E collo stesso on. Di San Giuliano, che fu seguito dagli on. Comandini e Ferrari—contro il parere degli on. Saporito, Fortis e Damiani—mi trovo pienamente di accordo nel ritenere che ai mali della Sicilia si deve porre riparo con leggi speciali, ricorrendo ai veri criterî sperimentali. Non bisogna affidarsi alla uniformità delle leggi per tutta la nazione, perchè la uniformità rappresenta un vero letto di Procuste.

Da questo fedele riassunto della discussione parlamentare si detegge che di tutte le cause dei moti della Sicilia, frammentariamente, venne riconosciuta l’azione persistente, dagli uomini più temperati, dagli amici delle istituzioni, dai più devoti al ministero dell’on. Crispi; riconoscimento, che indirettamente eliminò la responsabilità dei Fasci dei lavoratori e della propaganda socialista.

La nota discordante non mancò, però, e venne portata alla Camera dagli on. Saporito-Ricca e Nasi.

L’ON. SAPORITO

L’on. Saporito, sorpreso del profondo perturbamento dell’ordine pubblico, maggiore che nelle precedenti rivoluzioni—e sorpreso perchè mai forse aveva posto attenzione all’indole dei moti puramente sociali—negò la spontaneità del movimento, lo attribuì interamente ai Fasci ed ai sobillatori e proclamò essere fandonie, ed ingiurie ingiuste e gratuite le asserzioni dei precedenti oratori. Si dichiarò soddisfatto dell’opera del governo, e nello Stato di assedio vide il rimedio supremo a tutti i malanni!

La stessa tesi precedentemente era stata svolta dall’on. Nasi, con lusso di particolari e con aneddoti ameni e piccanti, con una forma spigliata e talora elegante; sicchè il suo discorso dal punto di vista oratorio si può considerare come il gran successo della discussione.

LA SICILIA SECONDO L’ON. NASI

Secondo l’on. Nasi in Sicilia non c’era fame, vi erano minori che altrove le sofferenze economiche, il salario non era inferiore di altrove, il lavoro delle miniere di zolfo non era più duro che altrove, le amministrazioni comunali non andavano più male che altrove, il dazio sulla farina non aveva influenza prevalente ed uguale sul prezzo del pane; il governo non aveva le responsabilità che gli erano state addossate, nemmeno quella dei cattivi funzionarî mandati nell’isola, i quali avevano fatto sempre il proprio dovere; non c’era, infine, una quistione siciliana poggiata su cause politiche, economiche, amministrative.

I nuovi piagnoni avevano tutto esagerato, e tutto il movimento si doveva esclusivamente alla azione dei sobillatori, la cui propaganda socialista non era che una mistificazione, e che i Fasci dei lavoratori, non raccoglievano che ambiziosi e malcontenti.

Date queste premesse chiunque si sarebbe atteso, che l’oratore avrebbe conchiuso con un inno al governo e colla raccomandazione di lasciar correre tutto per la sua china, come pel passato. Nossignori! L’on. Nasi si dichiarò contrario al governo, non solo, ma stigmatizzando le infeconde lotte parlamentari profetizzò che il ritardo nel presentare opportuni rimedî porterà a conflitti terribili e pose termine al brillante discorso come tutti gli altri oratori socialisti e radicali, promettendo che in un possibile conflitto egli, con tutti gli uomini di cuore, si sarebbe schierato dalla parte del popolo.