A Gibellina si sa almeno su chi fare ricadere la colpa immediata della catastrofe. Il capitano Macchi allontanò da sè la responsabilità dell’accaduto; e non gliene spetta, poichè è voce generale da nessuno sinora smentita, che il fuoco venne ordinato del delegato di P. S. affacciatosi dal balcone del Municipio. Il luogotenente che in piazza trovavasi alla testa dei 35 soldati credendo che l’ordine fosse partito del capitano comandò il fuoco. Per colmo di odiosità le guardie campestri, ligie al sindaco, nascoste in un campanile vicino—ciò che farebbe supporre una certa premeditazione—tirarono ripetutamente sulla folla.

Quando le autorità governative ripresero possesso del disgraziato paese dove regnava lo squallore, si fecero arresti in massa e si vuole che la maggior parte degli arresti avvenissero nelle file dell’opposizione e su di una lista compilata dal partito che stava al potere.

Dopo tali disgraziati avvenimenti, l’odio e la diffidenza dei contadini contro li cappedda si sono accresciuti in modo terribile; tanto che essi sfuggirono come un leproso un inviato da un comitato di Palermo, che v’era andato a fare un’inchiesta per poter distribuire dei soccorsi alle vittime.

BELMONTE-MEZZAGNO—MARINEO

I tumulti di Belmonte-Mezzagno vanno ricordati perchè con un colpo di rivoltella vi venne ferito un soldato, che poco dopo morì, lo Sculli. A questa povera vittima furono fatte solenni onoranze; ma furono consacrati all’infamia i contadini uccisi dai soldati.

Peggio ancora avvenne all’indomani del funesto principio del 1894, a Marineo.

Anche lì avvengono le solite dimostrazioni con leggere colluttazioni con la forza, in una delle quali c’è un solo ferito di baionetta; ma il giorno 3 si ripetono le dimostrazioni e poi che la folla rifiuta di sciogliersi, dopo le intimazioni di legge ed una scarica in aria, la truppa fa fuoco e vengono uccise otto persone sul colpo e dieci muoiono poco dopo per le ferite ricevute. Il numero dei feriti non si può precisare, perchè i più si nascosero: ma dev’essere stato considerevole se proporzionato al numero dei morti.

Il giorno 4 viene proclamato in Sicilia lo stato di assedio: il generale Morra di Lavriano e della Montà assume formalmente i poteri di Regio Commissario straordinario del Re, ch’esercitava di fatto sin dal suo arrivo in Sicilia. Nel manifesto con cui il Regio Commissario straordinario annunziò l’avvenimento, in ultimo era detto che ai contravventori sarebbero stati applicati gli articoli dal 246 al 251 del Codice penale militare. Perchè si possa giudicare della opportunità dell’applicazione è bene si sappia che tali articoli considerano i casi in cui... il territorio del regno è invaso da truppe nemiche!

L’ULTIMO MASSACRO

All’indomani della proclamazione dello stato di assedio si chiude la serie dei massacri con quello di Santa Caterina Villarmosa.