E così la Camera dette l’ultimo passo sulla via dell’approvazione degli arbitri sterminati, e accettando i comodi ed onesti scrupoli dell’on. Palberti, lasciò che governo e Cassazione vedessero loro in quanto alle competenze dei Tribunali militari; e l’una e l’altra provvidero... nel modo conosciuto.
UNA FARSA INDEGNA
Tutto questo era fatto per rattristare profondamente l’animo di coloro che amano la libertà e che vorrebbero vedere l’Italia procedere per le vie della rettitudine in politica e nel delicatissimo campo della amministrazione della giustizia; ma la Camera e il governo nello stesso giorno in cui si passava sopra a tutte le illegalità e le enormezze commesse in Sicilia, recitava una farsa che destava una nausea invincibile: nel giorno 9 marzo infatti, dopo avere emesso l’autorizzazione a procedere contro l’on. De Felice, averne convalidato l’arresto e consentito che venisse sottratto ai giudici naturali e sottoposto ai Tribunali militari, con una ipocrisia veramente fenomenale respinse due altre domande di autorizzazione a procedere contro lo stesso on. De Felice per due discorsi-reati pronunziati a Pedara e a Casteltermini, e che formavano parte integrale dell’accusa che lo condusse innanzi al Tribunale di Palermo e da questo alla reclusione per diciotto anni...
Due cose in questa farsa indegna furono notevoli: la generosità dell’on. Crispi che dichiarò disinteressarsi di queste due altre domande di autorizzazione a procedere e la premura delicatissima dell’on. Canegallo, che volle si sapesse dalla Camera e dal paese che esso in seno alla Commissione, contro la maggioranza, aveva votato in favore della concessione. All’uno e all’altro la corona civica non dovrebbe mancare.
Verso la Camera dei deputati fui severo nel libro Banche e Parlamento, esaminandone la condotta e la responsabilità nelle quistioni degli scandali della Banca Romana e in quella della legge sul riordinamento degli istituti di emissione; non potrei essere altrettanto severo in questa occasione dei casi di Sicilia, quantunque non siano stati meno ingiusti e meno esiziali alla vita pubblica italiana i voti dati secondo le richieste e la volontà del governo.
PERICOLI DI CIÒ CHE SI CREDETTE RIMEDIO
Non mancarono i deputati servili, quei deputati che furono in altri tempi fieramente flagellati dall’onorevole Crispi, che votarono favorevolmente al governo per l’abituale servilismo che li distingue per motivi non nominabili; ma giustizia vuole che io dica che molti altri, pur addolorati dello strazio fatto dello statuto e delle pubbliche libertà, approvarono l’opera del governo sotto l’incubo di preoccupazioni di ordine politico elevatissimo. In molti infatti era sincera la convinzione che gli eccessi commessi dal governo dell’on. Crispi, fossero una dolorosa necessità non solo per ristabilire l’ordine pubblico, ma anche per conservare l’integrità della patria! Essi che avevano un’idea iperbolica della entità dei pericoli corsi dell’Italia, guardarono al successo rapido e immediato del governo e ne rimasero ammirati senza guardare ai mezzi adoperati per ottenerlo. Invece, i mezzi sinora adoperati creano pericoli veri, e servono soltanto alla reazione bieca, che tanto più impunemente e sicuramente se ne giova in quanto che all’ombra del vecchio patriottismo e della qualità di siciliano dell’on. Crispi molte forze vive che avrebbero potuto opporre una diga o sono state neutralizzate anch’esse dalla paura dell’immaginario pericolo corso, o rimasero inerti perchè non sanno ribellarsi a chi considerarono per tanti anni come capo ed amico e che oggi riprovano in fondo dell’animo loro senza avere il coraggio di rendere palese il proprio pensiero.
Conosciuto il movente del successo parlamentare ed anche extra-parlamentare dell’on. Crispi, mi rimane l’ultimo compito increscioso: esaminare se esso rispondeva al vero e completare l’esame obbiettivo coi confronti storici invocati dall’on. Crispi a giustificazione della sua azione e ridotti alle loro giuste proporzioni, cioè a nulla, dagli on. Cavallotti, Altobelli, Comandini ecc.
LE GIUSTIFICAZIONI DEL GUARDASIGILLI
Che il pericolo in Sicilia per la integrità della patria fosse grande, più volte l’on. Crispi lo dichiarò, e fece comprendere che dell’ordine stabilito gli si doveva tanta se non maggiore riconoscenza quanto della spedizione liberatrice dei Mille. Il fatto, dall’on. Guardasigilli si tentò di giustificare con quella teoria di diritto pubblico, che ritiene legittimi lo Stato di assedio e le misure eccezionali a difesa della esistenza dello stato, come legittima ogni violenza si riconosce negli individui a difesa della propria esistenza. (Seduta della Camera dei Deputati del 28 Febbraio 1894).