UNA MENZOGNA SPUDORATA
Quando gli arresti non si possono giustificare e spiegare col pretesto della cospirazione e del relativo processo si afferma dalle competenti autorità che sono stati colpiti i malviventi, i pregiudicati, gli ammoniti. Menzogna spudorata! E che sia menzogna lo prova lo arresto di alcuni la cui notoria rettitudine pubblica e privata è al disopra di ogni sospetto, la cui reputazione non può essere mai insozzata dalla bava dei poliziotti, dei delatori, dei miserabili che hanno colto la favorevole occasione per fare le loro private vendette. Tale è il caso di Mario Aldisio Sammitto, ricco, coltissimo e mite pensatore, di Salerno-Vinciguerra da Terranuova, di Amato-Cotogno, e del D.r Salvati, di Cortese Pinnavaja da Caltanissetta, di Ballerini, Colnago e Crimaudo da Palermo, dei Di Lorenzo, milionarî, da Gibellina, del D.r Crescimone da Niscemi, di Agesilao Porrello da Villarosa, di Lo Sardo, studente, da Naso, di Bruno da Milazzo, dell’avv. Rao da Canicattì e di cento altri di cui adesso non mi viene alla memoria il nome. Alcuni sono stati tra i più energici e più fortunati nel mantenere l’ordine nel periodo dei tumulti: tra questi merita specialissima menzione l’avv. Gaetano Rao. Altri sono stati rimessi in libertà: Amato, Salvati, Crescimone, Porrello; ma vi sono stati quelli, che come volgari malfattori sono stati deportati all’isola di Favignana, di Tremiti, ecc. Tale sorte durissima toccò allo studente Lo Sardo di Naso, al Pinnavaja di Caltanisetta. Nessuno ha osato formulare un accusa contro il primo: l’università di Messina—studenti e professori—ha levato sdegnata la voce; e in quanto al Pinnavaja, che conosco personalmente da molti anni assicuro e garantisco sul mio onore e sulla mia coscienza, che mentisce e calunnia chiunque osa dipingerlo come malvivente o pregiudicato e sinanco come politicamente pericoloso, poichè egli ha l’animo mite di una fanciulla![56]
Mentre scrivo—luglio 1894—sette mesi sono trascorsi dal giorno della proclamazione dello Stato di assedio, l’ordine non è stato menomamente turbato e le prigioni d’Italia rigurgitano ancora di prigionieri siciliani, e a Favignana, Pantelleria, Lampedusa, Ponza, Ustica, Lipari, Tremiti, Porto Ercole, ecc., si contano a centinaia i cittadini condannati a domicilio coatto senza alcun processo e spessissimo senza che mai per lo passato abbiano avuto da fare colla giustizia e colla polizia.
LO STRAZIO DELLA LIBERTÀ
CONTRO IL DIRITTO DI RIUNIONE
Lo strazio fatto della libertà individuale—il più prezioso dei diritti—è stato completato da quello della libertà di riunione e di associazione. Quando la reazione stende le unghie adunche per violare il diritto di riunione e di associazione lo spettacolo, ora si fa grottesco, ora volge al serio ed al doloroso. I Fasci dei Lavoratori in generale non aspettarono le ingiunzioni del generale Morra di Lavriano per isciogliersi; quando fiutarono per l’aria ciò che si apparecchiava contro di loro, spontaneamente si sciolsero e divisero la modesta mobiglia tra i socî o la regalarono ad istituti pii; fecero in pezzi i gonfaloni e li conservarono come un caro ricordo e colla speranza di poterli riunire in un non lontano e meno triste avvenire; bruciarono gli elenchi dei socî e divisero ai poveri lo scarso peculio, dove c’era. Ma i rappresentanti delle autorità non sapevano darsi pace di queste auto-dissoluzioni, volevano darsi il gusto di perquisire, di frugare, di sequestrare; nell’auto-dissoluzione scorgevano un tranello ed una futura e immediata ricostituzione: e frugavano nelle stanze vuote che furono sede dei Fasci, e quando nulla potevano ghermire, acchiappavano chi per un meschino stipendio—senza la menoma pretensione politica—aveva fatto da custode. In un punto si sequestra con grande ardore la tabella di legno sulla quale era scritto: Fascio dei Lavoratori, mentre l’economo ex-Presidente la faceva staccare per condurla a casa e far cuocere la minestra; in un altro, un bravo e buon delegato di Pubblica Sicurezza prega che gli si faccia trovare nei locali un oggetto purchessia, che appartenne al Fascio, per far contento il suo prefetto e promette in contraccambio di mostrarsi moderatissimo negli arresti..... Nè il furore si sfoga soltanto contro i Fasci, ma si sciolgono pure le innocue società di mutuo soccorso, che non sono se non onesti ritrovi serali pei lavoratori non dediti all’ubriachezza; e si colpiscono le associazioni sfegatatamente monarchiche, denominate: Regina Margherita, Principe di Napoli, Francesco Crispi... Si dirà, che dichiarata la guerra al diritto di riunione e di associazione la guerra si fa con lealtà e trattando tutti alla stessa stregua? Nossignori, poichè vengono rispettati e tenuti aperti i clubs, i cosidetti Casini dei civili, costituiti e frequentati dall’aristocrazia e dalla borghesia. I maligni hanno interpretato l’eccezione come un odioso stratagemma per aizzare viemaggiormente l’odio tra le diverse classi sociali, per rendere sempre più invisi li cappedda ai popolani; e questo stratagemma sarebbe più efficace degli articoli di certi giornali settimanali che il Pubblico Ministero sequestra con tanta rabbiosa premura.[57]
Quando si arriva al sequestro dei telegrammi da e pel continente, e dei giornali di tutti i colori l’arbitrio suscita, a seconda dei temperamenti, il riso o la indignazione.
CONTRO LA STAMPA
Il generale Morra di Lavriano non permise mai che venissero divulgati in Sicilia i più innocenti commenti e le notizie più esatte che circolavano liberamente da Susa a Reggio Calabria; nè che per telegrammi si conoscesse nel continente la verità sulle condizioni dell’isola. Vero è che egli dovette sentire gran rammarico perchè si sentì impotente a sopprimere le corrispondenze epistolari; però di tale impotenza si vendica sequestrando i giornali invisi. E sequestra di preferenza il Secolo, il Messaggero, il Don Chisciotte, il Roma, il Corriere della Sera, financo l’ufficiosa Tribuna, e sequestra... l’Illustrazione Italiana per certe figure sospette di contadini, che il corrispondente Ximenes aveva riprodotte. L’Austria fu sorpassata, poichè a Trieste sua eccellenza Rinaldini, nei peggiori tempi della guerra all’irredentismo, non dette la caccia ai giornali italiani come sua eccellenza Morra di Lavriano la dette in Palermo. E dico in Palermo, poichè se i giornali arrivavano per la via dello stretto nel resto dell’isola potevano circolare liberamente.
IL SEQUESTRO DEI TELEGRAMMI