Da parecchio tempo la magistratura italiana avea perduto nella coscienza pubblica quella stima e quella rispettabilità, che sono indispensabili al suo ufficio supremo in uno stato libero e bene ordinato e per cagioni molteplici, che sono state esposte e studiate da illustri magistrati, da giuristi e da scrittori politici di ogni parte. Ciò che maggiormente si rimproverava e si rimprovera tuttavia alla magistratura italiana si è il suo asservimento al potere, le cui conseguenze sono incalcolabili tutte le volte in cui essa dovrebbe colpire gli agenti del governo; giudicare nei conflitti tra il Fisco e i privati cittadini; istruire processi d’indole politica ed emettere le relative sentenze. Di tale asservimento, che riesce sempre di grave danno ai cittadini e di pericolo continuo alle pubbliche libertà, somministrai esempî in Corruzione politica e il fatto stigmatizzai severamente in Banche e Parlamento unendo la mia voce modesta a quella di tanti altri assai più di me autorevoli. E la iattura è tanto grave e antica, che parvero eroi—e furono esaltati ed eletti deputati in odio al governo—il Procuratore Generale Nelli e il Procuratore del Re Borgnini, che seppero resistere alle pressioni dall’alto nel famoso processo Lobbia—e preferirono dimettersi sdegnosamente anzichè sottomettersi—altri tempi e che sembrano leggendarî!—come di recente bastò che un alto magistrato integro, l’Eula, arrivasse al ministero, dopo avere pubblicamente affermato che la magistratura deve giudicare e non rendere servigi, perchè la nazione aprisse il cuore alla speranza di vedere realizzata la più necessaria delle restaurazioni: quella dell’indipendenza della magistratura.[64]
Ma Eula, cadente per anni e per malattia, al ministero di grazia e giustizia passò come una meteora luminosa, che non riscalda e non vivifica, e gli ultimi episodî del processo della Banca Romana, le solenni e gravi dichiarazioni dell’attuale ministro Calenda dei Tavani in risposta ad interrogazioni degli on. Cavallotti, Imbriani e mie nonchè rialzare il prestigio della magistratura lo hanno ormai come distrutto!
SERVIGI E NON SENTENZE
Come e perchè il governo riesca ad imporsi ai giudici e ad ottenerne servigi e non sentenze sarebbe lungo l’esporre; basta in questo libro, in cui l’interessante quistione è toccata incidentalmente, ricordare che nell’ultima discussione sul bilancio del ministero di grazia e giustizia per l’anno 1894-95 l’on. Gianturco, che gode meritata fama per dottrina, per integrità di carattere e per avere occupato il posto di sottosegretario di Stato sotto l’Eula, segnalò al ministro l’arbitrio pericolosissimo che si esercita nelle promozioni, mercè le quali gli abili governanti profittando delle debolezze del cuore umano e dei bisogni di magistrati mal pagati, sanno piegarli alle loro voglie renderli docili e servizievoli quando occorre.
Nè il ministro osò negare la esistenza e la gravità del pericolo.
IL PREMIO AI MAGISTRATI ONESTI!
I magistrati onesti e indipendenti non solo si vedono sopravvanzati nella carriera da quelli servili, ma vengono puniti coi traslochi da una sede più importante ad una di minore importanza ferendone la dignità e gl’interessi economici ad un tempo. E di questo mezzo illecito di cui si serve il governo per punire i magistrati ricordai in Banche e Parlamento alcuni casi, che si riferivano alla Sicilia (p. 337) ed altro con grave rammarico devo riferirne qui, che riguarda pure l’isola e i processi d’indole politica di cui mi sto occupando. Quel Procuratore del Re di Trapani, di cui si disse che era stato scelto dall’on. Crispi come successore del Lucchese al posto di fiducia di Questore di Palermo, venne invece anzichè promosso e premiato pei suoi meriti, traslocato d’improvviso in un Tribunale di poca entità della provincia di Messina, non ricordo bene se a Patti o a Castroreale. Perchè? La voce più accreditata sulla causa della punizione è la seguente: egli in una causa in cui stavano di fronte un maresciallo dei carabinieri ed un privato cittadino aveva reso giustizia al cittadino, e ciò facendo non solo aveva mancato di rendere un servizio al governo, ma aveva anche indispettito un deputato siciliano dei più reazionarî, che proteggeva il maresciallo e che negli ultimi tempi esercitava un insolito ascendente nelle sfere ministeriali...
In Banche e Parlamento, quasi presago dei futuri avvenimenti, avevo detto che in Sicilia più che altrove era notorio il servilismo della magistratura verso il governo. Tale servilismo nell’isola aveva le sue non nobili ma continuate tradizioni—interrotte per un momento dal conflitto Tajani-Medici—delle quali il senatore Zini riporta parecchi dati, tra cui impudente una lettera del Procuratore Generale Morena, che parla come della cosa più semplice e corretta di questo mondo «di detenuti, che non sono a disposizione dell’autorità giudiziaria e sul conto dei quali egli confessa di non potere prendere alcun provvedimento perchè non può mettere la falce nella messe altrui (?!) e consiglia impertanto di rivolgersi al Prefetto o a S. E. il Ministro dell’interno.» (Dei criterî e dei modi di governo della sinistra. Bologna, 1880 p. 45).
Gli ultimi avvenimenti e i consecutivi processi della Sicilia hanno distrutto, se pur ne avanzava, l’ultimo residuo della buona fama della magistratura in quanto a senso di giustizia e ad indipendenza. Ed è da avvertire in proposito che le numerose assoluzioni dei membri dei Fasci, nel periodo precedente alla proclamazione dello Stato di assedio, che potrebbero invocarsi come una prova in contrario, perderono di efficacia perchè controbilanciate da altrettante condanne in casi perfettamente identici: sicchè le prime non servirono, che a rendere più evidente la ingiustizia delle seconde, la mancanza di un unico ed esatto criterio giuridico e il servilismo dei più.[65]
LA MAGISTRATURA DOPPIAMENTE COLPEVOLE