Nelle condizioni del bilancio dello Stato e nelle generali condizioni economiche del resto d’Italia sta la maggiore difficoltà a provvedere efficacemente ai mali della Sicilia. Non bisogna illudersi: se nella maggiore isola del regno si soffre, non si sta molto meglio nelle altre e nel continente; e si può tanto meno riparare alla crisi locale in quanto che realmente la crisi è generale. E nel grido partito dalla Sicilia, che si ripercosse, sebbene debolmente, in Calabria e nelle Puglie, potrebbe ravvisarsi un salutare avvertimento: il segnale dello incendio, scoppiato in un punto ieri, ma che domani potrà divampare in tutto il regno!

Questa considerazione sulla vastità del pericolo affacciatosi da principio al di là dello stretto, dovrebbe altresì far apprezzare più esattamente la natura dei movimenti siciliani, nei quali si errerebbe di gran lunga se non si vedesse che la risultanza delle condizioni locali. Queste sono innegabili, ed hanno accelerato la esplosione e le hanno dato una impronta speciale, ma non si dimentichi ciò che i grandi proprietari della Sala Ragona avvertirono sul malessere generale; ma non si dimentichi che se in Sicilia da principio la lotta ha assunto carattere municipale, ciò si deve in gran parte alle condizioni intellettuali del popolo che la abita: i contadini e gli operai dei piccoli centri essendo quasi tutti analfabeti, non leggendo giornali e non sapendo scorgere le cause lontane e indirette delle loro sofferenze, tutte quante le attribuiscono alle amministrazioni locali e contro di esse hanno accumulati i loro risentimenti e contro di esse sfogano la loro ira. Le ingiustizie, talvolta enormi, del sindaco, degli assessori, dei consiglieri, rappresentano le ultime goccie che fanno traboccare il liquido del vaso.

Le vittime di tante ingiustizie si ribellano contro le autorità amministrative, perchè non sanno risalire più in alto per ricercare e trovare gli oppressori.

La forza delle cose adesso, o una maggiore coltura in appresso, li spingerà alla ricerca.

IL MALESSERE È GENERALE

E la ricerca farà loro apprendere che i municipî ricorrono a tasse odiose, angariche, perchè il governo centrale non ne lascia altre a loro disposizione per i bisogni della vita locale, e per soddisfare le numerose esigenze che lo Stato ha loro imposto in nome della civiltà; che il governo centrale assorbe tutte le risorse economiche della nazione, perchè spende e spande pazzamente, e talvolta disonestamente; che della denegata giustizia, degli abusi perpetrati, delle violenze subite è responsabile interamente il governo centrale, che ha lasciato impuniti i colpevoli, conoscendoli tali e che dei colpevoli spesse volte si è fatto complice.

SI DEVE PENSARE AL RESTO DELL’ITALIA

Si prendano pure e subito tutti quei provvedimenti che si credono indispensabili e particolari per la Sicilia; ma non si dimentichi che bisogna anche pensare al resto d’Italia, che soffre assai e che presto o tardi avrà anche esso le sue manifestazioni sanguinose.

Si deve mutare l’indirizzo della politica generale; si deve sopratutto pensare alla questione economica. I casi di Sicilia devono servire di monito severo: essi devono far riflettere che oggi la semplice proposta di nuove imposte è una grave provocazione.

Che sia grave il generale malessere economico che genera alla sua volta quello politico e morale, si rileva da indizi numerosi, molti dei quali sono stati raccolti e sobriamente commentati dall’illustre Comm. Bodio nella sua monografia presentata all’Accademia dei Lincei. (Di alcuni misuratori del movimento economico in Italia. 2. Ed. 1891)[93] Infatti da alcuni anni diminuiscono i consumi e aumenta la emigrazione, aumentano o rimangono stazionarie le alte cifre dei reati e rimangano parallele quelle dell’analfabetismo, si chiudono le officine, si moltiplicano i fallimenti, si consumano i risparmi, o rimangono inoperosi nelle casse pubbliche, paurosi di avventurarsi in qualsiasi intrapresa di cui si vede quasi sicuro l’insuccesso, diminuisce a miliardi la ricchezza nazionale, e mentre si pensa ad aumentare pazzamente le imposte, lo stesso ministro del tesoro è costretto a confessare che quelle esistenti renderanno nel corrente anno finanziario circa 30 milioni meno del previsto. Si potrebbero avere più evidenti i segni dello esaurimento della economia pubblica?