E questa solidarietà di fatto tra governo, proconsole e grandi proprietari è tanto più mostruosa in quanto che tra gli ultimi non si è levata sin ora una voce coscienziosa, autorevole, efficace contro la propria classe e in favore dei contadini, mentre in Irlanda non mancarono landlords, che dettero l’esempio della equità e del disinteresse, come risulta dalla relazione della Commissione presieduta dal duca di Richmond e che preparò la legge agraria del 1881 di cui fu segretario un grande proprietario irlandese, il colonnello King-Harman, che si mostrò tra i più energici e convinti nel propugnare la causa dei lavoratori della terra.

Il vicino passato e gli avvenimenti contemporanei adunque, se c’è sincerità nell’on. Crispi nel promettere il miglioramento dei contadini, dovrebbero indurlo a consentire la ricostituzione dei Fasci, che prima delle sue leggi varrebbero ad infrenare il mal volere dei grandi proprietari.

SINISTRI INDIZII

Ma per quanto ciò non sarebbe altro che il rispetto puro e semplice dei diritti riconosciuti dallo Statuto, nulla fa sperare che verranno rispettate queste leggi nostre, in sè stesse tanto inferiori in liberalismo alle straniere—come osservò l’Impallomeni—e c’è tutto da temere che si perdurerà nella reazione ignominiosa e pericolosa. Certe abbominevoli liste di proscrizione a me note, le leggi antianarchiche, la loro interpretazione—di cui si ebbe già un saggio nell’applicazione retroattiva pei reati di stampa—le decimazioni tra gli elettori popolari, i numerosi arresti arbitrarî, l’avviso dato dalla questura di Palermo al barone Colnago e ad altri socialisti di astenersi da qualunque agitazione e propaganda, la proibizione dei congressi socialisti di Carpi, di Bozzolo e d’Imola e cento altri sinistri indizî confermano un tale timore.

Ben so che c’è una circolare dell’on. Crispi, che invita le autorità ad interpretare nel senso più largo e meno illiberale le così dette leggi anti-anarchiche; ma ammesso pure che egli l’abbia dettata colle migliori intenzioni del mondo, se conosce uomini e cose del suo paese deve immaginare che le sue raccomandazioni, data la qualità delle nostre autorità di pubblica sicurezza, rimarranno lettera morta.

Nè questo è giudizio avventato suggerito dalla partigianeria politica: venne formulato in termini più severi da un amico del governo, da un alto funzionario dello Stato, da un conservatore infine, qual’è il Senatore Costa nella relazione sulle stesse leggi.

Ed ora prendiamo quanto di ottimismo ci rimane in fondo dell’animo e concediamo che governo e Parlamento concordemente si mettano all’opera per dare alla Sicilia una legislazione riformatrice economico sociale, quale le occorre—e quale, del resto, su per giù occorre al resto d’Italia.—Di fronte ad una siffatta manifestazione di buona intenzione potremo dire che si sono superate le più gravi difficoltà e che si è risoluto il problema? Sarebbe strana illusione il pensarlo.

I BILANCI DELLO STATO E DEI COMUNI

Le riforme tributarie, intese ad alleviare la sorte dei contribuenti—e che sono le più urgenti—e quelle economico-sociali sopraccennate, presuppongono bilanci dello Stato e dei Comuni in condizioni tali da potere sopportare le prime; capitali a disposizione dello Stato e dei Comuni e dei privati per eseguire le seconde.

È quasi impossibile, dato l’attuale sistema tributario, pensare alla soppressione dei dazi di consumo, che maggiormente pesano sui lavoratori di fronte alla condizione dei bilanci dei Comuni (che nei medesimi spesso trovano la maggiore risorsa) e del bilancio dello Stato che attinge nella stessa sorgente di entrate.