In queste denegazioni fu audacissimo il sindaco Nicoletti, che innanzi al Tribunale militare affermò inesistenti le tasse odiose nel suo paese, e l’amministrazione esemplare, e provvida per i bisogni di tutti. «Sì!—gli rispose con amara ironia un difensore, il capitano Schioppo—tasse non ve ne sono, perchè il fuocatico e il dazio sulla farina non pesano sul popolo; e l’amministrazione comunale è tale modello, che a Pietraperzia si può credere, che si sia avverato il famoso motto di Enrico IV!»

Ivi, come dappertutto, i lavoratori si riuniscono e cominciano a gridare: Viva il Re! abbasso il Sindaco! abbasso le tasse!

Si dice che il Delegato di P. S. e il maresciallo dei carabinieri abbiano invitato la folla a sciogliersi e che siano state fatte le regolari intimazioni, ma che la folla invece di sciogliersi abbia tirato delle fucilate contro i soldati, i quali per legittima difesa risposero facendo fuoco.

Da tutte le mie informazioni, però, mi risultano infondate o alterate tali asserzioni; se i contadini avessero fatto fuoco, tra i soldati ci sarebbe stato qualche morto.

GLI ECCESSI DOPO LA STRAGE

Invece otto contadini rimasero uccisi e quindici gravemente feriti. Compiuta la strage, i soldati si rinchiusero nella Chiesa di Santa Maria e il popolo esasperato si dette agli incendi e alla devastazione del Casino dei Galantuomini, del municipio e di altri uffizî pubblici. Questi eccessi della folla, è bene rilevarlo, seguirono e non precedettero la strage.

Il Consiglio, nella massima parte inviso, si dimise. Non mancarono i soliti numerosi arresti. Si afferma che a Pietraperzia il Fascio, di recente formazione e composto di analfabeti, abbia preso parte attiva ai tumulti; ma la verità non si può sapere facilmente perchè non si potè sinora sentire che una sola campana, quella dei più ricchi proprietari. Non ha sonato ancora quella dei lavoratori. Il terrore regnò per parecchio tempo a Pietraperzia e non fu possibile avere esatte notizie.

Settantatre disgraziati furono trascinati al Tribunale militare di Caltanissetta e di essi soli 20 furono assolti; gli altri furono condannati a pene che variano dai 3 ai 21 anni di reclusione. La sentenza fece dolorosissima impressione e fu notato che un colonnello dell’esercito dava pietosamente parole di conforto alle desolate famiglie dei condannati.

GIBELLINA

Il giorno 2 gennaio è la volta dell’eccidio di Gibellina. Ha qualche cosa di specialmente lugubre; e di esso si avvalsero gli uomini del governo per denigrare il popolo, che in un momento di furore cieco uccise il pretore Casapinta. Ma perchè? quando?