«Egli doveva e poteva percorrere l’Isola città per città, paese per paese, studiare le ragioni particolari di avversione, di opposizione, le cagioni dalle quali le ribellioni, gli incendi, le uccisioni erano scaturite, e udire, e prendere consigli e rimediarvi e provvedere.

«Era questa opera nobile e santa.»

«L’ha compiuta; ha tentato neppure di compierla il generale-dittatore?

«Imponiamoci, guardando alle cose siciliane, una doverosa serenità; facciamo un bilancio spassionato delle condizioni dell’isola.

«L’ordine è ristabilito in Sicilia; era difficile ottenerlo senza che la libertà dovesse coprirsi d’un velo.

«Ma la questione siciliana non era soltanto contenuta in questa semplice enunciazione: ristabilire l’ordine materialmente.

«Conveniva e conviene rimuovere le cause dei tumulti siciliani, le quali ormai sono note; conveniva e conviene migliorare le condizioni dei lavoratori siciliani.

«Ma questo è avvenuto, che come il generale Morra si è manifestato impari alla missione che gli era stata affidata, così questa legge dei latifondi siciliani è rimasta indiscussa per la chiusura della Camera.

«E la questione della tranquillità pubblica in Sicilia è rimasta risolta solamente a mezzo.

«L’ordine regna in Sicilia, ma un po’ come a Varsavia. Le popolazioni sono quiete, ma attendono ancora che siano mantenute le promesse del Governo intorno al miglioramento delle condizioni dei contadini.» (n. 194, 15 luglio 1894).