Il governo italiano, che successe alla Dittatura, ad un elevato fine economico-sociale ne sostituì uno puramente fiscale: e col censimento, che seguì alla soppressione delle corporazioni religiose, si costituì una risorsa finanziaria compiendo una vera spogliazione a danno dei Comuni, cui accordò in teoria un quarto della rendita dei beni delle suddette corporazioni—assottigliata da imposte e prelevazioni di ogni sorta—ma in fatto la negò con ogni sorta di tergiversazioni e di litigi.[10]

SI MANCA IL FINE

Coll’incameramento e col censimento eseguito con criterî fiscali, dal punto di vista sociale il progresso fu poco, perchè alle corporazioni nelle proprietà della terra si sostituì a poco a poco il grande proprietario, checchè ne abbia pensato il Prof. Corleo, ch’era un poco interessato a difendere il modo come s’era praticato il censimento; il competente Prof. Basile, anzi, arriva a dire, «che si sono vendute tutte le terre appartenenti una volta alle manimorte e sono state acquistate da proprietarî oziosi, da far comparire manivive i monasteri di una volta.» (La quistione dei contadini in Italia. Messina 1894).

L’ASSENTEISMO

Dal punto di vista economico l’isola subì tutte le conseguenze dell’assenteismo; poichè il prodotto della terra e del lavoro—in gran parte sotto forma di canone—emigrò tutti gli anni al di là dello stretto per essere consumato a Roma e nell’alta Italia, dove per ragioni geografiche, politiche e militari lo Stato spende una somma maggiore di quella che vi esige.

L’assenteismo—quest’altro male caratteristico dell’Irlanda—generato dal governo in Sicilia, si complica per dato e fatto di alcuni privati, che vi hanno grandi possessioni—Duca d’Aumale, duca di Ferrandina, duca di Monteleone, Principe di Trabia, Principe di S. Elia, Principe di Belmonte, ecc.—e che vivono, i più, nel continente italiano, in Francia o in Ispagna. I danni enormi economico-sociali dell’assenteismo vennero riconosciuti da tempo dal Sonnino, dal Baer (nel suo eccellente studio sul Latifondo in Sicilia nella Nuova Antologia del 15 aprile 1883) e di recente dal Cavalieri, da Monsignor Carini, dal De Rosa, ex-prefetto di Caltanissetta, dal senatore Faraldo, ex prefetto in Sicilia (Alcuni riflessi sui casi succeduti in Sicilia) ecc. ecc.

Questa causa di depressione economica, che agiva lentamente, da recente fu resa più energica colle facilitazioni allettatrici, che accordò lo Stato per lo affrancamento dei censi sui beni dell’asse ecclesiastico; i cui possessori assunsero impegni superiori alle loro forze, s’indebitarono—e contribuirono ad accrescere le immobilizzazioni bancarie—e mandarono al centro, non il reddito annuo ma l’importo delle terre censite e sottrassero alla vita economica del paese un ingente capitale.

In questo modo si crede, ed a me pare che la credenza sia giustificata, che l’isola abbia dato all’Italia più di quanto ha ricevuto; ed ha sicuramente ricevuto meno di quanto le si doveva sotto forma di strade, che sarebbe stata la più utile delle restituzioni sotto tutti gli aspetti. Lo Stato, altresì, a cagione della sua organizzazione centralizzatrice sino all’assurdo, agisce sulla periferia come una pompa aspirante, che restituisce solo in minima parte ciò che ne assorbe.

LE CONDIZIONI DI PUBBLICA SICUREZZA