I vantaggi generali che si avrebbero da una buona istruzione impartita alle classi lavoratrici sono evidenti. Vero è che l’istruzione è un prezioso coefficiente per la propaganda socialista, anche quando riesca a creare un grande numero di spostati, come ha dimostrato il Bebel; ma non si dovrebbe ignorare che anche colla più crassa ignoranza non si sono evitate le ribellioni e i tentativi di rivendicazioni sociali; dalle guerre servili alle Jacqueries; dai moti di Ben Tillet in Inghilterra e dell’anabattismo in Germania e in Isvizzera, ai tumulti dei contadini del Napoletano nel secolo scorso e della Sicilia dal 1860 al 1894. Si rileva che l’analfabetismo non è rimedio efficace per impedire le esplosioni determinate dalle sofferenze dei lavoratori. Dalla storia invece si apprende che dovunque gli operai e i contadini hanno acquistato una certa coltura, ivi la lotta si è fatta pacifica, evolutiva, con manifesto vantaggio delle classi dirigenti.

Vero è che l’istruzione obbligatoria com’è attualmente organizzata, non dà risultati corrispondenti alla spesa che costa ai comuni; ma questo non autorizza a prendere occasione dall’insuccesso delle leggi attuali per domandarne l’abolizione o indicarla come spesa facoltativa ai comuni, come con mia sorpresa ha proposto un egregio scrittore.

Meglio sarebbe invocarne la riforma e comprenderla tra gli obblighi dello Stato assai più utilmente e più equamente che non si faccia col lasciargli l’insegnamento secondario ed universitario, ch’è un bisogno meno universale della istruzione elementare.

SI DICHIARA LA GUERRA ALL’ISTRUZIONE

Ma purtroppo le classi dirigenti o il governo non apprezzano in Sicilia i vantaggi della istruzione, non ne vedono che i pericoli. Ivi appena si affacciò sull’orizzonte la reazione trionfante fu dichiarata guerra a morte all’istruzione. L’odio che alcuni lords in Inghilterra manifestarono contro la istruzione e di cui parla Marx, si è ripresentato nell’isola, dove dapertutto quasi venne invocata la chiusura delle scuole serali istituite saviamente dai Fasci. Nella Sala Ragona non solo si protestò contro l’insegnamento universitario, che ha tendenze socialiste; non solo s’invocò che nelle scuole s’imponesse il catechismo ma quando un oratore parlò degli aggravi che l’istruzione obbligatoria impone ai Comuni si gridò con entusiasmo! abolitela! abolitela! E quel ch’è peggio i rappresentanti del governo si mostrano dello stesso avviso dei reazionarî grandi proprietarii della Sala Ragona.

NECESSITÀ DELLA RICOSTITUZIONE DEI “FASCI„

Tali riforme e tali provvedimenti dovrebbero essere coronati da un ultimo d’indole politica, che pur troppo incontra la più viva opposizione e nel governo e nelle classi dirigenti che spadroneggiano in parlamento e fuori: la ricostituzione dei Fasci dei lavoratori.

Se si tenesse conto delle savie considerazioni svolte dall’on. Di San Giuliano nel suo libro sulla opportunità di conservare i Fasci (p. 23 e 120) si converrebbe anche adesso da conservatori intelligenti che alla causa dell’ordine vero gioverebbe la ricostituzione di quei sodalizî, che rappresenterebbero tante valvole di sicurezza, tanti organi per la esplicazione legale dei bisogni e delle tendenze delle classi lavoratrici. Il Brentano ritenne che le Trade Unions—delle cui vicende si fece menzione—in Inghilterra furono un vero elemento di ordine e di conservazione sociale, e l’Howel ha dimostrato (Le passé et l’avenir des Trade Unions) che le grandi associazioni inglesi cessarono di essere causa di perturbamento dopo che vennero lasciate libere di svolgersi ed intraprendere le loro lotte contro il capitalismo pel miglioramento del salario dei loro socî.

IL MERITO DEI “FASCI„

Le dichiarazioni dell’on. Sonnino—ministro e non più semplice touriste—sulla iniquità del dazio di consumo e sulla ripartizione dei tributi locali avevano a sufficienza giustificata l’azione, anche tumultuaria, dei Fasci dei lavoratori; chi poi l’ha addirittura glorificata è stato l’on. Crispi colla presentazione del suo disegno di legge agraria. Se lo ha presentato, è segno che lo ritiene giusto e necessario, e se così è tutto il merito della sua iniziativa dev’essere restituito esclusivamente ai Fasci, che la propugnarono, che minacciosamente la chiesero e senza la cui azione non sarebbe venuta come non era venuta per trentaquattro! anni. Se quel disegno verrà ripresentato e trionferà, potrà il governo iniquamente continuare a mantenere in galera i capi e gli organizzatori dei Fasci dei lavoratori, ma esso stesso avrà loro innalzato un altare nel cuore dei contadini che alla loro agitazione e ai loro sacrifizî dovranno la terra tanto desiderata e invano per tanti secoli.