Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad intimidire, non potevano che sovreccitare gli animi ancora di più. Solo nel pomeriggio del giorno 7 comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni, che invitava alla calma!

In quel manifesto mancava il calore sincero, che occorreva in quei momenti; era scialbo e rispecchiava lo stato di animo di coloro che lo avevano redatto — coscienti che non c’era corrispondenza di sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei suoi rappresentanti legali; ed armonia d’intenti non poteva esservi tra un sindaco e i suoi rappresentati, quando il primo potè proclamare la sua città travolta da un’onda di barbarie e potè invocare in nome della paura lo stato d’assedio, che non avevano potuto ottenere prima i telegrammi del Generale Bava e del prefetto Winspeare (Secolo, 8 Settembre 98). Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno e il pericolo di questa dissonanza!

In quanto alle parole di pace del Comandante del corpo di armata e del Prefetto, si comprende che non potevano essere ascoltate, perchè erano ritenuti — a torto o a ragione — responsabili dei fatti del giorno precedente. A loro non restava che far sentire la voce della minaccia e la fecero sentire nelle ore pomeridiane — poco dopo che avevano fatto appello al patriottismo di Milano — colla proclamazione dello Stato d’assedio.

Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore del mattino al movimento, che doveva più tardi terminare tragicamente. Gli operai, addolorati e indignati pei fatti del giorno precedente, volevano manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro. La decisione fu presa in principio da quelli dello stabilimento Pirelli; gradatamente venne comunicata ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri stabilimenti della città e dei sobborghi.

Si è scritto e detto che gli operai in grandissima maggioranza erano contrari alla cessazione del lavoro: ma la facilità colla quale venne eseguita dapertutto, anche se chiesta da sole donne — come constatano i rapporti ufficiali — prova che ciò non è esatto. Mancarono i segni di un qualsiasi dissenso.

In questa guisa la valanga dei dimostranti partita dallo stabilimento Pirelli andava ingrossandosi e verso mezzogiorno era composta di parecchie migliaia di persone. Il Corriere della Sera osserva che «all’avanzarsi di quella minacciosa marea si chiudevano precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; e quanti ne uscivano andavano ad aumentare la folla dei curiosi.» (N. 125). E che si trattasse di curiosi lo stesso giornale ripete più esplicitamente più oltre in un appello intitolato: A casa, a casa! nel quale deplorava che «quando più grave e penoso si fa il dovere dell’Autorità militare, proprio nei punti ove il tumulto facilmente degenera in tragedia, si affolla una moltitudine di curiosi, quasi fossero devoti ad un nuovo genere di sport».

In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito che animava la massa dei dimostranti; era composta di curiosi! E mi piace ripetere il punto ammirativo dello stesso Corriere. Che fossero curiosi verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla? È una gratuita supposizione non corredata da alcuna prova. Se tra migliaia di persone se ne trova una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un grande industriale, il Grondona: È venuta l’ora per noi di non lavorare più e di vedere sgobbare voi altri! ciò dimostra che non mancava qualche esaltato.

Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione contro gl’industriali; e se questi furono previdenti ed avveduti, specialmente il Pirelli, gli operai, si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni. Il grido: Morte ai signori! se realmente fu emesso da qualche pazzo, non rispecchiava le intenzioni dei lavoratori.

Ma delle intenzioni pacifiche della immensa massa si ha la irrefragabile testimonianza nei fatti, che valgono più delle insinuazioni. Non c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte erano donne e fanciulli — e non commisero alcun atto che potesse far fede delle loro intenzioni ostili.

In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come in Roma per la dimostrazione Frezzi — la forza avesse brillato per la sua assenza e Milano dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria di città colta, tranquilla e industriosa. Invece chi stava a capo del governo — invido degli allori raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da volontà diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni conformi ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del giorno, uno squadrone di cavalleria fece una perlustrazione nelle adiacenze degli stabilimenti industriali: adiacenze che presentavano la tranquillità abituale (Corriere della Sera).