Nelle legislazioni straniere c’è la preoccupazione di conseguire tale supremo intento ed oltre le Homestead laws degli Stati Uniti è noto «che lo Schäffle, che voleva davvero le piccole proprietà, non si è peritato di suggerire la proibizione di accendere ipoteche per la legittima ogni volta che dovevano colpire un già modesto fondo; in Prussia e in Austria si è giunti a costituire degli Höferolle, che rappresentano una specie di catasto speciale della piccola proprietà ai fini della sua conservazione; e nel Mecklemburgo si è provveduto non solo alla irredimibilità dei beni enfiteutici, ma anche alla loro trasmissione indivisibile». (Cavalieri, p. 60).

CIFRE ELOQUENTI

Questo bisogno di provvedimenti urgenti ed efficaci per la conservazione della piccola e media proprietà è più impellente per le provincie del mezzogiorno, e specialmente per la Sicilia e per la Sardegna come risulta con straziante eloquenza dalle cifre.

Su 100,000 abitanti nelle vendite giudiziarie nell’anno 1885 l’Italia settentrionale è rappresentata con 7,16, l’Italia centrale con 16,43, il Napoletano con 49,34, la Sicilia con 61,57, la Sardegna con 742,89.

Nel 1886, nel 1887, nel 1888, troviamo gli stessi rapporti e nel 1889 c’incontriamo con questi dati: l’Italia Settentrionale 8,21, l’Italia centrale 17,46, il Napoletano 77, la Sicilia 170,77, la Sardegna 1380,41!

E non siamo ancora negli anni ultimi, nei quali la crisi economica è terribilmente aumentata......

Ancora delle cifre! Per ogni cento vendite di mobili e di frutti pendenti, in quelle di valore non superiore a trenta lire l’Italia settentrionale è rappresentata da 7,69% l’Italia centrale da 6,57 il Napoletano da 33,53, la Sicilia da 26,41, la Sardegna da 29,28: in quelle non superiori a cinquanta lire, l’Italia settentrionale è rappresentata da 8,12% la Centrale da 8,60, il Napoletano da 12,76, la Sicilia da 17 e la Sardegna da 26,69. Nelle vendite per espropriazione forzata in quelle non superiori a 500 lire l’Italia settentrionale da 5,80, la centrale 7,27, il Napoletano 7,19, la Sicilia 9,45, la Sardegna 14,62; in quelle superiori a tale somma e non oltre mille lire l’Italia settentrionale dà 8,31 l’Italia centrale 7,80, il Napoletano 11,23, la Sicilia 16,60, la Sardegna 16,04.

Non avevo dunque ragione nell’affermare che da tali cifre risulta colla massima evidenza l’impellente dovere di provvedere alla difesa della piccola e media proprietà in Sicilia e in Sardegna; ed esse stesse non provano ancora una volta luminosamente che le condizioni economiche dell’isola sono generalmente più tristi di quelle del resto d’Italia, eccettuata la povera Sardegna?[90]

IL FISCO E GLI SFORZI LEGISLATIVI