La maggior parte di queste affermazioni rappresentano calunnie tanto odiose, quanto ridicole. Per quella piccola parte di vero che c’è dirò che bisogna non conoscere il cuore umano per meravigliarsi che l’ambizione si annidi nel cuore di qualche giovane intraprendente: essa anzi è un grande stimolo a mutare ed a progredire; e senza ambizione si può dire che non vi sono nell’attuale organizzazione sociale se non gl’inetti e i disgustati dalla vita pubblica. Tutto sta nel modo come si esplica e si cerca di soddisfare; e in quanto a questo, io che conosco quasi tutti i giovani, che stavano alla testa dei Fasci dei lavoratori posso assicurare con serena coscienza, ch’essi sono davvero eccellenti nella grandissima maggioranza.[7]
LA JEUNESSE DORÉE SICILIANA
E non a torto l’on. Comandini ha descritto, in una delle sue corrispondenze, la jeunesse dorée del socialismo siciliano, simpaticamente, come dedita allo studio e alla propaganda. Il caso non è nuovo e non deve affatto sorprendere. Chi non ricorda il lavorio di demolizione di tutte le vecchie credenze che venne fatto in Francia nel secolo scorso da buona parte della jeunesse dorée? E chi non sa che al nihilismo i martiri e gli eroi più belli vennero dalla borghesia e dalla aristocrazia?
In quanto alla ingerenza e all’influenza della mafia e del brigantaggio, l’accusa è iniquamente bugiarda. Qualche ammonito, e davvero pochi, faceva parte dei Fasci; ed a me che una volta deplorai il fatto si rispose: «dunque non si dovranno mai riabilitare? E perchè si meravigliano di qualche ammonito ch’è nei Fasci se hanno mandato Tanlongo in Senato e tanti ladri del pubblico denaro stanno in Parlamento? E perchè desta tanto scandalo un disgraziato che violò la legge per miseria per ignoranza e viene da noi paternamente accolto, mentre si trova regolarissimo che il Barone Tizio sia sindaco, sebbene abbia passato qualche anno in carcere sotto gravissima accusa; e il Conte Filano tenga ai suoi ordini, come bravi, i peggiori mafiosi dell’isola? Cristo, del resto, impone il perdono!»
Questo linguaggio semplice, onesto, elevato fu tenuto anche a Piana dei Greci a Rossi della Tribuna.
Mi piace aggiungere che a me consta, che alcuni ammoniti da che erano stati ricevuti nei Fasci avevano tenuto una condotta irreprensibile. E il fenomeno non è nuovo, per quanto possa sembrare strano a coloro che non conoscono il cuore umano. Ci fu in Sicilia nel 1893 un leggero aumento nella delinquenza; ma fu anche maggiore in gran parte del continente senza che vi fossero Fasci, ma per le cause sociali generali.
LE ACCUSE STOLTE E I FATTI
Se s’ingannano da pessimisti le autorità politiche e le classi dirigenti, o vogliono ingannare, non si appone neppure al vero il Bosco nella parte in cui si abbandona ad un ingenuo ottimismo e adduce come fattori concomitanti del progresso del socialismo in Sicilia lo sviluppo intellettuale e morale delle masse. Questo sviluppo è tale meschina cosa che davvero non avrebbe potuto dare i risultati che gli vengono attribuiti. L’analfabetismo e la delinquenza—negli omicidî Caltanissetta e Girgenti hanno il primato assoluto—nell’isola sono altissimi, e la lasciano a grandissima distanza dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dove il socialismo è assai meno rigoglioso in questo momento.[8]
Ispira simpatia il caso citato dal Rossi della Tribuna di quei socî del Fascio, poveri anch’essi, che si quotizzarono per ricomprare il mulo al compagno che l’aveva perduto, come si farebbe nella Zadruga degli Slavi meridionali. Ma il caso isolato non autorizza affatto il Bosco a scrivere: «Moralmente il nostro contadino è di molto migliorato. Egli a poco a poco va spogliandosi della laida veste dell’egoismo e sente vivo l’amore pel prossimo; egli che non comprendeva nemmeno l’amore per la famiglia, ama oggi il fratello di dolore e lo aiuta in tutto quello che può. E di azioni veramente altruistiche, che indicano un grande progresso morale, potremmo citarne a centinaia(!!)»