Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista degli inventori, la notizia sul saccheggio della Cassa di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la notizia fu accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare la proclamazione dello Stato di assedio. Mancava ogni base al saccheggio della Cassa di Risparmio e la notizia circolò per breve tempo; c’era qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe la sua discussione innanzi al Tribunale Militare.

E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era di vero in questo episodio disonorevole per gl’insorti di Milano.

Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò del saccheggio del Palazzo Saporiti. — Gli accusati erano nove: di due non fu indicata l’età; sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno la polizia dette cattive informazioni e non trova da dire sui precedenti degli altri. Ben terribili questi saccheggiatori e ben grave dovette essere la devastazione compiuta! Sentiamo dal processo.

Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa Saporiti, dice che avevano preso della biancheria... per fare delle barricate. Ma se essi furono arrestati sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano; fu completamente in mano dei barbari devastatori per alcune ore; ma in tutto non si accusa che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero! Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere e dei portieri; per un caso strano, questo testimone è il difensore di ufficio dei vandali imberbi. Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri di Firenze, colla ingenuità di chi non apprese nelle Università il diritto e nelle aule l’arte oratoria, dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per convincersi che non potevano essere devastatori e saccheggiatori. E poi, il corpo del reato dov’è? L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria trafugata per il valore di otto e più mila lire, mentre gl’imputati al momento del loro arresto non possedevano un oggetto d’oro, un capo di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione col mio squadrone, e stetti fermo presso una barricata per dieci minuti, quando fummo avvertiti che i tetti erano occupati dai dimostranti. Dopo i tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini pubblici e molti altri entrarono in casa Saporiti...»

È chiaro, dunque, che i saccheggiatori e i devastatori entrarono in Casa Saporiti per paura; e vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire dal palazzo Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero avuto seco la res furtiva non avrebbero avuto modo di nasconderla: dal luogo del saccheggio passarono al cellulare. Non importa: il Tribunale li condannava; e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2 anni e 6 mesi ad un Bianchi di quindici anni....

Il saccheggio di Casa Saporiti somministra materia per un altro processo. Si svolge il 26 Luglio e compariscono sullo sgabello.... tre donne. Su di una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange e si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di aver preso della biancheria; l’avv. fiscale è più preciso e tremendo: assicura che prese stoviglie, bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti... La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver raccolto che dei fiori....

La sventurata poteva essere creduta: fu proprio la Perseveranza del giorno 8 ad annunziare che le donne misero sossopra i giardini divellendo piante e fiori!

Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo ch’essa abbia rubate tante stoviglie e bicchieri.... quanto ne poteva contenere il suo grembiale. Anche qui manca la res furtiva; ma si conceda che siano stati bene applicati i due anni e mezzo di reclusione appioppatile dal Tribunale Militare.

Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio del gioielliere Amodeo. Ma il Corriere della Sera (N. 125) dà la spiegazione del fatto. Corse voce che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un colpo di revolver. Il colpo fu vero, e il Corriere deplorò l’imprudenza; ma non fu seguito da saccheggio a scopo di furto, sibbene da tentativo di devastazione per indignazione. Dei sei accusati, quattro erano minorenni, come risulta dal 56º processo.

Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano chicchessia ad atteggiarsi a salvatore della civiltà? In tutte le parti del mondo e in tutti i tempi si legge di tumulti e di sommosse che non siano stati accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi sono operai, dice Louis Blanc, che la miseria tiene continuamente a disposizione dei casi imprevisti.