Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte e da Piacenza, nelle varie ore arrivarono rinforzi di truppe: fanteria, alpini e cavalleria; e in ogni punto della città si procedette alle perquisizioni e agli scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane e socialiste e della Camera del Lavoro, con sequestro di carte innocue e di registri.
Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’Italia del Popolo, in una a quanti si trovavano nel giornale di Via S. Pietro all’Orto per puro accidente o per doveri professionali — come il moderato avvocato Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle essere condotto in questura per protesta o per atto di solidarietà, viene arrestata e sospeso il giornale.
Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose barricate sono state tutte espugnate.
La giornata si chiude con una grande vittoria del partito moderato lombardo: alle 23 l’ispettore Latini comunica che viene anche sospeso il Secolo. L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore Emilio Girardi vengono trattenuti in questura.
Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il saccheggio annunziato e strombazzato del Palazzo Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano gli annunziati conflitti in diversi punti della città, la resistenza degli insorti e le facili espugnazioni delle barricate sorte qua e là come segno di protesta e d’indignazione anzichè come vero mezzo di organizzare una insurrezione.
L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in mezzo alla generale preoccupazione ed un certo squallore poteva notarsi sin dalle prime ore nella popolosa, ricca ed allegra città.
La preoccupazione non era fuori proposito. Se realmente nella popolazione ci fosse stata l’intenzione di venire ad una rivoluzione, il giorno 8, perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata non fu delle più calde.
In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria, fanteria e artiglieria, mantiene il suo quartier generale Bava Beccaris, quasi a dirigere le operazioni di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare l’unità e la intelligenza della direzione, ma che spiccano per la facile e disumana energia.
In molti punti si assicura che sorgono barricate e da molte finestre si afferma che partono colpi di fucile e di rivoltella contro le truppe. Quanto valgano le prime e quanto veri i secondi si vedrà in appresso; rimane certo che la ragazzaglia e molte donne ostentano la loro antipatia all’esercito con qualche insolenza, con qualche innocuo sasso e con molti fischi.
Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni con fucilate e puntate di baionetta, che ammazzano e feriscono; e la cavalleria ce l’ha specialmente contro le donne, che contando sulla generosità dei cavalieri, in qualche punto sperarono sbarrare la strada coi loro corpi: furono calpestate inesorabilmente. A Porta Ticinese, in Piazza Sant’Eustorgio, nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo, a Porta Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione, a Porta Romana, ecc., vi furono i soliti incidenti luttuosi cominciati colle rincorse tra soldati armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati colla uccisione e col ferimento di molti cittadini.