«Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di motu proprio la Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perchè Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria.
«Umberto».
Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di lodi e di ricompense, saremmo curiosi di conoscere quali severe parole dovrebbe adoperare l’onorevole Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò — consenziente l’on. Pelloux allora ministro della Guerra — delle numerose ricompense accordate per la cosidetta battaglia di Coatit, e nelle quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza nell’apprezzare l’ideale militare, di disinteressamento da quegli interessi alti, il cui complesso, costituisce appunto la forza militare della nazione»[20]. E molti che amano la monarchia e l’esercito, con uno sconforto indicibile, di fronte alla suprema onorificienza militare — il titolo di Grande uffiziale dell’ordine militare di Savoia — accordato al Generale Bava Beccaris, si domandano quale altra si dovrebbe e potrebbe concedere al fortunato soldato che salvasse l’Italia da un invasore straniero![21]
Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, dal punto di vista militare, per denominarla benevolmente, si deve dirla lillipuziana, dall’altro canto non si può dire che brillarono le doti politiche e civili del Regio Commissario Straordinario in guisa da compensare l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza aggravata da questo ingenuo appello ai cittadini di Milano:
Cittadini!
Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo servizio di pubblica sicurezza, si trova talvolta nella impossibilità di provvedere alla confezione del rancio giornaliero.
Questo disagio aggiunto agli altri di questi giorni riesce assai penoso.
Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, fiducioso che essa vorrà concorrere volonterosamente ad eliminare questo inconveniente.
A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti dei singoli riparti di truppa a rivolgersi ai privati, ai proprietari delle locande, dei ristoranti, degli alberghi per ottenere da essi la concessione temporanea delle cucine e di quanto occorra per la cottura del vitto.
Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, a richiesta, buoni per ottenere, a suo tempo, il rimborso del prezzo delle somministrazioni fatte.