A Caltavuturo dopo breve tempo segue Serradifalco, dove la causa dei fatti dolorosi è diversa, ma riesce ugualmente a mettere in evidenza il disprezzo delle leggi nel governo e nelle classi dirigenti. I popolani—come sempre—ci vanno di mezzo.

SERRADIFALCO

In Marzo—giorno 6—ha luogo la votazione di ballottaggio a Serradifalco, preceduta da brogli, da pressioni, da vergogne inaudite da parte dei funzionarii del governo, che volevano imporre, e riuscirono ad imporre, un candidato prediletto all’on. Giolitti, il Riolo. Il popolo protesta contro le sfacciate adulterazioni della volontà elettorale e chiede che venga rispettata la legge. Grande reato in verità! I rappresentanti della legge puniscono questi curiosi delinquenti ferendoli o uccidendoli. E gli uccisori rimangono in libertà, ad assicurare una elezione che disonora la Giunta che la convalidò, mentre i popolani vengono arrestati e processati in numero di ventitrè. Meno male che il Tribunale di Caltanissetta dopo tre mesi fece una parziale giustizia rimandandone assolti una ventina. Lo stesso Tribunale, con altre sentenze, che ricordo a suo onore, bollò per quello che erano alcuni delegati di Pubblica Sicurezza per abusi relativi alla stessa elezione commessi in altre sezioni del collegio. Serradifalco rimase ad ammonire in Sicilia gl’ingenui i quali credono ancora che nelle elezioni possa passare liberamente e onestamente la volontà del paese.

CATENANUOVA

A Catenanuova la miseria è più spaventevole che altrove nella provincia di Catania: gli abitanti sono quasi tutti proletarî agricoli, che si dibattono tra le strette del latifondo privato (del principe di Satriano) e del latifondo pubblico (l’ex feudo Buzzone di proprietà del demanio). La fame sinistra si fa sentire ed i poveri contadini si riuniscono in Fascio colla fiducia di ottenere qualche cosa colle vie legali. Rispettosi della proprietà privata nulla chiedono al Principe di Satriano; qualchecosa, cui credono di avere diritto, domandano al governo e per mezzo dell’on. De Felice e mio, esprimono l’onesto desiderio di vedere censito a piccoli lotti l’ex feudo Buzzone. De Felice ed io ci rivolgiamo ripetutamente all’on. Rosano e al ministro di agricoltura e commercio, che promettono di studiare la proposta. Trasmettiamo la poco incoraggiante risposta, ma che non cancella le speranze, e nell’attesa i lavoratori credono lecito di commemorare G. Garibaldi. La forza se ne immischia e spara e ferisce, arresta e maltratta i popolani.

ALCAMO—CASALE FLORESTA

Ad Alcamo in agosto la popolazione protesta con una pacifica dimostrazione contro i dazî comunali. C’era un Fascio, ma diretto da persona intelligente—il farmacista Fazio. Il Fascio prevede che su di esso, malvisto com’era dalle autorità, si sarebbe riversata la responsabilità di quanto poteva avvenire; protesta anticipatamente con una pubblica dichiarazione, che alla dimostrazione non avrebbe partecipato. E non vi partecipa; ma non per questo l’esito è meno tragico, perchè interviene la forza, spara ed ammazza.

Ad Alcamo, come a Catenanuova, come a Serradifalco, come a Caltavuturo chi spara ferisce ed uccide non viene punito. Quale maggiore provocazione? Potevasi più efficacemente agire per togliere ogni fiducia nel governo e nei suoi rappresentanti?

A Casale Floresta (prov. di Messina) non c’è Fascio; ma le condizioni generali sono orribili; non c’è medico, non farmacista, non levatrice, non mezzi di viabilità. Pure da quattro anni si paga il focatico perchè si sopperisca a tanti bisogni e non si riesce che a costruire una strada interna nel quartiere dei galantuomini e a pagare L. 500 all’anno ad un medico di un vicino paese, che dovrebbe visitare il paese due volte la settimana, e che adempie al suo dovere assai più raramente. Il 22 ottobre, a causa di nuove tasse comunali, i contadini si ribellano chiedendo la revisione dei conti passati e lo sgravio di una nuova tassa. Disarmano alcuni dei carabinieri sopraggiunti e li costringono a rinchiudersi nella caserma perchè il loro furore non ha limiti dopo il ferimento—forse accidentale—di un popolano. Nominano sul campo un nuovo sindaco. L’indomani arrivano soldati e si fanno oltre trenta arresti, seguiti da relativo processo e da lunga detenzione dei poveri contadini.

MILOCCA