Pochi esempî per dare un’idea di questa libidine di sequestri di telegrammi. Sequestra il telegramma da Palermo alla Tribuna e al Secolo, che riproduce un brano del discorso inaugurale dell’anno giuridico del Procuratore generale Sighele; sequestra il sunto telegrafico, trasmesso da Roma al Giornale di Sicilia di un articolo della Riforma, di cui è proprietario l’on. Palamenghi-Crispi; sequestra parte di un telegramma da Girgenti al Secolo in cui era detto che era stata ascoltata attentamente una mia deposizione innanzi al Tribunale penale; sequestra un telegramma da Catanzaro al Giornale di Sicilia, in cui si dava conto di una seduta tempestosa del Consiglio Comunale e nella quale si era protestato contro un telegramma del sindaco, apologetico pel questore Lucchese e di smentita ad una testimonianza dell’on. Altobelli innanzi al Tribunale di Guerra in Palermo; sequestra il telegramma con cui il corrispondente romano del Giornale di Sicilia riferiva lo svolgimento della interrogazione alla Camera dei Deputati sul precedente sequestro; sequestra un telegramma da Palermo alla Tribuna, in cui si accennava alla deficienza... di ospedali; e quando è stanco di sequestrare telegrammi e giornali S. E. il Generale Morra di Lavriano fa sequestrare in Messina i pericolosissimi garofani rossi...

Questa mania di sequestri fu forse il prodotto dell’eccitamento morboso, e della paura dei primi momenti quando da per tutto si vedevano cospiratori e bande armate? Oibò: il sequestro del telegramma per la deficienza degli ospedali di Palermo è della metà di luglio. Sicuramente a tanto non sarebbe arrivato Maniscalco, ch’era ai servizî di un governo assoluto ed agiva conformemente; ma quello era una persona seria.[58]

LA CENSURA PREVENTIVA

Pari intelligenza e pari liberalismo ed equanimità si mise nello esercizio della censura preventiva, poichè è bene sapere che per un certo tempo le bozze di stampa dei giornali erano esaminate e non potevano pubblicarsi senza il permesso dei superiori. Si vede che il generale Morra di Lavriano volle far godere ai Siciliani lo spettacolo della risurezione frammentaria del regime pontificio, per far loro meglio apprezzare i benefizî del regime costituzionale italiano sotto il quale semplicemente si sequestra. E per siffatta censura preventiva i giornali spesso si ponevano in vendita con delle intere colonne in un bianco candidissimo, che rappresentavano gli articoli pei quali non era stato accordato il sabaudo: imprimatur!

Dopo la censura, si ha la soppressione pura e semplice.

LA SOPPRESSIONE DEL “SICILIANO„

Fu soppressa l’Unione di Catania: soppressi il Riscatto, il Vespro, i Pagliacci di Messina; e soppresso in Palermo fu l’Amico del popolo, giornale monarchico che si pubblicava da trentatrè anni, e soppresso fu il Siciliano. Quest’ultima soppressione merita qualche parola di più del semplice annunzio del fatto. Il Siciliano, giornale repubblicano socialista, durante lo stato di assedio sbalordì per la sua temperanza; esso, senza rinunziare ai propri ideali, tenne un linguaggio che anche ai tempi di Maniscalco, di borbonica memoria, sarebbe stato trovato correttissimo. Ma al generale Morra di Lavriano erano le idee propugnate con sincerità che non piacevano, quale che ne fosse la forma: non per nulla egli rispecchiava le tendenze reazionarie di coloro che lo circondavano! Perciò côute que côute ne giurò la morte. E siccome voleva evitare lo scandalo di una soppressione, per nessuna ragione giustificabile, cominciò coll’arrestare il redattore-capo, avv. Crimaudo, e il collaboratore assiduo, barone Colnago; al direttore, principe di Cutò, si era dato lo sfratto da Palermo sin dai primi giorni dello Stato di assedio. S’ingannò il generale sui risultati dei suoi soldateschi procedimenti e il Siciliano, ad opera di giovani valorosi e coraggiosi—Benedetto Salemi[59] Enrico La Loggia, Aurelio Drago—continuò a pubblicarsi. Corse voce di un indegnissimo ricatto: cioè, si sarebbero posti in libertà Colnago e Crimaudo purchè il Siciliano avesse cessato le sue pubblicazioni.

Questa voce fu poi smentita da un avvocato—che si diceva essere stato intermediario nelle trattative—con una lettera sibillina, ma certo è che delle proposte di quel genere ci furono, sebbene io mi rifiuti a credere che siano partite dal Regio Commissario straordinario ed è probabilissimo invece che ne sia autore qualche basso arnese di questura. Certo è che quella proposta venne sdegnosamente respinta dai redattori, sicuri d’interpretare la volontà dei compagni imprigionati.

Onde, visto che erano inefficaci gli arresti, visto che non approdava la censura, visto che si respingevano sdegnosamente le proposte disonorevoli, fu decisa ed eseguita la soppressione del Siciliano. Ci fu un pretesto per la soppressione? Questa avvenne dopo la pubblicazione del Nº del 9 Febbraio per un capo-cronaca intitolato: Onore ai fucilatori! nel quale senza alcun commento si riferiscono alcuni brani dell’allocuzione del generale Morra di Lavriano di cui già si fece parola.

IL “GIORNALE DI SICILIA„ IN PERICOLO