PERFETTAMENTE INUTILE
Quando poi si considera che l’avidità del fisco italiano è la grande e generale causa della espropriazione e della graduale scomparsa della piccola e media proprietà si deve riconoscere che gli sforzi legislativi per creare l’una e l’altra sono un perditempo, anzi una crudele ironia e che è perfettamente inutile pensare a fare colla mano destra ciò che la sinistra deve affrettarsi a distrurre. E chiunque ha fior di senno e non si lascia mistificare dalle apparenze e dalle parole, dopo avere esaminato i provvedimenti ch’erano contenuti nella legge agraria dell’onorevole Crispi, meschinamente inspirati al concetto dell’Homestead, per ovviare al riassorbimento nel latifondo della piccola proprietà, dovrà coscienziosamente riconoscere che essi non corrispondono affatto allo scopo. Meglio si riuscirebbe con una politica generale casalinga ed economica.
PER L’INDUSTRIA ZOLFIFERA
Accanto alla questione agraria in Sicilia ce n’è una mineraria ancora più acuta. Nulla per essa, proprio nulla, ha fatto mai il governo italiano, che in questo di tanto si mostra inferiore al governo borbonico. E quanto ci sarebbe da fare risulta dai due progetti d’iniziativa parlamentare presentati l’uno dall’on. Ippolito De Luca e l’altro da me, nonchè dalle proposte della Sotto commissione dei Deputati Siciliani (Di Rudinì, Di San Giuliano, Colajanni). È da notarsi, per aggravare la enorme responsabilità del governo nella quistione mineraria, che la Sicilia non chiede alcun sacrifizio pecuniario al resto dell’Italia, a tutti i contribuenti; essa non chiede se non ciò che le spetta di pieno diritto; essa chiede che venga consacrato all’industria zolfifera ciò che questa dà allo Stato e che lo Stato indebitamente prende, cioè il prodotto del dazio di esportazione sugli zolfi. Dico che lo Stato lo prende indebitamente perchè dopo l’abolizione del dazio di esportazione sulla seta, chiesto ed ottenuto dai lombardi, quello sugli zolfi è il solo dazio di esportazione che resta in Italia e che pesa esclusivamente sulla Sicilia anzi su tre provincie soltanto dell’Isola. La parità di trattamento s’imponeva tanto, che l’abolizione di detto dazio chiesta dall’on. Pantano e da me nella Camera dei Deputati nel 1891, venne promessa dal ministro delle Finanze on. Luzzatti e la promessa fu riconfermata dall’on. Di Rudinì nel discorso di Milano. Le promesse!
Ora l’industria non chiede l’abolizione di quel dazio di uscita; ma domanda, ed ha diritto di ottenere, che se ne impieghi il prodotto a proprio vantaggio, lasciando anche un largo margine di profitto all’erario dello Stato ed altro maggiore creandogliene col risollevamento economico di una numerosissima classe di lavoratori, di speculatori, o di proprietari. Sarà ascoltata?....
Una circolare riservata dell’on. Boselli altra volta lasciava sperare che ad un lato della questione mineraria—quello della proprietà del sotto suolo e del sistema degli affitti angarici ed a breve durata—si cominciava a pensare nelle sfere ministeriali. Ma l’on. Boselli è passato alle finanze e il suo successore, on. Barazzuoli, propugnatore dell’anacronistico liberismo economico non dà alcun affidamento, che qualche cosa di bene si voglia fare. Egli anzi ha cominciato dal ritirare il disegno di legge sui consorzî obbligatorî, sulla brucia ecc. presentato prima dall’on. Lacava, e mantenuto dal Boselli e che pur riuscirebbe tanto utile all’industria!
E mentre il governo si mostra così incurante o così ligio a vieti principî economici—a meno che non si tratti di violarli nello interesse delle finanze—l’ingiustificabile rinvilimento nel prezzo degli zolfi continua vertiginosamente, gli scioperi forzati si succedono con allarmante frequenza, la miseria dei zolfatarî ha raggiunto proporzioni spaventevoli e non ostante lo Stato di assedio avvengono terribili attentati e delitti minerari che fanno ricordare i delitti agrari dell’Irlanda e della stessa Sicilia[91].
Le misure economiche-sociali dianzi cennate risolverebbero in parte la quistione Siciliana; ma la soluzione dovrebbe essere completata da provvedimenti di altra indole.
L’ANALFABETISMO
L’analfabetismo è una delle piaghe dell’isola, che va amorevolmente studiata e curata.