Rimanga dunque a voi tutta l’onta dell’opera vostra o magistrati degni di una istituzione che muore!
Non contenta del contorcimento tormentoso del significato dei fatti, per farli entrare nelle maglie del Codice penale; non contenta del mendacio per togliere ad essi il valore, che non osano negare; la magistratura di Palermo completò l’opera sua colla manifesta contraddizione nelle accuse. Temendo che la preda potesse sfuggirle pel capo della cospirazione, le imputa anche lo eccitamento della guerra civile.
L’accusa contemporaneamente portata su di alcune delle vittime designate non la esamino dal lato giuridico, poichè qui è evidente che se c’era cospirazione politica non ci potea essere eccitamento alla guerra civile: un reato esclude l’altro; ma passando sopra alla contraddizione in cui incorsero e istruttoria, e requisitoria e sentenza che tra i due reati contraddicentesi videro un nesso come tra causa ed effetto, bisogna dimostrare che di eccitamento alla guerra civile, da per sè solo, non erano colpevoli gli accusati.
LA PAROLA RIVOLUZIONE
Anzitutto, si rilevi che si volle trovare un substratum per l’accusa nelle ripetute dichiarazioni in favore della rivoluzione senza considerare che, dinanzi alla filosofia della storia ed alla politica, questa parola ha un significato ben diverso da quello connesso all’atto materiale, che si compie per rovesciare un governo. Si dicono convinti rivoluzionarî tutti i socialisti marxisti, che rifuggono dai tumulti e dalle violenze; e tali si dicono impunemente nei discorsi, nei giornali, nei libri. Perchè non processare tutti coloro che rivoluzionarî in tale senso si proclamano? E in tale senso il più grande reo in Italia fu Giuseppe Ferrari, che scrisse sinanco la Filosofia della rivoluzione e che invece di essere tradotto sullo sgabello degli accusati, venne innalzato agli onori del Senato, non ancora prostituito.
BISOGNA AVER FEDE NEL PARLAMENTARISMO
Nel De Felice non solo si volle colpire il rivoluzionario, ma anche colui, che non ha fede nel parlamentarismo.
Ciò fecero, perchè i giudici non frequentarono mai Montecitorio; se lo avessero frequentato o non avrebbero imputato a colpa del rappresentante di Catania questa sua mancanza di fede nel parlamentarismo, o avrebbero fatto una retata di deputati di lui più scettici e avrebbero dovuto sopratutto fare il processo alla memoria di Agostino Depretis.
Ma De Felice non è semplicemente questo sereno osservatore del corso degli avvenimenti, che inneggia alla rivoluzione come complemento necessario, fatale, di una serie di trasformazioni economiche, politiche e morali; no, egli ha predicato la rivoluzione materiale e immediata: lo ha fatto a Pedara. Egli a Pedara ripetè i versi popolari:
A rivederci maschere pagate.
A rivederci illustri mangiapani,
A rivederci sulle barricate!