Quando gl’ingenui domandano: ma le autorità governative non vedevano, non riferivano, non provvedevano? si può rispondere: Sì! esse ci stavano e ci stanno per vedere, per riferire e per provvedere, ma non nel senso della giustizia e dell’interesse del popolo, sebbene nell’interesse del deputato, del candidato, del grande elettore, della persona influente; e in nome di tale interesse si nominano e si destituiscono i sindaci, si sciolgono i Consigli comunali, si manipolano le liste, si mutilano, si respingono o si approvano i bilanci, si traslocano i delegati di P. S., i Prefetti e i magistrati.[35]
È superfluo aggiungere che quella tale incompleta riforma della legge comunale e provinciale fatta votare dall’on. Crispi non riuscì a mutare in meglio le cose; e non lo poteva. Spesso anzi le peggiorò per l’aggravante della scemata responsabilità delle autorità governative, mentre continuò l’esercizio della loro perniciosa influenza; poichè in realtà nella Giunta Amministrativa—che dovrebbe essere la suprema moderatrice delle amministrazioni locali—il Prefetto prepondera sempre, e prepondera poi in particolar modo cospirando e intrigando per fare eleggere a membri delle medesime uomini quasi sempre inetti, e sempre servili, partigiani.
LA RIFORMA DEL 1889 ALLA LEGGE COMUNALE
Perciò dal 1889 in poi continuarono le vecchie iniquità nella natura e nella distribuzione delle imposte, continuarono le spese pazze e le cortigianerie degradanti, crebbero le imposte e i debiti, che si risolvono in imposte rimandate coll’aggiunta degli interessi e delle provvigioni ai mediatori; e il governo continuò a non vedere nelle amministrazioni dei corpi locali che agenzie elettorali organizzate, e sempre pronte ai suoi cenni!
Una magra soddisfazione alle vittime di un tale stato di cose rimane: il sapere che ne fu fatta la constatazione da inchieste private ed ufficiali in termini su per giù identici da anni ed anni. La fece Ferdinando II nel 1838, la ripeterono nel 1875 da privati gli on. Sonnino, Franchetti e Cavalieri e in forma ufficiale la Giunta Parlamentare di cui fu relatore l’on. Bonfadini; fu riprodotta dall’onor. Damiani nel volume dell’Inchiesta agraria; fu riassunta da me nel 1885 nello scritto sulla Delinquenza della Sicilia e le sue cause; e tante Inchieste e tanti rapporti sono stati fatti che in dicembre scorso, nel periodo più acuto delle turbolenze il compianto on. Cuccia in nome di un comitato composto dei più fidi amici dell’on. Crispi malinconicamente conchiudeva: «Più inchieste sono state fatte, cento relazioni dai corpi più conservatori sono state mandate, mille rapporti sono stati scritti da tutti i funzionarî che si sono succeduti in Sicilia. E tutti, unanimi, hanno presentito i fatti d’oggi e quelli di domani, e tutti hanno fatto proposte, hanno reclamato provvedimenti, che sono restati lettera morta, come se il governo fosse l’ente più misoneico della società....»
CRIMINOSA NONCURANZA DEL GOVERNO ITALIANO
Di tante inchieste, di tante relazioni, di tanti rapporti rimangono giudizî e descrizioni di una esattezza meravigliosa, che sembrano scritti all’indomani dei tumulti per giustificare i tumultuanti; giudizî e descrizioni che costituiscono ad un tempo le pietre miliari della constatazione delle miserie del proletariato siciliano e la condanna più severa della criminosa noncuranza degli uomini di governo di ieri e di oggi. Di tali giudizî e di tali descrizioni bisogna riprodurne alcuni, che datano da momenti diversi e vengono da persone avverse ad ogni idea di socialismo, le quali hanno la missione ufficiale d’interpreti della pubblica opinione e di tutelatori dell’ordine pubblico.
L’on. Sonnino venti anni or sono scriveva:
OGGI COME VENTI ANNI OR SONO!