Quali fossero le cause vere della sobillazione era noto ai magistrati, all’avvocato fiscale, al Tribunale, al Re, oltre che ai suoi ministri responsabili.

Il Re, nel ricevere la commissione parlamentare a Capo d’anno, aveva manifestato il suo dolore per le sofferenze del popolo siciliano sobrio, nobile, generoso derivanti dalla crisi agraria.... Il colonnello Pittaluga, un valoroso dei Mille, aveva saputo discernere tra responsabilità politica e responsabilità giuridica dell’on. De Felice, e aveva saputo additare le cause complesse—precipua quella economica—«che avevano acuito la sensibilità nervosa del popolo, rendendolo pronto all’incendio, come il filo elettrico è pronto a ricevere la scintilla». Gli odî e le ire dei partiti locali erano comparsi sulla scena in modo ineccepibile nei singoli processi e per numerose testimonianze nel processo mostruoso. La sentenza che chiude mostruosamente il processo De Felice e C.i riconosce «che le popolazioni erano incolte, impoverite: i lavoratori rozzi, ignoranti, abbrutiti dalla miseria.....»; questa stessa sentenza, infine, constata «che le masse spinte alla guerra civile non avevano senso politico, agognavano il benessere, tanto vero che portavano i ritratti dei sovrani ed erano tenute allo scuro del fine ultimo dei cospiratori e non si ebbe un solo grido, che accennasse ad abbattere i poteri dello stato».

Dopo queste testimonianze, confessioni e constatazioni, con quale logica, con quale lealtà, con quale senso di giustizia si fece risalire la responsabilità dei moti apolitici, ad una organizzazione e ad un Comitato essenzialmente politico, la cui azione non fu dimostrata in verun dei singoli fatti dolorosi, che funestarono la Sicilia?

LOGICA OTTENTOTTA

Eppure si condannano gli accusati! E il Tribunale di guerra condanna tagliando colla spada tutte le più gravi quistioni giuridiche, respingendo tutte le pregiudiziali sollevate, quantunque convinto che solo alcune di esse non avevano fondamento. Dunque lo avevano le altre? E il Tribunale di guerra condanna colla logica ottentotta che si può riconoscere in questo brano della sentenza: De Felice e C.i volevano avvalersi del disagio economico, delle cattive amministrazioni locali, dell’istintivo odio dei lavoratori contro i proprietari; e la loro intenzione si argomenta dalla costituzione dei Fasci!

E difatti, che bisogno avevasi di costituire i Fasci «quando avrebbero potuto servirsi, pel vantaggio dei lavoratori, delle società operaie esistenti?» Sono parole testuali della sentenza! E il Tribunale di guerra condanna avvolgendosi in una serie inestricabile di contraddizioni giuridiche e di violazioni della legge e sostituendo alle prove le supposizioni e le gratuite asserzioni; affermando pienamente constatate tutte le accuse, ritenendo che i capi dei fasci erano facinorosi disposti a tutto, creando di sana pianta un Comitato esecutivo dei Fasci quale emanazione diretta dal Comitato centrale, stabilendo che programma dei Fasci era la rivolta e la guerra civile, e che c’era l’ordine diretto del Comitato centrale di far sollevare in maggio le masse preparate e pronte!

L’ORDINE DI CONDANNARE

Questa sentenza è al disotto di ogni discussione e disonorerebbe qualunque magistrato, anche dei peggiori tempi della servitù: il Tribunale militare potè emetterla, perchè la disciplina nell’esercito sostituisce tutto: prove, ragionamenti, giustizia; e il Tribunale dovette ricevere l’ordine di condannare. Dovette essere ben grande l’amarezza di G. De Felice nel sentirsi condannare da un Tribunale militare italiano, quando era stato assolto il suo antenato, che portava il suo stesso nome, dal Tribunale statario borbonico sedente in Siracusa nel 1837 e sotto il regime dello Stato di assedio! Ma allora in Sicilia comandava Del Carretto: oggi in Italia governa Francesco Crispi.....[74]

LA VERA COLPEVOLE