La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni date agli avvenimenti dalle classi dirigenti che volevano sfruttarli disonestamente; ciò specialmente in Toscana e in Lombardia. Nella mite e gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto ciò che era da attendersi dalla paura folle che imperava sovrana a Palazzo Braschi; e i reazionari ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie, di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze, ch’era pure un avveduto uomo d’ordine e per soprammercato un generale — l’ex deputato Sani. Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per la Toscana arriva a scorgere pericoli dove non ne vedeva il Prefetto Minervini. Sicchè si ebbe in quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè seppe proclamate misure non chieste dalla salute pubblica; ed un altro Prefetto punito coll’aspettativa perchè non volle sciogliere delle associazioni non pericolose e non sovversive!

I disordini repressi facilmente e rapidamente nel mezzogiorno e nel centro della penisola non potevano esercitare valida influenza sull’indirizzo politico dello Stato; l’esercitarono invece e vigorosa quelli di Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla persistenza.

E questi uomini non esitarono a spargere in Italia, per ottenere le invocate misure, notizie tali, che fecero rinvigorire i tumulti e le sommosse e crearono pericoli reali non sospettati dagli imprudenti loro inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio telegrafico: il cannone tuona da otto ore in Milano! non provocasse una vera insurrezione altrove....

«I moti di Milano, si affermò nei giornali e nei corridoi allarmati di Montecitorio, nelle sale di Palazzo Braschi, e in altre più auguste, non solo mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la stessa civiltà».

I singoli elementi dovevano essere adeguati al giudizio complessivo e finale; perciò da un lato si ingigantirono tutti gli episodi che facevano fede della forza e della organizzazione dell’insurrezione e dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro si somministrarono altri dettagli paurosi dai quali dovevasi argomentare di che cosa fossero capaci i barbari moderni, padroni di una città civile e ricca.

In tal guisa si sospingeva il governo ad una repressione pronta ed energica sino alla ferocia; e non solo si mirava alla repressione, che deve durare sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del pericolo, come espressione della legittima difesa dello Stato, ma si mirava a giustificare la reazione permanente come mezzo adatto per distrurre le cause, che avevano generato i barbari moderni.

Così si diffusero con amorevole sollecitudine notizie sulle barricate, sul complotto, sulla uccisione degli alpini, sulle bande svizzere, sulla resistenza fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento, sulle case designate al saccheggio e alla distruzione, sul saccheggio avvenuto di Palazzo Saporiti, della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che marciavano su Milano per vendicare Muzio Mussi; sui contadini bolognesi concentrati sulle sponde del Po, ecc., ecc.

Di ciascuno di questi elementi giustificatori della repressione e della reazione dirò qui rapidamente col vivo rammarico di non poterne trattare più ampiamente e di non saperne dire in forma artistica, mescolando il ridicolo colla rampogna, per flagellare gli eroi della menzogna e della calunnia.

Comincio cogli atti che dovevano far designare gl’insorti come i nuovi vandali; e perciò come tanti salvatori della civiltà gli uomini della reazione.

L’invenzione più grottesca fu quella delle case designate al saccheggio e alla devastazione nella nuova San Barthelemy anarchica e socialista colle lettere rosse — il colore adatto! — B e F che indicavano: Bombe e Fuoco. La notizia corsa per la prima fu delle prime smentite come un prodotto di una morbosa immaginazione e furono gli stessi giornali conservatori a constatare l’esistenza delle famose lettere, che, però, non erano state scritte dai rivoluzionari, ma dagli agenti della autorità municipale; la B indicava che lì presso c’era una bocca di presa dell’acqua potabile; la F era un segno pei lavori di fognatura!