Per quanto si sia intenzionati di gettare un velo sul passato, pure giustizia vuole che si rilevino alcune particolarità innegabili, che indicano la via per trovare i veri responsabili del massacro di Milano.
È innegabile, infatti, che la repressione assunse talvolta un carattere individuale odioso: si sparava ai singoli individui che si affacciavano alle finestre, che attraversavano una strada in fretta per condursi alle loro abitazioni.
Si fecero scariche in punti deserti — come in via Pioppette il giorno 7, dove rimase ucciso un cittadino che transitava. Si sparò quasi sempre sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro le case le cui imposte delle finestre erano chiuse e vi furono freddati individui che si portavano da una stanza all’altra[10]. Si dette la caccia ai ragazzi che occupavano i tetti; caccia descritta dalla Perseveranza nei termini seguenti: «Allora i carabinieri salgono colla consegna o di fermare i ragazzi sui tetti o di sparare.... Avviene una caccia sui tetti. Qualcuno si ferma, altri non odono ragione e vengono freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti gravemente». (Numero del giorno 8 Maggio). E tra quei ragazzi alcuni erano di dodici e tredici anni; ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi non potevano che scappare senza poter nuocere ad alcuno....
Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente smentiti; e fu smentito solennemente dall’Avvocato fiscale Bacci l’uccisione di un fanciullo di dieci anni con un colpo di revolver per parte di un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano affermando che la vittima vi perdette soltanto un occhio. Furono riferiti dai giornali e non smentiti questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno olezzante poesia rivoluzionaria.
Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva un operaio nel Corso Garibaldi, che portava, mostrandolo ai passanti, un berretto contenente materia molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei cervelli di sette ragazzi. La Perseveranza corregge sulla fede di un medico: Nel berretto c’era il cervello di un solo uomo. (N. del giorno 8 maggio). Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte al Palazzo Rocca-Saporiti e precisamente nel punto indicato da una pozza di sangue, ove nella mattinata era rimasto ucciso da un colpo di revolver un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato da una corona intrecciata di foglie verdi e margherite, e da un cartello con frasi di pietà per la vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli della borghesia (Lombardia N. 125).
Non accordo realtà alla leggenda, che si forma in tutte le guerre civili, del soldato che uccide la sorella che si trova nelle fila degli insorti e che si è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a questo episodio, che per ultimo narro.
Nel settembre, alla redazione del Secolo risorto, presentossi un vecchio abbonato, che consegnò al cronista due lire perchè le destinasse a qualcuno delle famiglie delle vittime dei tumulti di Maggio e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina novenne, anch’essa curiosa, ed uccisa nei moti dello scorso maggio». Il giorno era uscita insieme a suo zio per impostare una lettera al padre lontano; nella quale, dati i pericoli del momento, lo si pregava di non ritornare subito in patria. Per via la scheggia di una cannonata — la prima sparata — le squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra i suoi abitini che mi erano venuti tra le mani, in una borsa trovai due lire: erano i suoi piccoli risparmi; a nessun miglior uso possono servire che a beneficare l’orfanello di chi, come lei, cadde vittima della reazione». Il povero vecchio andò via piangendo!
Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente tristi delle lotte civili non può essere lenito che dal ricordo degli atti umanitari; e la stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette lodi al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare bende e barelle.... Egli — il capo incontestato degli uomini politici che avevano voluto la reazione e che dalla reazione speravano trarne i maggiori profitti — adempiva scrupolosamente al suo dovere di capo della Croce Rossa!...
VI. LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE
Il movimento politico sociale che in quest’ultimo quarto di secolo si è svolto con meravigliosa rapidità ed intensità tra i popoli civili era stato lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo nella sua evoluzione sono parecchie e degne tutte di uno studio speciale; qui basta enumerarle: mancanza di uno sviluppo industriale e di relativa concentrazione ed organizzazione delle classi lavoratrici, analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione politica rudimentale, esaurimento derivante da un lungo periodo di cospirazioni, di rivolte e di guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni per la servitù per secoli durata, differenze ed antagonismi regionali che paralizzano molte forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate, servono a comprimere le une per mezzo delle altre, ecc.