E allora?....
NOTE:
[29] Alcuni, non hanno bene compreso l’accenno fatto nella 1ª edizione al sordo-muto Cappello e al tenente Dupuy. Sono due dolorosi episodi della introduzione della leva in Sicilia, la quale suscitava la più viva antipatia. Le autorità governative vedevano inganni e finzioni in tutti e dappertutto; perciò quando in Palermo si presentò all’esame di leva un certo Cappello non si prestò fede al suo reale sordo-mutismo e lo si voleva costringere a parlare applicandogli i bottoni di fuoco sulle carni. Il suo corpo fu reso una vasta piaga e quando finalmente fu mandato via venne fotografato ignudo ad iniziativa di parecchi—tra i quali era l’avv. Morvillo—che vollero stigmatizzare i metodi civilizzatori del governo italiano.
Per arrestare i numerosi renitenti della leva il governo organizzò delle colonne volanti che percorrevano le campagne. Le gesta militaresche di quell’epoca susciterebbero anche ora, a tanta distanza, la indignazione dei più calmi; e molte ne compì la colonna comandata da un rinnegato, dall’ungherese colonnello Eberhardt, che venne la prima volta in Sicilia con Garibaldi e che fu tra i suoi fucilatori ad Aspromonte. Un tenente Dupuy, Savojardo, comandando una colonna nel territorio delle Petralie si presentò di notte coi suoi uomini in una casina i cui abitatori temendo dei briganti non vollero aprire. Allora il prode militare la circondò di fascine, vi appiccò fuoco e fece morire soffocati i disgraziati, che legittimamente resistettero ai suoi ordini. Con modi uguali i Francesi civilizzarono quelli della Kabilia!
[30] A proposito delle decime suscitando l’ilarità della Camera l’oratore osservò: «Nella provincia di Girgenti, a cui si attribuiscono tanti reati, le terre sono in gran parte soggette ancora alle decime e in virtù di queste decime vi sono dei canonici, dei semplici canonici i quali percepiscono dei redditi da 10 a 12 mila lire; e sapete voi da che questi ecclesiastici fanno scaturire i loro titoli di possesso?
«Da un passo di Cicerone il quale dice nelle Verrine: Omnis ager siculus decumanus est! Perchè adunque per l’addietro queste terre pagavano le decime a Roma, i canonici si credono eredi dei Cesari e si costituiscono proprietari di quelle prestazioni.» Or bene chi lo crederebbe? La quistione delle decime, che è grave anche in altri punti della Sicilia, nell’anno 1894 non è ancora risoluta e invano si sforza l’on. Gallo per farla risolvere equamente!»
[31] L’on. Cordova ricordò che in un Comune delle provincie meridionali la locale Congregazione di Carità impiegò le rendite di cinque opere pie destinate a messe, processioni ecc. nella fondazione di ospedali, ecc. In Sicilia non ostante la vantata legge Crispi sulle opere pie moltissimi comuni hanno molte messe e molte processioni e mancano di ospedali, e di ricoveri, di asili, ecc. In tale disgraziata condizione si trova Castrogiovanni, ad esempio. Ivi Municipio e Congregazione di carità sono di accordo per la fondazione di un ospedale invertendo le rendite di alcune opere pie, che servono a pochi individui; ma indarno lottano da alcuni anni, perchè la pedante e farisaica burocrazia la dà vinta agli interessi di pochi contro gli interessi di tutti e contro l’umanità. La burocrazia ha stabilito questo circolo vizioso edificante: non si può elevare ad ente morale l’ospedale perchè non ha rendite; non si possono assegnare all’ospedale le rendite delle opere pie perchè non è elevato ad ente morale!
Ciò mentre governa Crispi.....
[32] Nelle discussioni sulla Sicilia del 1863 e del 1875 i suoi deputati di sinistra parlarono come parlò tutta la estrema sinistra nel 1894. Ma la verità sulle condizioni dell’isola sino al 1866 risulta alla evidenza, quando il giudizio di un ex ministro di destra, il Cordova, collima perfettamente con quello di un ex ministro di sinistra, il Taiani.
[33] Ho consultato su questo periodo le discussioni parlamentari, la requisitoria del procuratore generale presso la Corte di Palermo (Taiani) contro il questore Albanese e Compagni (10 ottobre 1871) nonchè diversi opuscoli, compresi alcuni in difesa dell’Albanese.