E mi fermo alle scene di Valguarnera, perchè furono caratteristiche. Ivi non c’era Fascio; chi si era adoperato a farlo sorgere aveva dovuto rinunziarvi per mancanza assoluta di elementi adatti, per il lealismo monarchico ed anche conservatore di cui facevano mostra a gara i partiti amministrativi in aspro antagonismo tra loro.

Il malessere economico, però, per la crisi zolfifera ed agraria vi era profondo e generale; il fermento nel popolo e la indignazione contro le autorità raggiunsero le proporzioni più alte per la inettitudine, per la imprudenza e per la prepotenza mostrata dal locale delegato di Pubblica sicurezza il giorno 4 dicembre nella miniera di Grottacalda, in occasione della festa di Santa Barbara organizzata dalla amministrazione—composta da persone temperatissime—e alla quale avevano preso parte parecchie migliaia di pacifici lavoratori di Piazza Armerina, di Castrogiovanni e di Valguarnera.

LA SOMMOSSA

In questo stato di animi e con tali autorità il giorno 25 un zolfataro, un certo Di Dio—sopranominato Cottonaro—assai malvisto, comincia ad arringare il popolo esponendo propositi sovversivi, come li qualificarono gli avversari. Il delegato, che non aveva ai suoi ordini se non due carabinieri volle arrestare l’improvvisato tribuno in mezzo ad una folla di alcune migliaia di persone. Non solo: quando la folla ne chiede la liberazione, un carabiniere spara un colpo di rivoltella. Allora si scatena il furore dei dimostranti...

DENUNZIE E FUGHE

Il delegato ed il sindaco scappano e si nascondono; i carabinieri si chiudono nella caserma e i tumultanti rimangono padroni del campo: interrompono le comunicazioni telegrafiche, liberano i detenuti, devastano e incendiano la casa del sindaco, la pretura, gli uffizî pubblici, saccheggiano diverse case e negozî. I danni prodotti sorpassano il milione di lire—ma credo che la cifra sia stata molto esagerata. Nei tumulti di Valguarnera si ebbero a deplorare parecchie rapine che—sia detto ad onore del popolo—non si ripeterono in nessun altro luogo. Spesso anzi ci fu fanatismo nel mostrarsi onesti; e nella stessa Valguarnera, quasi a compenso, si ricorda che i tumultanti posero in cimento la propria vita per salvare alcuni fanciulli in una casa cui avevano appiccato l’incendio. Le rapine si spiegano col fatto che passato il primo momento non restarono a spadroneggiare se non una trentina di malviventi, che non miravano ad altro se non a rubare. Non ci furono morti; e ci fu un solo ferito per un colpo tirato da un carabiniere. All’indomani, all’arrivo della forza e del Prefetto si fecero circa 300 arresti, tra cui molte donne; la massima parte dei liberati dal carcere andarono a costituirsi. Non si riuscì, però, a riprendere il Cottonaro, promotore primo dei disordini; solo dopo parecchi mesi esso si presentò spontaneamente e si afferma da un altro canto, che molti che furono maggiormente responsabili delle rapine e degli incendî si assicurarono la impunità facendola da delatori e mettendosi ai servigî delle autorità politiche e amministrative, denunziando cittadini onestissimi, facendoli arrestare o costringendoli a fuggire. E i latitanti, infatti, furono a centinaia.

Valguarnera rappresenta il prodotto di una serie di cause molteplici, di una lenta preparazione, e della scintilla data dalla provocazione poliziesca.[44]

NOTE:

[41] Avvertii sempre e raccomandai con tutte le mie forze e in tutte le occasioni la istruzione agli operai. Questi miei sforzi ha riconosciuto il generale Corsi (Sicilia p. 298) e gliene sono grato come del migliore elogio che poteva farmi.

[42] Conosco aneddoti piccanti su questa richiesta dello elenco dei soci dei Fasci. Eccone uno: il sotto prefetto di X... voleva ad ogni costo quello di un paese del suo circondario. Il presidente del Fascio lo negò al delegato di P. S. e questi per non fare cattiva figura presso il superiore ne creò uno di sana pianta comprendendovi molti avversari del Fascio! In quanto ad esattezza d’informazioni su persone sospette il colmo del ridicolo e dell’infamia nello stesso tempo si ha avuto dopo l’attentato del Lega contro l’on. Crispi. Il ministero ha chiesto alle autorità locali la biografia e la fotografia degli anarchici e dei socialisti pericolosi; e nello elenco di questi individui pericolosi la maggioranza è rappresentata da persone non solo onestissime, ma che non sono nè anarchiche, nè socialiste, nè repubblicane, ma semplicemente invise per ragioni personali ai sindaci, ai delegati di pubblica sicurezza ed ai prefetti. Gli elenchi della provincia di Caltanisetta, compilati dal famigerato Prefetto De Rosa sono un capolavoro d’infamia.