Terranova, Mazzara, Niscemi, Camporeale, Caltanisetta, Salemi, Palermo, Cattolica, Calatafimi, Castelvetrano, Castrogiovanni, Palma-Montechiaro, Marsala, Mazzarino, Castellammare, Santa Ninfa, Mussomeli, Bronte, Ciminna, Baucina, Marianopoli, Riesi, Lentini, Montallegro, Castelbuono, Sommatino, Villarosa, Centuripe, Aidone, Pedara, Sciacca, Bisacquino, Francofonte, Campofelice, Paternò, Belmonte-Mezzagno, Monterosso-Almo, Gangi, Poggioreale, Prizzi, Contessa Entellina, San Mauro, Noto, Ragusa, Modica, Trapani, Adernò, Riposto, Leonforte, Assoro, Agira, Catania, Militello, Vizzini, Scordia, Gratteri, Mascalucia, Gerace-Siculo, Giuliana, Acireale, Acicatena, Viagrande, Licodia-Eubea, Regalbuto, Messina, Misilmeri, Sperlinga, Nicosia, Randazzo, ecc., ecc.
Questi enumerati, sono oltre settanta paesi dove si procedette ad arresti in quindici giorni; sono quelli dove il Giornale di Sicilia ha corrispondenti, che lo hanno avvisato di ciò che avveniva; tenendo conto, quindi, degli altri dei quali nessuno si curò di scriverne al giornale e di quelli nei quali gli arresti si verificarono prima o dopo il periodo compreso tra il 15 e il 31 Gennaio; si può essere sicuri che non vi è stato piccolo o grande comune di Sicilia che non abbia dato il proprio contingente, piccolo grande, alle prigioni dello Stato. E i carcerati devono essere stati a migliaia e forse si è dovuto pensare che c’era un modo di risolvere la questione sociale in Sicilia: quello di mantenere gli affamati a spese dello Stato nelle prigioni.
A DOMICILIO COATTO
Per molti l’arresto è stato seguito dall’invio a domicilio coatto! Oltre mille, infatti si crede che siano i cittadini inviati nelle isole senza alcun processo.
Il Giornale di Sicilia è temperatissimo e i suoi corrispondenti sono reclutati in grandissima maggioranza tra le file delle persone tranquille e che non hanno fisime in testa da poterle far qualificare come sovversive; pure quasi tutti scrivono al giornale (che è devotissimo all’on. Crispi), nel dare conto degli arresti di ricchi e di poveri, di proletarî e di proprietarî, di studenti, e di operai, di consiglieri, maestri e segretari comunali, di donne, di vecchi ed anche di fanciulli, scrivono, ripeto: che il paese è sorpreso e indignato degli arresti e che gli arrestati spesso lasciano le famiglie nella più squallida miseria e che la loro partenza, essendo ammanettati e di ordinario tra due file di soldati, ha dato luogo a scene drammatiche e strazianti. Il terrore ha soggiogato tutti, e tutti temendo di essere ghermiti dagli agenti del Regio Commissario straordinario si danno alla fuga e rimangono abbandonate le case o abitate da povere ed isolate donne; e rimangono deserte le campagne ed abbandonati i lavori agricoli!