I tentativi di resistenza dei dimostranti sono una semplice ipotesi non avvalorata da alcun elemento di fatto; le scariche sin dalle prime dovettero mirare a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si dettero gli operai non consentiva, se non come espressione di ferocia, la continuazione del fuoco; e i morti e i feriti caddero colla prima scarica, tanto improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola di ritirarsi.
L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta di tatto politico. Anche se l’Amodio fosse stato un pericoloso delinquente — ed era un inerme ragazzo; anche se avesse confessato il grave reato di avere scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento, dinanzi ad una folla numerosa e tumultuante, sarebbe stato atto savio lasciarlo in libertà — salvo a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo e di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto meritevole.
Che la prudenza consigliasse la liberazione lo riconobbe il comm. Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza e tanto alieno dalla sovversione che non volle contaminato il balcone del proprio stabilimento permettendo che l’on. Turati facesse opera di pace colla sua valida ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che sin dal primo momento chiese telefonicamente alla Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il Pirelli che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli cui si andava incontro ostinandosi nel rifiuto, che poscia confessava al Turati — che richiedevalo di notizie delle pratiche fatte inutilmente presso la Questura per rimuovere la causa occasionale del disordine. Quando le pratiche furono rinnovate con insistenza dai deputati Turati e Rondani, il signor Questore all’imprudenza volle aggiungere il mendacio; in un momento insolito di tenerezza per la legalità scusossi di non potere liberare l’Amodio perchè non era più in sua facoltà il farlo, avendolo deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla risposta data dal Procuratore del Re allo stesso Turati, che rapido era corso da lui per ottenere dall’autorità giudiziaria ciò che era stato negato dalla autorità di Pubblica Sicurezza[8].
Forma un contrasto stridente colla condotta inqualificabile della Questura quella ammirevole e pacificatrice dei socialisti più noti. Il Dell’Avalle sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente la calma e s’intese col Pirelli nel consigliare a chiedere la liberazione del detenuto. A lui si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per tale intento.
Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò pure il Rondani e fece pena il vedere innanzi al Tribunale Militare come si accanisse l’Avvocato Fiscale nel contorcere il senso delle loro parole, astraendo completamente dalla gravità del momento in cui furono pronunziate, dalle intenzioni chiare univoche di coloro che le pronunziavano, dall’effetto prodotto e dallo scopo raggiunto.
Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria dei discorsi dei due deputati socialisti e si riconosca pure che essi abbiano voluto scongiurare il pericolo presente promettendo una futura levata di scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto potevano esercitare un’azione moderatrice sulla folla esaltata? Ogni altro linguaggio avrebbe fatto perdere la popolarità agli oratori senza ammansare gli esaltati.
L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice che ai tumultuanti annunzia e promette anche ciò che non aveva ancora ottenuto: la liberazione di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare la buona novella della deliberazione della Giunta sul dazio comunale sulle farine e sui cereali; e la opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi raggiunse l’intento. Lo riconobbe il Corriere della Sera.
Erano dunque ben strani rivoluzionari questi socialisti che nel momento del massimo fermento, quando la loro parola può trasformare il tumulto in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non è una delle minori enormità di questo periodo tristissimo di reazione l’insano tentativo di attribuire a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè punizione[9].
V. DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI
Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera del 6 maggio doveva farne versare dell’altro nei giorni successivi. Era facile prevedere che qualche cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le autorità politiche, militari e amministrative avrebbero dovuto prendere provvedimenti adatti per calmare gli animi e prevenire i disordini.