Certamente non sarò io che troverò tutto da lodare e crederò che possa in tutto soddisfare ciò che espone il generale Corsi, in quanto a riforme economiche, amministrative, politiche e morali da attuarsi immediatamente in Sicilia, (p. 356 e 357): nè dimenticherò che egli, conservatore, non vede con simpatia tutto ciò che sa di libertà, e non nasconderò che egli ha idee erronee sullo sciopero e sui rapporti economici che possono correre tra lavoratori e proprietari e sui modi di trasformarli e di migliorarli.
IL PROGRAMMA DEL GENERALE CORSI
Bisogna, però, riconoscere che non ostante i suoi errori e i suoi pregiudizî il generale Corsi era animato da uno squisito senso di umanità e di equità. Se ne giudichi da questo brano del suo libro, che sembra precisamente il programma di azione immediata di un generale italiano, munito di poteri straordinarî e mandato in una regione per ristabilirvi l’ordine materiale e morale ad un tempo: «La suprema autorità militare nell’isola—egli scrive—tutto ben ponderato, aveva compreso sin dal primo momento che l’opera sua doveva essere sopratutto e in sommo grado civile, cioè di pacificazione e concordia tra le classi sociali, che gli agitatori (?) traevano a nimicizia. Quei tanti ufficiali, che si spandeano pei paesi dovevano essere altamente pacieri, apostoli di fratellanza tra genti divise, che si guardavano in cagnesco, esigenti gli uni, ripugnanti gli altri; dovevano mantenersi rigorosamente neutrali, benigni con tutti, di modo che non sembrasse che le truppe fossero adoperate a sostegno degli interessi dei possidenti e contro le giuste rivendicazioni dei proletarî.
«Dovevano insomma far la parte, che avrebbero dovuto fare i buoni cittadini se avessero saputo, o potuto, o voluto farla.» (Sicilia p. 366 e 367).
Questi nobili intendimenti del generale Corsi erano conosciuti in alto e avrebbero dovuto indicarlo come Regio Commissario straordinario, se in Sicilia davvero si avesse voluto fare opera civile di pacificazione e di giustizia! Si dirà che al Corsi non vennero affidati i pieni poteri, precisamente perchè il suo onesto pensiero era conosciuto?
IL PROGRAMMA DEL GENERALE MORRA
Non voglio divagare nel campo delle ipotesi, che potrebbero riuscire di disdoro a chicchessia: ma che tale ipotesi abbia qualche fondamento si può argomentarlo dalla denunzia—fatta dall’on. Saporito-Ricca—della citata circolare dell’antico Comandante del XII Corpo di armata, nella quale si prescriveva di non adoperare le armi contro nessuno in nessuna occasione. Certo è poi, che il generale Morra adottò e svolse un programma del tutto opposto a quello del suo predecessore: programma di odio, come per rinfocolare quello grande già esistente: programma d’iniquità, parteggiando per i proprietarî e per le classi dirigenti contro i lavoratori.
UN GIUDIZIO DELLA “TRIBUNA„
Esagero, calunnio? Si ascolti non la mia, ma la voce del giornale ufficioso più autorevole che ci sia in Italia e che nella sua amarezza lascia comprendere che se in alto si è soddisfatti dell’opera soldatesca del generale Morra, nelle sfere ministeriali, invece si è assai malcontenti della sua opera civile. «Il paese—dice la Tribuna—attendeva da lui un principio di pacificazione. Era in condizioni di ottenerla. Tutte le vie gli erano aperte: autorità altissima, eccezionale, senza opposizioni burocratiche, senza difficoltà e opposizioni locali, perchè i Consigli comunali erano o sciolti o in sua potestà: con un popolo in parte fatto docile dai suoi soldati, in parte dal lato dei proprietari, ancora sotto la paura delle recenti ribellioni, il generale Morra poteva mettersi in mezzo, arbitro e paciere, e svolgere tutto un programma di trattative e di accordi.
«Hanno detto che il male maggiore della Sicilia era la tirannia dei subbaffitti, contro la quale ferocemente i contadini si ribellavano: ed egli poteva e doveva andare man mano sui luoghi e istituire Commissioni di probiviri e veder di comporre, di accomodare, di migliorare i contratti agrari.