E si condannò lo Spatiglia accusato e processato per grida sediziose; ma all’udienza risulta che lo Spatiglia è sordo-muto, e allora le brave guardie, che lo avevano denunziato non si perdono di animo e cambiano l’accusa in partecipazione alle dimostrazioni in Misilmeri.
Le grida sediziose sono comode per fare condannare; e fanno condannare il povero Ciulla, per avere gridato in una via deserta di Monreale: Comprate i calendarî e il Siciliano! Egli era uno dei rivenditori del Siciliano; ma per sua disgrazia era inviso ad una certa guardia di pubblica sicurezza, che sentì il terribile grido e fece la denunzia. Si spera che venga accordata la medaglia al denunziatore.
E fu condannata la irresponsabile Rosalia Perrone per occultazione di armi: un vecchio e arruginito fucile, che appartenne al caro figlio morto da molti anni e che essa conservava come un prezioso ricordo. Il Presidente del Tribunale, perchè si tratta di una imbecille, seduta stante domanda la grazia sovrana: ma condanna. Oh! ma si può condannare quando si ha la convinzione che gli accusati sono innocenti? Ebbene: si può... dai tribunali di guerra. E se si possa ce lo dice l’avvocato fiscale militare nella requisitoria pei fatti di Monreale. Gli imputati erano 68 e il pubblico accusatore non esitò a fare questa confessione: «Ammetto che fra gli accusati ve ne sia qualcuno innocente; ma non si può provare, perchè la maggior parte—non tutte!—delle deposizioni dei testimoni a difesa furono meschine, vuote o reticenti.» Questo eccellente funzionario, il sig. Mattei, stabilisce per principio che non l’accusa deve provare la reità dell’imputato, bensì l’imputato deve dimostrare, con prove sufficientissime, la sua non partecipazione ai disordini...
E si condanna l’accusato della cui innocenza si è convinti, per colpa di alcune testimonianze vuote o meschine...
Queste deposizioni potevano essere migliori e più esatte? Non potevano. Talora i testimonî che si presentavano all’udienza non erano quelli indicati dall’accusato; e quando un ignorante contadino di Monreale protesta contro l’equivoco col suo dialetto siculo, il Tribunale che comprende come se parlasse in sanscrito, sorride e condanna alla turca. In appresso si dirà più esattamente: condanna all’italiana!
FINALMENTE SI FA UN’ECONOMIA
E guai ad un testimonio sbagliato, che fa una deposizione vuota o meschina: la sua non può essere corretta o completata da quella di un altro. Agli imputati per economia di tempo e di denaro è stato concesso un solo testimonio a discarico. Nè gl’imputati hanno dalla loro il Presidente, che pensa lui—il bravo uomo!—a correggere e completare. Ciò fa soltanto quando si tratta dei testimonî dell’accusa; così nel processo pei fatti di Santa Caterina, essendosi il Colleoni, tenente dei carabinieri—quello che ordinò il massacro del cinque gennaio, per cui ricevette una medaglia—patentemente contraddetto, il Colonnello Orsini, da buon superiore, interviene e dà lui le soddisfacenti spiegazioni alle contraddizioni dell’inferiore, rilevate dalla difesa. Nè questa può protestare, se no viene chiamata all’ordine in nome della disciplina militare!
Nè gli sbagli si commettono solo sul conto dei testimonî; si arrestano e si processano per isbaglio gli uni per gli altri. Quell’ottimo tenente Colleoni, che farà carriera—oh! se la farà,—ch’era arrivato a Santa Caterina la vigilia della strage e che non ebbe il tempo durante la notte di fare delle conoscenze, affermò in Tribunale che un certo Nicoletti aveva preso parte alla dimostrazione. Il maresciallo dei carabinieri, che viveva in Santa Caterina da molto tempo e che conosceva tutti invece disse, che c’era errore: il reo essere un fratello del Nicoletti; ch’era presente all’udienza e che se la svignò quando sentì, seduta stante, il Presidente del Tribunale ordinarne l’arresto. E in questo caso si osservi che il Presidente del Tribunale col suo scatto mostrò tutta la indignazione dell’animo suo; ma l’avere ordinato la sostituzione di un fratello all’altro nella gabbia degli accusati, seduta stante, dà la misura esatta di ciò che potevano essere e furono la procedura e la giustizia dei militari!...
INEZIE...
Inezie. Perchè gl’integerrimi giudici dei Tribunali di guerra dovevano preoccuparsi della condanna di un innocente di più o di meno? Uccidete tutti, Dio sceglierà i suoi! rispondeva l’ordinatore della strage di San Bartolomeo a chi gli osservava che non potevansi sicuramente distinguere gli Ugonotti dai Cattolici. Poterono imitarlo con coscienza tranquilla i giudici militari: essi infine non davano sentenze di morte: appena appena mandavano in galera per dieci o per venti anni!