Oh! perchè dunque non si processa l’autore di questi versi incendiarî e si lascia Olindo Guerini ai suoi studî prediletti? perchè non si processa Giosuè Carducci che versi più pericolosi scrisse prima che ponesse piede a Palazzo Madama? Perchè non si allontana dall’insegnamento inteso a formare le madri italiane, Ada Negri, che ha eccitato alla ribellione contro il mondo borghese, mondo d’oche e di serpenti, mondo vigliacco? perchè non si mandarono e non si mandano in galera le migliaia d’italiani, che ripeterono e ripetono le fatidiche parole di Beppe Giusti sull’invocato Dies irae?

CASO STRANO...

Ma vedi caso strano: dovunque vanno i pericolosi eccitatori, dovunque esercitano indiscutibile e forte influenza, ivi si conserva la calma e non viene turbato l’ordine. Dunque eccitarono alla calma! Gli eccitatori, i sobillatori hanno pronunziato centinaia di discorsi; ma non si trova da incriminare che quello di Casteltermini, per cui la Camera di Consiglio del Tribunale penale di Girgenti non trovò luogo a procedere, e l’altro di Pedara... pei versi dello Stecchetti. E chiunque ha parlato alle masse, improvvisando, forse anche Rugero Bonghi—non si dica poi se parla Francesco Crispi—raramente evita gli scatti improvvisi, le frasi roventi, gli appelli all’azione energica salutare, necessaria. E l’applauso caloroso, sincero, spontaneo che accoglie le parole vibrate dell’oratore lo eccitano, lo trascinano irresistibilmente verso maggiore accentuazione di frasi. Solo i magistrati italiani ignorano questi elementi notissimi di psicologia popolare e questi fenomeni di contagio psichico, che talora trascinano i più miti.

Si svolgono numerosi i processi innanzi i Tribunali militari e fra tanti sobillatori non se ne trovano che due soli socialisti, aderenti o dirigenti il moto dei Fasci: l’avv. Sparti a Misilmeri, che fu assolto; B. Verro per Lercara, che venne condannato colle prove che furono esposte nel precedente capitolo.

La connessione diretta tra lo eccitamento dei sobillatori e i moti di Sicilia si volle maggiormente riconoscere nell’azione di De Felice, e con una smemorataggine sorprendente si dimenticò che il colpevole nel periodo più agitato e dei più frequenti tumulti, dal 20 Novembre al 28 Dicembre, non si mosse da Roma.

I MANIFESTI

E c’è di più. Il manifesto del Comitato centrale col quale si consiglia la calma non è atto isolato o semplicemente palese e destinato ad ingannare le vigili autorità politiche; no, dal processo risulta che altri manifesti precedettero il primo e nello stesso senso e che le lettere private sono inspirate agli stessi sensi.

L. Macchi, vice presidente del Fascio di Catania, ritenuto il più fedele interprete di De Felice, in data del 31 Dicembre, prima della riunione del Comitato, aveva diramato questa lettera caratteristica:

FASCIO DEI LAVORATORI

CATANIA