Qualche provvedimento che riesca indirettamente a tale miglioramento nei contratti agrarî non è difficile che prevalga, perchè contemporaneamente se ne avvantaggerebbero le classi dirigenti, che nell’attuale conflitto tengono, come suol dirsi, il coltello per il manico: tale sarebbe ad esempio la proposta sesta del Comitato promotore dei grandi proprietarî di Sicilia:—esenzione per legge dalle tasse di focatico, sul bestiame, bestie da tiro e da soma e ricchezza mobile per quei contadini che prendano stabile dimora nelle campagne—mentre mi sembra più difficile che possa passare la proposta settima colla quale si dimanda la riduzione del 50 % della imposta fondiaria sui latifondi nei quali verrebbero costruite case coloniche e adottati quei metodi di coltura razionale che sarebbero, caso per caso, stabiliti da apposite commissioni tecniche, nominate dal ministro di Agricoltura e Commercio.
E nello interesse dei grandi proprietari,—ma che indirettamente potrebbe giovare ai contadini, perchè indurrebbe più facilmente i primi alle enfiteusi—i senatori siciliani, con alla testa il principe di Camporeale, fecero votare dal Senato la istituzione di una Banca che si occupasse del riscatto dei censi a richiesta del proprietario, a somiglianza di ciò che già si pratica altrove.
Cessata la cieca venerazione per la proprietà privata col suo quiritario jus utendi abutendique, per il legislatore in Sicilia non riuscirebbe difficile il compito di creare una numerosa falange di piccoli proprietarî e poco più disagevole riuscirebbe l’altro della riforma dei contratti agrari.
ESEMPII DI LEGISLAZIONI STRANIERE
Gli esempi che ci somministra la legislazione straniera sono incoraggianti, come osserva il Cavalieri: Le Homestead Laws negli Stati Uniti, le leggi per l’Irlanda del 1881, altre leggi per la stessa Irlanda, per la Scozia e per l’Inghilterra—Small holdings Act, Allotments Act, ecc., ecc.—le colonizzazioni interne, le modificazioni alle leggi sull’enfiteusi in Germania, la quotizzazione dei terreni sabbiosi resistenti alla filossera in Ungheria e le più recenti proposte di leggi dell’Austria sulla cooperazione agraria e sulla redenzione dei debiti ipotecarî cogli opportuni temperamenti suggeriti dalle condizioni e dalle tradizioni locali, potrebbero riuscire di grande efficacia in Sicilia per migliorare la condizione dei contadini e i rapporti tra proprietari e lavoratori.
Da tempo, e prima che gli ultimi avvenimenti richiamassero sull’isola l’attenzione generale, proposte inspirate ai criteri informanti la legislazione straniera succennata, nel 1883—più di un decennio fa!—erano state avanzate dal Baer: il quale, sebbene schietto conservatore, arrivava sino alla espropriazione dei latifondi privati per distribuirli a piccoli lotti ai contadini.
VARRANNO A QUALCHE COSA?
Gli esempî stranieri e i consigli non sospetti condurranno a risultati pratici?
Non mi abbandono ad un alcun preconcetto pessimista nella previsione dei medesimi, ed espongo puramente e semplicemente i dati di fatto, che possano aiutare il lettore a formarsi da sè stesso un esatto concetto.
In quanto alla riforma dei contratti agrarî c’è poco da sperare dal Parlamento. Figuriamoci che si considerò come troppo ardito, quasi rivoluzionario, il progetto sulla mezzadria dell’on. Sonnino! E la sorte che correrebbe qualunque altro disegno meno anodino si può indovinarla dalle discussioni e dalle risoluzioni della Commissione nominata dal ministro di Agricoltura e Commercio e da quello di Grazia e Giustizia per istudiare precisamente la riforma di detti contratti agrarî.