BLUNTSCHLI E HOLTZENDORFF
Gli epigoni completarono l’accenno del Ministro Calenda dei Tavani facendosi forti dell’autorità di Bluntschli, che nei seguenti termini ha formulato tale teoria: «In tempo di guerra o di sedizione la istituzione del Consiglio di guerra, può essere una pubblica necessità per la salute dello Stato. Quando si tratta di salvare lo stato e la salvezza non è possibile senza violare i diritti dei privati od anche di tutta una classe della popolazione, allora il governo non può e non deve per risparmiare quella, far perire questo, ma deve anzi far tutto ciò ch’è necessario alla conservazione colla salvezza dello stato. Su di ciò si fonda il cosidetto potere eccezionale, il diritto di necessità del governo, che corrisponde al diritto di necessità del popolo.»
Nell’applicazione, questa teoria s’infrange di fronte alla quistione della misura e della opportunità di invocarla; poichè chi governa è sempre tentato di ricorrervi ad ogni difficoltà che incontra e che tanto più facilmente vi ricorrono gli uomini impari alla situazione. Il primo venuto, diceva Cavour, può governare collo stato di assedio!
Cavour in Italia non fa più scuola, è quasi considerato come un anarchico; i Tedeschi invece, sono di moda—s’intende, non quelli della democrazia sociale—e ad un Tedesco, perciò, ad un professore e Consigliere aulico me ne appellerò per mostrare le enormità di tale teoria e i pericoli, che si annidano in seno della medesima. A Bluntschli contropporrò Holtzendorff. Il quale osserva: che non c’è illegalità, non c’è attentato contro il diritto, che non si possa dorare sotto il pretesto dell’interesse dello stato. «Questa teoria del bene pubblico, colla sua pericolosa massima: salus publica suprema lex est, non offre alcuna base per la politica pratica... In nome di tale teoria ci fu un governo—non tedesco—che proibì l’uso dei fiammiferi, perchè facevano aumentare gl’incendî e in alcune parti della Germania non si permise ai contadini la danza più di tre volte in un anno per impedire la demoralizzazione!»
Lo stesso compianto professore dell’Università di Monaco, elevandosi in una sfera ancora più generale e più nobile, raccomandò quasi quell’azione cosidetta sovversiva presa oggi di mira da coloro che operano e legiferano in nome della salute della patria, scrivendo: «nei codici penali si perpetua il pensiero, che i sentimenti dei cittadini devono essere regolati e ordinati da parte dello stato e che l’eccitamento all’odio e al disprezzo stesso delle cose e delle istituzioni odiose e spregevoli merita tutti i rigori della legge.
«Alcuni Stati, che si dicono cristiani e tedeschi, obbliarono, sotto pretesto del bene pubblico, che l’apostolo condanna in nome della morale il fatto di non sapere odiare ciò ch’è male.» (Principes de la politique p. 116, 117 e 119).
Non si direbbe che queste parole dello scienziato tedesco siano state scritte a difesa di coloro, che furono accusati di eccitamento all’odio di ciò ch’era odioso e spregevole, del male, cioè: della oppressione dei lavoratori siciliani?
ROYER-COLLARD
Ma questa teoria non riesce semplicemente pericolosa ai cittadini, i cui diritti sono esposti all’arbitrio del governo; ma spesso riesce pericolosa al governo stesso, che la invoca; poichè il Royer-Collard—un altro pericoloso anarchico!—tanti anni fa ricordava, che le leggi eccezionali sono come i prestiti ad usura: presto o tardi chi se ne serve si rovina completamente. Già lo stesso Bluntschli parlò di un diritto di necessità del popolo, che sta di fronte e limita il diritto di necessità del governo e che corrisponde al diritto sopra costituzionale dell’Hallam. Quando il governo ricorse alle violenze delle leggi di eccezioni, come si fece sotto Carlo X colle ordinanze di luglio, e sotto Luigi Filippo colla proibizione dei banchetti parlamentari, il popolo rispose colle barricate e vinse. I casi della Francia si sono ripetuti e si potranno ripetere altrove...
CRISPI E LA “SALUS PATRIAE„