Il Tribunale non poteva mostrarsi più sapiente nelle storiche e politiche discipline confondendo i tumulti con le rivoluzioni; inchiniamoci riverenti innanzi a lui e procediamo oltre.

E procediamo oltre concedendo ciò che in verun modo è dimostrato: concediamo che ci sia stata la cospirazione con tutti i suoi estremi: concerto, unità d’intenti, mezzi idonei e determinati per conseguirli. Anche in questo caso nè il processo era giustificabile, nè la condanna era conforme a giustizia secondo i Codici.

Un’alinea dell’art. 134 del Codice Penale stabilisce: «va esente da pene chi receda dalla cospirazione politica prima che si cominci l’esecuzione del delitto e prima che sia iniziato il procedimento.»

IL RECESSO DALLA COSPIRAZIONE

Ora dato che cospirazione ci fosse stata, l’esecuzione non era cominciata per confessione stessa del magistrato ordinario che istruì, e del Tribunale militare che giudicò, poichè non venne imputato agli accasati alcuno degli attentati politici previsti dagli articoli 104, 117, 118, 120 e 128 del Codice penale e vi fu il recesso prima che fosse iniziato il procedimento, col manifesto del 3 gennaio.

L’ordinanza della Camera di Consiglio che sentiva di non potere rinviare i socialisti innanzi il Tribunale militare non considera il manifesto come un recesso, ma lo chiama un’abile ritirata e ne adultera il significato considerandolo come un recesso dall’attentato, giammai dalla cospirazione, tanto più che gli accusati sono rimasti più affratellati che prima.

E che cosa significa recesso dall’attentato se di attentato non furono mai accusati gl’imputati? E perchè non smettere ogni ipocrisia dichiarando con franchezza che lo affratellamento equivale a cospirazione? Tali loiolesche distinzioni non possono che disonorare sempre più una magistratura, che ha perduto ogni prestigio e che è venuta meno alla sua funzione, non sapendo che rendere servigi al governo. Il compianto Eula oramai, si affretterebbe sdegnato ad uscirne.

E non si può che disprezzare di più questa magistratura che il recesso dalla cospirazione tramuta capricciosamente in recesso dall’attentato e che il contorcimento illegittimo aggrava colla menzogna, perchè insinua con volgare indeterminatezza di frasi e di pensiero che il manifesto, l’abile ritirata, sia stata suggerita dalle energiche misure del governo, dallo Stato di assedio e dall’arrivo delle forze militari.

No, o illustri Iaghi della magistratura: la vostra rimane una menzogna.

Il manifesto precedette la proclamazione dello Stato di assedio e lo sappiamo dalle spie del governo, che ci dissero dell’animata discussione tra De Felice, che voleva favorire il movimento e gli altri membri del Comitato, che volevano e riuscirono a fare accettare al primo il consiglio della calma; il manifesto non potè essere imposto dal timore dell’arrivo delle forze militari, perchè queste non furono in Sicilia che verso la metà di gennaio, quando già gli accusati erano in prigione da parecchi giorni, sotto processo e predestinati alla condanna.