Se così pensava il Regio Commissario straordinario, conformemente agivano le autorità subordinate. Perciò in un paese della provincia di Trapani si volevano arrestare i 250 firmatarî di una petizione inoltrata nell’estate del 1893 contro la locale amministrazione municipale; in un altro della provincia di Girgenti si arrestano molti socî del Fascio perchè essi erano notoriamente avversarî dell’amministrazione comunale; a Gibellina si arrestano e si processano i Di Lorenzo perchè nella dimostrazione contro il Sindaco erano stati acclamati; a Valguarnera si volevano processare i principali o più temuti avversarî del sindaco e molti se ne arrestano e processano non ostante la rara e vigorosa ed onesta resistenza del pretore e del delegato; nel processo di Misilmeri si vedono figurare 25 accusati tutti del partito della minoranza; e nel partito della minoranza oppositrice si vanno a cercare gli accusati dei processi di Belmonte Mezzagno, di Partinico, di Castelvetrano, ecc. ecc. Si fa di più: in molti piccoli paesi il sindaco funziona da delegato di pubblica sicurezza ed è lui a dare le indicazioni e ad ordinare gli arresti per le dimostrazioni avvenute contro l’amministrazione da lui stesso presieduta! Scandali simili io credo che mai in alcun paese del mondo si siano verificati; essi sono stati tali da far desiderare il ritorno ai tempi barbari della giustizia privata.
I MISERABILI POSSONO VENDICARSI
Ogni miserabile, perciò, che volle sfogare i suoi personali rancori si comprende che ebbe un mezzo facilissimo per raggiungere l’intento: asservire sè al partito dominante ed indicare la vittima come uno dei dimostranti di un dato paese in un dato giorno. Così a Marineo una onesta donna, certa Lombardo, viene denunziata da una guardia daziaria che aveva tentato disonorarla mentre il marito era in campagna; e dietro la sola testimonianza di un siffatto arnese che voleva vendicarsi del rifiuto, la sventurata viene condannata a 13 anni di prigione dal Tribunale di Guerra di Palermo!
I sindaci per vendicarsi dei ribelli non hanno alcun ritegno nel contraddirsi sfacciatamente; e innanzi al Tribunale di Guerra di Caltanissetta pei fatti di Pietraperzia,—non ostante l’opposizione della difesa—si leggono i certificati di moralità rilasciati dal sindaco—parte direttamente e indirettamente lesa—non conformi alle sue deposizioni, sugli stessi individui.
Innanzi al Tribunale di guerra di Palermo alcuni dei detenuti accusati dalle autorità locali come autori dei tumulti, perchè avversarî dell’amministrazione municipale, provano a luce meridiana l’alibi; e riesce anche a liberarsi dall’accusa l’avv. Girolamo Sparti, dimostrando ch’egli era una vittima innocentissima degli avversarî antichi, che avevano in mano il municipio.
E altri altrove fecero di peggio.
Dissi che spesso gli accusatori non nascosero affatto il proprio livore, nè l’odio contro gli accusati; non lo diminuì per esempio di una linea il Cav. Saporito, sindaco di Castelvetrano contro il Cav. Vivona, antico e notissimo suo avversario, il Saporito non depose, ma pronunziò contro il prigioniero una requisitoria colla quale tal volta riuscì ad indispettire anche il Presidente del Tribunale di guerra...
ESSER MESSO IN LISTA...!
Molte autorità politiche e giudiziarie non ignoravano le condizioni di animo di coloro che si fecero accusatori dei proprî concittadini, ma anche quando sentivano pietà e forse erano tormentati dal rimorso, esse credettero di continuare nell’opera nefanda ubbriacati dai vapori della reazione di cui era saturo l’ambiente, timorosi della propria sorte se avessero osato venir meno alle istruzioni superiori, nella preoccupazione della carriera... Sicchè quando gli arrestati di Misilmeri con accento di verità, che non ammetteva replica, giuravano ai carabinieri di essere innocenti si sentivano rispondere: «Che volete? lo sappiamo che siete innocenti; ma pigliatevela colle vostre autorità locali amministrative, che vi hanno messo in lista.»
Essere messo in lista! Equivaleva nei più tristi momenti della reazione ad essere arrestati, processati, condannati o mandati fra mafiosi e camorristi a domicilio coatto. Per simili motivi lo storico che farà, documentandolo, il processo ai processi innanzi i Tribunali di guerra di Sicilia nell’anno 1894, verrà a questa prima e dolorosa conclusione: in essi c’è la prova del completo asservimento delle autorità politiche e giudiziarie ai partiti dominanti in ogni singolo paese dell’isola!