L’INTROMISSIONE DEGLI UFFICIALI
In qualche punto questi accordi desiderati e invocati sono tentati e specialmente per opera dei comandanti dei distaccamenti di truppa; e se si vuol sapere con quanta sincerità ed onestà erano condotte le trattative si può apprenderlo dallo stesso generale Corsi, a cui un Comandante fa una lunga narrazione di tali accordi tentati e condotti a buon punto in un paese e conchiude così: «La situazione lasciava quindi sperare la tranquillità la più assoluta ed il ristabilimento della calma negli animi di tutti, quando ieri sera... alle 11 giunge al Vice ispettore un espresso da... coll’ingiunzione di procedere all’arresto di cinque fra i capi del Fascio, compreso il Presidente.» (p. 340).
LA POLIZIA MUTA LE TRATTATIVE IN INGANNO
Non continuo nella riproduzione delle relazioni di quel Comandante ch’è un osservatore diligente, nè commento il fatto, perchè esso è di una eloquenza irresistibile; avverto solo che i fatti consimili sono innumerevoli; le trattative quasi sempre non hanno che uno scopo: scongiurare una dimostrazione in attesa di rinforzi e arrivati questi si procede all’arresto di coloro ai quali si strinse la mano con effusione e si promisero concessioni eque, ragionevoli.
Questo non è tutto. È grande la colpa delle classi dirigenti per la loro fanatica resistenza alle riforme e alle concessioni, per l’ostinata persistenza nell’antica usura, pel disprezzo verso i lavoratori e verso le idee nuove, per lo stolto proponimento di farsi arma in certi luoghi degli uni e delle altre—che presero a favoreggiare inopinatamente e more Rabagas—onde sfogarsi contro i nemici ch’erano al potere; e per tutto questo non esito a dire che la responsabilità loro non è minore di quella del governo.
Esse, in generale—che non mancarono le nobili e lodevoli eccezioni—furono fortunate dell’indirizzo preso dal governo; ed angariarono, denunziarono, derisero i Fasci e i loro socî. In qualche punto si organizzò un vero boicotaggio alla rovescia; non si dette lavoro o lo si retribuì di meno, ai soci de’ Fasci. Fecero di peggio: misero in circolazione, specialmente nella provincia di Girgenti, delle petizioni al Sensales ed al Presidente della Camera,—redatte in termini calunniosi, infami contro i sodalizî e le classi popolari,—colle quali s’invocavano leggi eccezionali, repressione energica e pronta per ispegnere quello che essi chiamavano il moto sovversivo!
I LAVORATORI DISPERANO DELLA GIUSTIZIA
Si può immaginare piuttosto che descrivere la irritazione e il risentimento che si destò negli animi dei lavoratori per l’attitudine del governo e delle classi dirigenti. I lavoratori intuirono che essi erano le vittime designate di una imminente repressione, stata annunziata e minacciata tutti i giorni e in tutti i luoghi e che doveva essere iniziata col generale scioglimento dei Fasci, onde l’odio di classe ch’era vivo ingigantì; e ad ingigantirlo contribuivano le notizie trasmesse oralmente o per mezzo dei giornali da paese a paese, talora false, tal’altra esagerate, inesatte sempre; ed ingigantì sopratutto pel fatto non mai abbastanza deplorato che giammai si vide un prepotente ed un violatore della legge punito; sicchè negli animi dei popolani si ribadì incrollabilmente la credenza, che non si poteva e non si doveva sperare giustizia dal governo.
E in questo stato di animi, che costituiva una vera anarchia politica e morale, si pervenne al mese di dicembre, quando tutto ciò che si era seminato dette i suoi frutti; quando la passione prese il sopravvento; quando la paura del peggio, la speranza di miglioramenti, la sicurezza di ottenerli mostrando i denti fecero confondere tutti i criteri, fecero adoperare i mezzi leciti e quelli illegali. Ma tutto questo avveniva con tanta incoscienza, con tanto insensibile passaggio dal giusto all’ingiusto, con tanto fatale concatenamento di episodî, di provocazioni e di reazioni, che poca colpa vera si può dare alla parte popolare anche là dove trascese, a Partinico, a Monreale, a Castelvetrano, a Mazzara del Vallo, a Valguarnera, ecc. ecc.
VALGUARNERA