UN RAPPORTO UFFICIALE
È questo forse un brano dell’auto-difesa dell’on. De Felice? No: è il brano di un rapporto, che, richiesto da Roma, mandò il Presidente della Camera di Commercio di Palermo, on. Amato-Pojero, senatore del Regno, milionario e grande proprietario di Sicilia!
QUEL CHE SCRIVE UN FUNZIONARIO DI P.S.
Se questo si scriveva alla vigilia dei tumulti, quando essi scoppiarono e n’erano meglio note le cause, altri aggiungeva:
«Tolte le grandi città, ove la moralità e la capacità degli amministratori sono men basse, e dove il maggiore sviluppo psichico della popolazione e la stampa sono freni alle oligarchie locali e favoriscono la permeabilità degli strati sociali, il 90% dei Comuni è amministrato con criteri e forme tali, che fanno desiderare il tipo dell’antico governo paterno, perchè allora si aveva almeno il diritto d’inchiodar sulla gogna i tirannelli locali, il conforto e la speranza di un avvenire migliore e, di tanto in tanto, l’intervento violento, ma pur sempre riparatore, del governo centrale»..... I tirannelli locali ora «sentono e sanno che i funzionari del governo non hanno nè convenienza nè interesse a secondarli, ed allora con la logica spiccia e primitiva di cui si servono, concludono: Chi non è con noi, è contro di noi; e attaccano con sotterfugi, ricorsi, cospirazioni e anonimi tutti i funzionari governativi, dalla guardia di pubblica sicurezza al Prefetto. Della legge e della legalità hanno un concetto esclusivamente unilaterale; le riconoscono e vi fanno ricorso solo in quanto sanzionano il loro potere; per tutto il resto o non esistono o le si possono violare impunemente. Per sostenersi e per combattere gli avversarî si profondono favori, impieghi, esenzioni da tasse e protezioni d’ogni specie e d’ogni portata agli aderenti, e si fa l’opposto con gli avversari. Si transige con facinorosi e con violenti, ai quali è serbato sempre un impiego sul bilancio comunale, protezione illimitata fino al Tribunale; e però appena un partito sale al palazzo comunale fa tabula rasa di tutti gli stipendiati e li sostituisce coi propri fidi. Per gli avversari invece s’imprende una persecuzione continua, evidente, spesso sfacciata e feroce, fino al delitto, fino all’omicidio. E si pretende che i funzionari del governo seguano questo indirizzo. Per gli amici il permesso d’armi, il proscioglimento dall’ammonizione, l’impunità nel delitto: pei nemici il rifiuto costante di tutto quanto è devoluto alla Autorità amministrativa, la denunzia per l’ammonizione e perfino l’accusa dei reati che invece sono stati commessi dagli aderenti degli stessi denunzianti. Il delegato, il pretore, il sottoprefetto non seguono questo indirizzo? Ed allora spuntano le testimonianze ad usum delphini a discolpa del reo amico, a carico per l’avversario innocente; pullulano ricorsi anonimi che dipingono il funzionario coi più foschi colori: secondo il bisogno e l’opportunità egli è stupido o maligno, ignorante o corrotto, prepotente o partigiano, venale o servile, e chi più ne ha, più ne metta...»
«Nei comuni certo è che vi dominano l’incompetenza più goffa e la prepotenza più sfacciata, che per contraccolpo vi producono la paura, la sofferenza, i rancori sordi delle masse, il disgusto e l’astensione dei buoni: fatto quest’ultimo che rende più sicura e sfrenata la prepotenza delle cricche imperanti.»
Si crederà forse che questa filippica faccia parte di una concitata concione di Garibaldi Bosco? Niente affatto: fu scritta dall’Alongi, capo di gabinetto del famigerato questore Lucchese, per combattere i Fasci nel Manuale della Pubblica sicurezza del chiarissimo consigliere di Stato Commendatore Astengo.
CHE COSA SI CONSTATA ANCHE DOPO I TUMULTI
Certo era facile ingannarsi o esagerare; era facile manifestare simpatia pei sofferenti prima e durante i tumulti; ma dopo? Ebbene, dopo, si constata:
1) Che le condizioni dell’oggi non sono la conseguenza di fenomeni del tutto recenti; ma hanno la loro origine in un complesso di fatti e di tradizioni e di avvenimenti che rimontano ad epoche non vicine.